Archivi categoria: Fumetti italiani

[Fumetti Erotici] Cimiteria 35 – Quasimodo incinto (1978)

Trovato fortunosamente il numero 35 (agosto 1978) della mitica testata della Edifumetto “Cimiteria“, dal titolo “Quasimodo incinto“.
Purtroppo mi manca il numero precedente ma un sommarietto mi informa che Quasimodo è stato sodomizzato da un extraterrestre… e ora è incinto, come dice il titolo. Per fortuna la bella Cimiteria – qui più procace del solito – è particolarmente comprensiva con l’uomo che in fondo è il suo compagno di vita. Cioè, di “dopo-vita”.

Il parto si avvicina e un luminare un po’ cialtrone aiuta il puerpero, pregustando quando pubblicherà la notizia sui giornali e sarà il primo dottore ad aver assistito un partoriente uomo. Ovviamente Cimiteria non può permetterlo, e così uccide il dottore.
L’unica soluzione è partire per un viaggio, così da far sbollire la situazione, e al ritorno dire a tutti che è il figlio di Cimiteria, che ora (non so perché) si fa chiamare principessa Kalevic.

Affidato il pargolo ad una balia e partiti per un lungo viaggio, al ritorno la principessa Cimiteria si fa passare per ragazza madre ma la doccia fredda arriva quando della balia si è persa ogni traccia: scomparsa, insieme al bebè.

Cimiteria e Quasimodo non si danno pace, scoprendo che la balia è stata vittima della compravendita di bambini di Londra. Così decide di “entrarci” anche lei e mette un annuncio sul giornale, ritrovandosi casa piena di gente pronta a vendere il proprio infante dicendo che è Robby, il figlio rapito della nostra eroina.
La storia, come sempre, si chiude lasciando in sospeso la questione, la cui conclusione scopriremo la settimana prossima.

La storia in pratica è un semplice “giallo” sulla scomparsa del bebè, con un paio di velocissimi inserti sessuali del tutto gratuiti, che mostrano quanto sia cambiata la testata: dall’erotismo dell’inizio si è passato ad una veloce pornografia, priva di quel sottile umorismo che aveva contraddistinto Cimiteria.

L.

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[Fumetti Erotici] Cimiteria 97 – La regina degli Unni (1982)

Già ho raccontato le origini di Cimiteria, l’eroina resuscitata dal gobbo Quasimodo che ora le fa da servitore: un intreccio che mi sono divertito ad omaggiare nel mio ebook Anita Nera e relativo sequel.
Ho scovato questo numero 97 (agosto 1982) della testata della Edifumetto, dal titolo “La regina degli Unni“.

Nel numero precedente Cimiteria e David Livingstone – dallo sperma acido che corrode! – hanno trovato l’Arca di Noè sul monte Ararat.
Mentre cercano di portarsi via qualcuno dei suoi inestimabili tesori vengono raggiunti da un gruppo di violenti Unni, popolo che vive da millenni nascosto in quei luoghi e governato da una regina… sensibile al fascino di Cimiteria.

La regina però ha una terribile usanza: dopo essersi spupazzata gli stranieri li fa scuoiare vivi per confezionarsi abiti di pelle umana. Per fortuna la cella in cui i nostri eroi sono rinchiusi non può trattenerli a lungo: nottetempo Cimiteria fa eiaculare David sulla serratura così da corroderla!

La fuga dura poco e i due vengono riacciuffati. Per non svelare il loro segreto, Cimiteria afferma che sono riusciti ad evadere grazie all’aiuto del capo delle guardie: la regina le crede e fa scuoiare vivo l’uomo, scoprendo un piacere nel mostrare scene orrorifiche maggiore che quello nel ritrarre situazioni pruriginose.
Finito l’orrore, si può pensare anche un po’ al sesso.

La regina si spupazza i due prigionieri ma non sa che lo sperma di David la ucciderà, così l’amplesso con l’uomo è anche l’ultimo.

Morta la regina, Cimiteria e David provano a fuggire ma gli Unni sono troppi. All’improvviso un terremoto mette fine ad una realtà millenaria: gli Unni muoiono travoli, l’Arca di Noè sprofonda e tutto viene cancellato.
I nostri due eroi rimangono nudi sull’Ararat senza nulla in mano: un’avventura finita davvero a schifìo

Ormai il personaggio ha perso tutto di ciò che è stato in passato: preferisco di gran lunga la Cimiteria d’un tempo…

L.

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Diabolik 841 (2017) Il vero e il falso

Cover di Matteo Buffagni

Nuovo Diabolik di marzo, un inedito firmato dal decano Mario Gomboli con Licia Ferraresi.

