Archivi categoria: Fumetti italiani

[Fumetti Erotici] Cimiteria 52 – Il ritorno di Cimiteria (1979)

Numero 52 (1979) della mitica testata della “Cimiteria“, dal titolo “Il ritorno di Cimiteria“.

Abbiamo scoperto che Misteria è la figlia di Cimiteria, ed ora che anche lei lo sa vuole scoprire tutto su sua madre.
Il primo passo è far risorgere Cimiteria, e per questo deve andare sui monti della Garfagnana dallo stregone Abacuc, depositario degli antichi segreti di Simon Mago. Il viaggio per arrivarci sarà lungo, e durante il percorso Misteria si fa uno spuntino… a base di sangue!

Durante il lungo viaggio tutti gli uomini che la donna incontrerà se la ripasseranno, finché sarà proprio Bacuc a salvarla dall’ulteriore stupro.

Finalmente Misteria può iniziare il rito, che ha però bisogno dell’approvazione del demonio. E cosa potrà mai volere in cambio dalla donna il Diavolo?

Sbricato il doloroso pegno che il Diavolo chiede in cambio, velocemente torna in scena Cimiteria, anche se la sua memoria è totalmente cancellata.

La donna ricorda solo il suo nome e basta: tutta la serie precedente è dunque cancellata e il personaggio è pronto a nuove altre avventure.

L.

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[Fumetti Erotici] Cimiteria 51 – Chi è Misteria? (1979)

Numero 51 (1979) della mitica testata della “Cimiteria“, dal titolo “Misteria chi è?“.

Per ovvie ragioni sono costretto a leggere a caso i numeri di questa collana, così capita che mi imbatto in un personaggio di nome Misteria, che addirittura è la figlia di Cimiteria! Io ero rimasto a Quasimodo che aveva messo al mondo un bambino “satanico” poi rapito…

A fare da madre a questa ragazza brianzola degli inizi del Novecento è una ex cameriera di Cimiteria, che appunto ha chiamato la ragazza Misteria perché non sapeva nulla della madre. Di sicuro con la genitrice naturale condivide le forme generose…

Inevitabilmente i paesani si sono accorti che non è più una bambina e che la ragazza è un fiore pronto ad essere colto. Magari in modo violento…

Non è un bel modo di perdere la verginità, soprattutto per una ragazza che sognava il principe azzurro. Ora che è stata deflorata ed umiliata, Misteria è pronta a dimostrarsi grintosa come la madre: inizia così la sua opera di vendetta.

La violenza però non sembra essere l’unica eredità moderna, c’è anche qualcos’altro: una propensione alla mostruosità. Dopo infatti essersi vendicata di chi l’ha stuprata… Misteria ne beve il sangue!

Passa il tempo e la sete cresce: come fare a dissetarsi? Quando Misteria scopre che una nota lesbica del posto è mestruata, si precipita a “bere alla fonte”, ma non basta. Così si rivolge ad una strega che le mostra il passato in una nuvola di fumo. Un passato pieno di rivelazioni!

La strega si fa raccontare dal fantasma di Cimiteria la sua storia – chissà quando è morta! – per poi riferirla a sua figlia Misteria.
Si chiude così questo albo in cui conosciamo un personaggio che, se non ho capito male, ha provato a vivere di vita propria in una sua testata personale, “Misteria”. Cercherò di capire quanto è durato.
Non rimane che attendere il ritorno di Cimiteria… perché sono sicuro che tornerà!

L.

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[Fumetti Erotici] Bionika 2 – La superfemmina (1984)

Nel 1984 la Edifumetto di Renzo Barbieri raccoglie uno spunto di grande moda: il tema delle ginoidi, proprio nell’anno in cui – a insaputa di tutti – viene inventato il nome per indicarle. (Per sapere tutto sulle donne artificiali, vi rimando al mio saggio.)
La testata dunque si chiama “Bionika” e il secondo numero è intitolato “La superfemmina” (agosto 1984).

