Carthago (1-4) Alla scoperta del megalodonte

Cover di Milan Jovanovic

Il fumetto francese è così diverso da quello italiano che ha un fascino innegabile, il fascino dell’esotico, ma è anche vero che trovare qualcosa di buono è molto raro: la narrativa del fumetto francese in pratica si basa esclusivamente sulla vuota inconsistenza e sul chiacchiericcio inutile, il che è davvero deprimente per un lettore.

Nutrivo un pizzico di speranza su questa saga che prometteva di affrontare “misteri misteriosi”, e invece è una delle stupidate più stupide che io abbia mai letto a firma francese.

Il colpevole della ridicola sceneggiatura è Christophe Bec mentre gli ottimi disegni sono firmati da Éric Henninot.


1.
La laguna di Fortuna
(2007)

Cercando nuovi fondali per le sue estrazioni petrolifere, nel 1993 la società Carthago nella Fossa abissale di Arunkulta trapana una volta di troppo: un crollo rivela una caverna che fa accedere ad un titanico ambiente marino che sembra rimasto intatto dalla preistoria. Lo so, è lo stesso incipit del romanzo MEG (1997) di Steve Alten, ma non è che ci siano chissà quanti modi per giustificare la scoperta di uno squalo preistorico grande quanto un palazzo.

Passano gli anni e la Carthago, guidata da Snyder, ha insabbiato tutto perché non vuole che qualcuno delle Nazioni Unite abbia la bella idea di considerae “area protetta” la zona di estrazione mineraria e bloccare una delle entrate principali dell’azienda. Ma la segretezza è solo un miraggio, così le informazioni finiscono in mano di un gruppo ecologista, l’Adome, che però anch’esso non ha interesse a divulgarli: ma confermare la presenza di una specie di Charcharodon megalodon in vita sì.

Per guidare una spedizione alla scoperta del megalodonte gli ambientalisti chiamano l’oceanologa Kim Melville, la quale si presenta con figlia Lou al seguito a un suo amico, Martin, oceanologo pure lui. Si parte tutti per l’isola Fortuna, al largo della Nuova Zelanda, perché lì c’è una sorta di “entrata” ad una grotta collegata con il sistema sotterraneo rimasto fermo alla preistoria.

Intanto un altro ha mire sul grande squalo preistorico, un ricchissimo collezionista noto come il “Centenario dei Carpazi”, che vive in un castello in Romania chiamato Nido dell’Aquila e per la sua collezione vuole… un megalodonte vivo! Della missione incarica London Donovan, che allestisce un sottomarino russo pronto ad inabissarsi.

Seguendo la grande tradizione del fumetto francese contemporaneo, nulla inizia e nulla finisce: cinquanta pagine di parlottio che mostrano solo personaggi privi di qualsiasi premessa, visto che sembrano tutti essere nati altrove e traghettati qui in corso d’opera. Malgrado questa sia la prima volta che incontriamo la protagonista Kim, non ci viene detto nulla di lei: viene mostrata triste, arrabbiata, preoccupata per la figlia Lou che è diversa, guarda storto il suo amico… ma il perché di tutto questo non ci viene spiegato. Perché è triste? Perché guarda male l’amico? Perché la figlia è diversa? Mistero, forse verrà spiegato più avanti.

Tutti gli altri personaggi sono ancora meno delineati.


2.
Sfida abissale
(2009)

Ora il “Centenario dei Carpazi” qui lo chiamano Feiersinger, ha avuto un brutto incontro con una creatura marina gigantesca durante la Seconda guerra mondiale e, a quanto ci è dato di capire, ha passato il resto della vita a dare la caccia a creature misteriose: tipo quando sul monte Kailas, a 6.066 metri di altitudine, ha incontrato uno Yeti che gli ha spezzato la spina dorsale, e ora il carpaziano vive su sedia a rotella futuribile.

Intanto avevamo lasciato Kim e gli altri dementi sui fondali dell’isola Fortuna, scesi con un trabiccolo a pedali in una zona di pericolosità estrema: invece di morire, come meritavano, vengono salvati proprio dalla missione del carpaziano, che tenendo in ostaggio la figlia di Kim – con una tempistica sballata, segno di una sceneggiatura pigra – portano gli oceanologi a chilometri di distanza, con il benestare di Snyder della Carthago, che ha scoperto come Lou, la figlia di Kim, sia nata con una strana anomalia genetica per cui… ha le branchie. Ma guarda a volte la coincidenza, proprio come la figlia di un’altra Kim, la protagonista di Sopravvissuti (2007). E come la figlia di un’altra protagonista, quella di Project Mermaid (2012). I fumetti francesi adorano le ragazzine con le branchie!

Costretta Kim a cooperare, il carpaziano la porta nell’Abisso Challenger, «l’Everest dei fondali marini, il punto più profondo del mondo nella fossa delle Marianne»: undicimila metri di profondità. Quale miglior posto per inondare vignette di vuote e inutili parole? La noia di questo inutile episodio fa sperare di venir sbranati da un megalodonte.


3.
Il mostro di Gibuti
(2013)

La quantità di chiacchiere inutili aumenta a livello esponenziale, se il precedente albo si chiudeva con il mito di Atlantide raccontato da Platone – roba nuovissima, inedita, mai affrontata in miliardi di altre opere precedenti! – questo albo cerca di apparire un po’ meno “vecchio” presentando la celebre presunta “città sommersa” ritrovata al largo del Giappone: in realtà sono solo lastre di pietra messe in modo che con un po’ di fantasia e tanto romanticismo si potrebbe pensare ad una creazione umana, ma ovviamente sta tutto in quanto ci si voglia credere.