Se Miss Turbo si ritrova orfana, visto che il professor Manson che l’ha creata è appena morto d’infarto, acquista anche un “fratello” robotico, l’androide Monky – che impreca urlando «Porco Basic!» – che però non ci pensa proprio a rimanere nel ruolo di fratello: per mettere subito le cose in chiaro, se la bacia appassionatamente.
In realtà è un modo per passarle informazioni tramite la lingua – presa USB ante litteram! – e addirittura si parla di una mole tale di informazioni… da usare il termine kbytes! Per essere il 1984 siamo molto avanti con il linguaggio tecnologico…

Non manca il messaggio registrato del professore in cui specifica a Miss Turbo – che chiama già Robotika – il motivo per cui l’ha creata:

Tu, Bionika, avrai una missione nella vita: ripulire la nostra società dalle malattie, dalle brutture… dal bigottismo… dalle frustrazioni.

Ma che missione è? Che vuol dire “ripulire dalle malattie”? Ma chi è, Battiato?

Scopriamo che per questa strana missione Bionika è stata dotata di alcune parti “bioniche”, perché in questo guazzabuglio di storia la protagonista è a metà fra uno zombie informatico – cioè il corpo di una morta riportato in vita tramite fumose procedure computerizzate – e la Jaime del telefilm La donna bionica (1976), all’epoca in onda su Italia1.
Però oltre alle parti bioniche all’incirca in comune con la protagonista televisiva… ha anche qualcos’altro di bionico!

Qui scopriamo che Monky è sì un androide ma con reazioni molto umane, e a forza di smanacciare Bionika per motivi di misteriosa tecnologia – deve stabilizzare i suoi “Alpha Micro” – la questione si ingrossa e il problema fuoriesce dai pantaloni.
La nostra protagonista non può fare a meno di notare che l’androide è fatto molto somigliante ad un uomo normale, ma Monky cerca di spiegare: il suo membro è in pelle sintetica, dentro è tutto circuito. Al che la donna sfoggia la battutona dell’anno: «E allora circuiscimi!»
Novanta minuti di applausi!!!

A bordo della loro C.A.R. (Computer Auto Rex), una leggerissima citazione della serie TV Supercar (1982), Monky e Bionika iniziano la loro epopea di avventure informatiche.

Non rimane che pregustare le fantasie computerizzate degli anni Ottanta!

L.

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[Fumetti Erotici] IL CAMIONISTA 21 – Fottobello (1982)

Dopo diversi post sulla mitica testata “Il Camionista” della Edifumetto (in seguito Editrice Squalo), ecco un supplemento al numero 21 del novembre 1982, dal titolo “Fottobello“.

Forse qualche mio coetaneo ricorderà il successo della trasmissione televisiva “Portobello” condotta da Enzo Tortora – prima del suo calvario giudiziario – così non stupisce trovare Mario Vergone e i suoi amici intenti a guardare il suo emulo: “Fottobello” condotto da Colomba.
Qui la procace signorina Tiramisù Domenica racconta di essere stata salvata da un incidente grazie ad un solerte camionista di nome Mario, e di volerlo ringraziare in trasmissione: il nostro eroe dunque dovrà entrare nel rutilante mondo degli studi televisivi.

Scambiati gli studi per un bordello, Mario e il suo amico passano a copulare con qualsiasi donna incontrino, senza che questa opponga la minima obiezione…

Esce però fuori che la trasmissione è un trucco della donna e di suo marito per attirare il camionista buon samaritano. Dall’auto infatti sono spariti dei gioielli e la donna è convinta sia stato Mario.
Indagando insieme però il vero colpevole viene acciuffato e così Tiramisù può tener fede al proprio nome…

L.

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[Fumetti Erotici] Cimiteria 36 – La principessa delle tenebre (1978)

Trovato fortunosamente il numero 36 (settembre 1978) della mitica testata della Edifumetto “Cimiteria“, dal titolo “La principessa delle tenebre“.
La nostra eroina sta cercando di dimenticare Robby, il figlio partorito da Quasimodo (ingravidato da un alieno) che lei sente come suo, ma ormai è stato rapito e deve metterci una croce sopra. Si sente sola, però, ed è quindi l’occasione giusta per maltrattare il suo umile schiavo.

Cimiteria tratta male Quasimodo solo perché non vuole essere lasciata sola dall’unico uomo che può amarla, in grado cioè di non finire vittime del potere letale della sua vagina. Così dopo la strigliata viene una pratica più piacevole…

Subito dopo il sesso, niente coccole per Quasimodo: la sua bionda signora lo manda via che vuole star sola.

Vede però un’ombra in giardino che si scopre essere una donna in fuga, emaciata fino quasi alla morte. È sfuggita a un signore locale che tiene segregate donne in cantina per la sua personale perversione: si eccita con le donne morenti, e vuole possederle nel loro ultimo anelito di vita.

Purtroppo l’albo finisce sul più bello: chissà se troverò mai il numero in cui continua la storia di questa strana perversione.

L.

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[Fumetti Erotici] Cimiteria 35 – Quasimodo incinto (1978)

Trovato fortunosamente il numero 35 (agosto 1978) della mitica testata della Edifumetto “Cimiteria“, dal titolo “Quasimodo incinto“.
Purtroppo mi manca il numero precedente ma un sommarietto mi informa che Quasimodo è stato sodomizzato da un extraterrestre… e ora è incinto, come dice il titolo. Per fortuna la bella Cimiteria – qui più procace del solito – è particolarmente comprensiva con l’uomo che in fondo è il suo compagno di vita. Cioè, di “dopo-vita”.

Il parto si avvicina e un luminare un po’ cialtrone aiuta il puerpero, pregustando quando pubblicherà la notizia sui giornali e sarà il primo dottore ad aver assistito un partoriente uomo. Ovviamente Cimiteria non può permetterlo, e così uccide il dottore.
L’unica soluzione è partire per un viaggio, così da far sbollire la situazione, e al ritorno dire a tutti che è il figlio di Cimiteria, che ora (non so perché) si fa chiamare principessa Kalevic.

Affidato il pargolo ad una balia e partiti per un lungo viaggio, al ritorno la principessa Cimiteria si fa passare per ragazza madre ma la doccia fredda arriva quando della balia si è persa ogni traccia: scomparsa, insieme al bebè.

Cimiteria e Quasimodo non si danno pace, scoprendo che la balia è stata vittima della compravendita di bambini di Londra. Così decide di “entrarci” anche lei e mette un annuncio sul giornale, ritrovandosi casa piena di gente pronta a vendere il proprio infante dicendo che è Robby, il figlio rapito della nostra eroina.
La storia, come sempre, si chiude lasciando in sospeso la questione, la cui conclusione scopriremo la settimana prossima.

La storia in pratica è un semplice “giallo” sulla scomparsa del bebè, con un paio di velocissimi inserti sessuali del tutto gratuiti, che mostrano quanto sia cambiata la testata: dall’erotismo dell’inizio si è passato ad una veloce pornografia, priva di quel sottile umorismo che aveva contraddistinto Cimiteria.

L.

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[Fumetti Erotici] Cimiteria 97 – La regina degli Unni (1982)

Già ho raccontato le origini di Cimiteria, l’eroina resuscitata dal gobbo Quasimodo che ora le fa da servitore: un intreccio che mi sono divertito ad omaggiare nel mio ebook Anita Nera e relativo sequel.
Ho scovato questo numero 97 (agosto 1982) della testata della Edifumetto, dal titolo “La regina degli Unni“.

Nel numero precedente Cimiteria e David Livingstone – dallo sperma acido che corrode! – hanno trovato l’Arca di Noè sul monte Ararat.
Mentre cercano di portarsi via qualcuno dei suoi inestimabili tesori vengono raggiunti da un gruppo di violenti Unni, popolo che vive da millenni nascosto in quei luoghi e governato da una regina… sensibile al fascino di Cimiteria.

La regina però ha una terribile usanza: dopo essersi spupazzata gli stranieri li fa scuoiare vivi per confezionarsi abiti di pelle umana. Per fortuna la cella in cui i nostri eroi sono rinchiusi non può trattenerli a lungo: nottetempo Cimiteria fa eiaculare David sulla serratura così da corroderla!

La fuga dura poco e i due vengono riacciuffati. Per non svelare il loro segreto, Cimiteria afferma che sono riusciti ad evadere grazie all’aiuto del capo delle guardie: la regina le crede e fa scuoiare vivo l’uomo, scoprendo un piacere nel mostrare scene orrorifiche maggiore che quello nel ritrarre situazioni pruriginose.
Finito l’orrore, si può pensare anche un po’ al sesso.

La regina si spupazza i due prigionieri ma non sa che lo sperma di David la ucciderà, così l’amplesso con l’uomo è anche l’ultimo.