Tutto bello, eh, ma che c’entra Atlantide con il megalodonte? Non si sa, così come non si sa perché la figlia di Kim abbia visioni di antiche città sommerse e di linguaggi sconosciuti, mentre insieme alla mamma ricordano di quel tizio che si è tuffato… ma chi è? Boh, era tanto per riempire due inutili pagine di questa saga totalmente priva di senso.

Per esempio quando per sbaglio Bec si ricorda la trama principale, fra una parentesi sconclusionata e l’altra, si torna a dare la caccia al megalodonte e puf, la piccola Lou si tuffa, scende di mille metri e dà una carezza allo squalone. Quindi basta avere le branchie per annullare i più elementari effetti della decompressione? Si può scendere di centinaia di metri sott’acqua senza alcun problema? E perché la figlia di Kim accarezza i megalodonti? È anche quella un’anomalia genetica?


4.
I monoliti di Koubé
(2014)

Altro albo, altre stranezze, ormai Bec ha abbandonato la nostra Terra e parla usando narrative aliene, tutte fatte di scenette di forte impatto che però non si capisce che cacchio c’entrino con la narrazione principale. Vediamo un ragazzino mangiato da uno squalo, un’inondazione, navi fra le onde, tutta roba slegata che non si sa perché ci venga mostrata se non allungare a dismisura una storia di per sé inesistente.

Intanto il megalodonte è stato catturato ed è diventato l’attrazione di un acquario – idea presa di netto da Steve Alten – ma il giorno dell’inaugurazione scoprono che i megalodonti non sopravvivono alla cattività. Quindi direi che la trama principale è bella che fottuta.

Intanto i protagonisti sono in libera uscita, vanno di qua, vanno di là, fanno cose, hanno ricordi di non si sa cosa con non si sa chi, pagine e pagine vengono dedicate a deliranti buffonate pseudo-scientifiche che al Bar dello Sport in confronto sono Superquark, e tutto sta andando vistosamente in vacca. Anzi, in squalo.


5.
La città di Platone
(2016)

Parte un razzo per lo spazio… ma perché? Che cacchio c’entra? Possibile che Bec non ce la faccia a rimanere concentrato per più di due vignette?

Dopo un oceano di ridicolaggini scientifiche finalmente trovano Antartide, così i vari personaggi possono andarci tutti a morire ammazzati.

Scopro che esiste un sesto episodio del 2017 che non ho trovato in italiano, ma non vale la pena continuare: la saga fa già abbastanza schifo così.

Finora è il fumetto francese più brutto che io abbia mai letto, totalmente privo anche di quel minimo di base narrativa e spunti intriganti che arricchivano i titoli letti in precedenza. Spero di cuore di non dover mai incontrare un fumetto che batta questo in bruttezza.

L.

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7 commenti

  1. Questo fumetto mi sembra identico a quello che ho letto io di Bec e di cui ora non ricordo il titolo: vuoto, noioso, pieno di chiacchiere e roba che non sta in piedi. Direi che è lo stile di Bec, se non fosse che è lo stile di gran parte della narrativa a fumetti francese, che ormai ho imparato a evitare: qualcuno bello lo si trova (mi vengono in mente la serie di Thorgal o Il rapporto di Brodek di Larcenet), ma la quantità di fuffa è tale che non vale la pena sforzarsi.

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    • Quello che mi ha fregato è che dieci anni fa, su consiglio di un amico, ho letto due o tre fumetti francesi che mi sono molto piaciuti, acquisendo l’errata convinzione che quella fosse la regola, invece avevo beccato le rarissime eccezioni.
      Se penso che per raccontare questa storia stupida e inconcludente Bec ci ha messo più di dieci anni mi vengono i brividi: a me già secca quando un numero mensile della Bonelli riesce male 😀
      Ci sono tematiche che mi stuzzicano e quindi cedo, ma ormai è ufficiale che il fumetto francese è mediamente ridicolo.

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      • Alla diffusione del “mito” hanno contribuito anche case editrici come la vecchia Eura, presentando i prodotti migliori i quali, per l’appunto, essendo i migliori NON erano rappresentativi dello standard fumettistico d’oltralpe in toto…
        Comunque, alla fine Bec dev’essersela andata a cercare, perché il segreto del successo lo conosceva benissimo anche lui… Però, da gran testardo, si sarà detto “Sono un autore, n’est ce pas? Faccio di testa mia, senza copiare dai manga!”, ed ecco il risultato 😀

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      • ahahah giusto, quello è il vero segreto del successo! 😀
        Comunque fra Eura e Cosmo in pratica da anni le edicole sciabordano solo di fumetti francesi, con le Supertutine americane rimaste quasi esclusivo appannaggio delle fumetterie. Eppure più ne leggo, di francesi, più è chiaro che abbiano fatto della vuota inconsistenza la loro principale cifra stilistica.

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      • Di Moebius, Druillet, Moliterni, Gigi e Mezières non ne trovi certo a ogni angolo di strada, anche se per molto tempo si è evidentemente fatto credere il contrario…

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