Morta la regina, Cimiteria e David provano a fuggire ma gli Unni sono troppi. All’improvviso un terremoto mette fine ad una realtà millenaria: gli Unni muoiono travoli, l’Arca di Noè sprofonda e tutto viene cancellato.
I nostri due eroi rimangono nudi sull’Ararat senza nulla in mano: un’avventura finita davvero a schifìo

Ormai il personaggio ha perso tutto di ciò che è stato in passato: preferisco di gran lunga la Cimiteria d’un tempo…

L.

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Diabolik 841 (2017) Il vero e il falso

Cover di Matteo Buffagni

Nuovo Diabolik di marzo, un inedito firmato dal decano Mario Gomboli con Licia Ferraresi.

Al Museo Antropologico di Clerville viene ospitata una mostra, in collaborazione con il Museo Centrale del Narbistan, sulla regina Eridia e sul suo ricchissimo corredo funerario. Però c’è una polemica in corso: dati i grandi problemi di traffico di antichità, il Narbistan ha concesso di esporre solamente copie dei pezzi originali, e questo non è piaciuto ai giornalisti.

La mostra viene organizzata con i migliori sistemi di sicurezza, gestiti personalmente da Ginko: lui sì che è un esperto, visto che non è mai riuscito a impedire un solo furto in tutta la sua carriera! (Perché non l’hanno ancora mandato a dirigere il traffico, data la sua manifesta incapacità?)
Data la sicurezza impenetrabile, Diabolik entra come se nulla fosse perché sa che quando c’è Ginko in giro tutto è molto più facile. Però uno dei pezzi della collezione – che si merita l’illustrazione di copertina dell’albo – ha una particolarità: malgrado quando dichiarato alla stampa… è un pezzo originale!

Non l’ha raccontata giusta Tanja Shalova, l’organizzatrice del Narbistan disegnata come la Brigitte Nielsen di Rocky IV, che ha messo in piedi tutto l’affare per rubarsi i tesori della propria patria, lei e la sua banda. Ma ovviamente non hanno fatto i conti con Diabolik, che già aveva predisposto tutto come sempre in forte anticipo. Perché lui sa sempre tutto e ha pensato sempre tutto prima.
Mentre Ginko fa quello che fa da quasi sessant’anni – brancolare nel buio e fare figuracce – il re del terrore si arricchisce un po’ di più: che ci farà con tutti ‘sti soldi?

Scheda etrusca:

Soggetto: Mario Gomboli e Licia Ferraresi
Sceneggiatura: Roberto Altariva
Disegni: Riccardo Nunziati e Jacopo Brandi
Copertina: Matteo Buffagni

L.

[Fumetti Erotici] Maghella 11 – Che ti venisse un tartaro (1974)

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Continua il viaggio di “Maghella” – edito da Vanda ePublishing – ma davvero non ha più senso proseguire la lettura: non esiste trama, ma solo una sequenza ininterrotta di situazioni “favolistiche” a casaccio che permettono alla protagonista di svestirsi. Visto che è solo quest’ultima parte che conta, tanto vale limitarmi a riportare qualche sequenza frizzante da questo nono numero.

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L.

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Tex all’americana (2015)

Cover di Joe Kubert
Cover di Joe Kubert

Voi lo sapevate che la Dark Horse Comics traduceva il nostro Tex nazionale per il mercato americano?
Ho scoperto che nel marzo 2015 la casa ha portato negli USA una storia del nostro ranger scritta dallo storico Claudio Nizzi e disegnata dall’eterno mostro sacro Joe Kubert, storia che i lettori italiani già conoscono come quindicesimo “Texone” (giugno 2001). L’italiano “Il cavaliere solitario diventa Tex: The Lonesome Rider.

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Vi riporto (tradotta da me) l’introduzione di Pete Carlsson, art director alla Tell-A-Graphics ma soprattutto amico e collega di Joe Kubert: è lui che ha tradotto il texone per li americani.

Come molti di voi, ho conosciuto Joe Kubert nelle pagine di un fumetto. La sua rappresentazione del vecchio Mosè sulla copertina di un adattamento DC della Bibbia (pubblicata nel 1975) è stato il mio primo incontro con lui. Il suo stile di disegno era intenso e differente dai disegni di Archie, Disney e i fumetti della Gold Comics che leggevo all’epoca: lo stile di Joe aveva una vitalità e un impatto che nessun altro disegnatore ha mai avuto. Scoprire l’arte di Joe non solo ha cambiato il mio modo di guardare i fumetti: ha cambiato la mia vita.

Ho frequentato la scuola di Kubert dal 1993 al 1996 ed ho iniziato a lavorare con lui nel 1997. Aveva appena finito Fax from Sarajevo quando insegnò nella nostra classe di terzo anno di Arte narrativa, e stava lavorando a Tex: The Lonesome Rider quando iniziai a lavorare con lui.

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Il bello dello stile di Joe è che è così avvolgente: gli altri disegnatori ti coinvolgono per qualche pagina, mentre lui ti fa entrare subito senza permetterti più di uscire. Una volta che ha la tua attenzione, non ti molla più. Joe conosce il suo lavoro, la sua responsabilità nel raccontare una storia, ed usa il suo talento per qualsiasi soggetto. Se deve esagerare la lunghezza di un braccio o di una gamba per far sentire meglio il pugno, lo farà. E tu non lo noti finché non rileggi la storia.

Joe dona la vita ai suoi personaggi. Non sono tutti belli, anche se ha disegnato alcune delle donne più belle e voluttuose. Loro piangono e sorridono, e tu già li conosci una volta che li hai guardati. Possono sorprenderti con le loro azioni ma assomigliano sempre al ruolo che ricoprono.

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Nel secondo capitolo di Tex: The Lonesome Rider, la ragazza del saloon, Linda, sembra carina ma Joe aggiunge qualcosa. Capisci che è stata carina ma non è più una giovane donna: puoi vedere gli anni vissuti e la sua vita dura. Puoi capire gli errori che ha commesso e vederli tutti sul suo volto e nelle linee sotto gli occhi.

I suoi cattivi sono immediatamente riconoscibili come cattivi. Non c’è niente che possa redimerli e lo stesso Joe è capace di scatenare simpatia in noi per questi personaggi. Non devi necessariamente cambiare opinione su di loro, ma senti il loro dolore e tristezza.

Guardate la scena con quel ranchero e suo fratello. Oltre all’azione dei personaggi, guardate come Joe usa la pioggia in quel combattimento. I fondali, le ombre ed anche le figure sono delineati con linee d’inchiostro che suggeriscono una pioggia battente: riesci anche a capire quando piove forte o più piano, e non sta lasciando nulla ai coloristi.
In classe, Joe diceva ai suoi allievi: «deve funzionare in bianco e nero», e questa scena sicuramente lo fa.

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Joe una volta mi ha detto che mentre disegnata questo fumetto, qualcuno alla Bonelli (l’editore originale) cercò di imporre alcune restrizioni nella sua esposizione narrativa. Se leggi regolarmente i fumetti di Joe, devi aver notato che non ci sono pannelli descrittivi in Tex, sebbene Joe usasse spesso questa tecnica. La loro assenza era appunto una delle condizioni imposte dall’editore. In più, gli è stato detto che avrebbe dovuto sottostare al formato di tre strisce a pagina, perché altri tipi di formato non erano adatti per il pubblico europeo.

Ma Joe, essendo Joe, non ha rispettato esattamente tutto questo. Ha fatto quel che voleva fare, cioè raccontare la storia nel modo esatto in cui voleva raccontarla. Il mio esempio preferito i questo è a pagina 33, quando il cavallo di Tex crolla da un dirupo. Ditemi che sapreste rappresentare quel momento in modo migliore su un formato a tre strisce.
Pare che l’editore volesse far rilavorare a Joe tutte quelle tavole che non rispettavano la struttura a tre strisce, ma lui ha risposto «No», che non è proprio una sorpresa se avete letto questo fumetto o se conoscete Joe.

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Per tutto il tempo in cui ho lavorato con Joe ho sempre voluto collaborare anche alla storia, quindi ho discusso per anni con lui. Ho scritto una sola storia per un numero di “Joe Kubert Presents”, ma lui mi disse che quel copione era «troppo verboso», con «materiale per un intero numero racchiuso in cinque pagine».
Quindi sono deliziato di aver avuto la possibilità di lavorare al dialogo per le più di 200 delle migliori pagine di Joe. Posso sentire la sua voce nelle orecchie mentre lavoro alla sceneggiatura, cercando di scrivere la storia esattamente come lui avrebbe voluto.

Pete Carlsson,
ottobre 2014

L.

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