Al Museo Antropologico di Clerville viene ospitata una mostra, in collaborazione con il Museo Centrale del Narbistan, sulla regina Eridia e sul suo ricchissimo corredo funerario. Però c’è una polemica in corso: dati i grandi problemi di traffico di antichità, il Narbistan ha concesso di esporre solamente copie dei pezzi originali, e questo non è piaciuto ai giornalisti.

La mostra viene organizzata con i migliori sistemi di sicurezza, gestiti personalmente da Ginko: lui sì che è un esperto, visto che non è mai riuscito a impedire un solo furto in tutta la sua carriera! (Perché non l’hanno ancora mandato a dirigere il traffico, data la sua manifesta incapacità?)
Data la sicurezza impenetrabile, Diabolik entra come se nulla fosse perché sa che quando c’è Ginko in giro tutto è molto più facile. Però uno dei pezzi della collezione – che si merita l’illustrazione di copertina dell’albo – ha una particolarità: malgrado quando dichiarato alla stampa… è un pezzo originale!

Non l’ha raccontata giusta Tanja Shalova, l’organizzatrice del Narbistan disegnata come la Brigitte Nielsen di Rocky IV, che ha messo in piedi tutto l’affare per rubarsi i tesori della propria patria, lei e la sua banda. Ma ovviamente non hanno fatto i conti con Diabolik, che già aveva predisposto tutto come sempre in forte anticipo. Perché lui sa sempre tutto e ha pensato sempre tutto prima.
Mentre Ginko fa quello che fa da quasi sessant’anni – brancolare nel buio e fare figuracce – il re del terrore si arricchisce un po’ di più: che ci farà con tutti ‘sti soldi?

Scheda etrusca:

Soggetto: Mario Gomboli e Licia Ferraresi
Sceneggiatura: Roberto Altariva
Disegni: Riccardo Nunziati e Jacopo Brandi
Copertina: Matteo Buffagni

L.

[Fumetti Erotici] Maghella 11 – Che ti venisse un tartaro (1974)

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Continua il viaggio di “Maghella” – edito da Vanda ePublishing – ma davvero non ha più senso proseguire la lettura: non esiste trama, ma solo una sequenza ininterrotta di situazioni “favolistiche” a casaccio che permettono alla protagonista di svestirsi. Visto che è solo quest’ultima parte che conta, tanto vale limitarmi a riportare qualche sequenza frizzante da questo nono numero.

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L.

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Tex all’americana (2015)

Cover di Joe Kubert
Cover di Joe Kubert

Voi lo sapevate che la Dark Horse Comics traduceva il nostro Tex nazionale per il mercato americano?
Ho scoperto che nel marzo 2015 la casa ha portato negli USA una storia del nostro ranger scritta dallo storico Claudio Nizzi e disegnata dall’eterno mostro sacro Joe Kubert, storia che i lettori italiani già conoscono come quindicesimo “Texone” (giugno 2001). L’italiano “Il cavaliere solitario diventa Tex: The Lonesome Rider.

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Vi riporto (tradotta da me) l’introduzione di Pete Carlsson, art director alla Tell-A-Graphics ma soprattutto amico e collega di Joe Kubert: è lui che ha tradotto il texone per li americani.

Come molti di voi, ho conosciuto Joe Kubert nelle pagine di un fumetto. La sua rappresentazione del vecchio Mosè sulla copertina di un adattamento DC della Bibbia (pubblicata nel 1975) è stato il mio primo incontro con lui. Il suo stile di disegno era intenso e differente dai disegni di Archie, Disney e i fumetti della Gold Comics che leggevo all’epoca: lo stile di Joe aveva una vitalità e un impatto che nessun altro disegnatore ha mai avuto. Scoprire l’arte di Joe non solo ha cambiato il mio modo di guardare i fumetti: ha cambiato la mia vita.

Ho frequentato la scuola di Kubert dal 1993 al 1996 ed ho iniziato a lavorare con lui nel 1997. Aveva appena finito Fax from Sarajevo quando insegnò nella nostra classe di terzo anno di Arte narrativa, e stava lavorando a Tex: The Lonesome Rider quando iniziai a lavorare con lui.

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Il bello dello stile di Joe è che è così avvolgente: gli altri disegnatori ti coinvolgono per qualche pagina, mentre lui ti fa entrare subito senza permetterti più di uscire. Una volta che ha la tua attenzione, non ti molla più. Joe conosce il suo lavoro, la sua responsabilità nel raccontare una storia, ed usa il suo talento per qualsiasi soggetto. Se deve esagerare la lunghezza di un braccio o di una gamba per far sentire meglio il pugno, lo farà. E tu non lo noti finché non rileggi la storia.

Joe dona la vita ai suoi personaggi. Non sono tutti belli, anche se ha disegnato alcune delle donne più belle e voluttuose. Loro piangono e sorridono, e tu già li conosci una volta che li hai guardati. Possono sorprenderti con le loro azioni ma assomigliano sempre al ruolo che ricoprono.

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Nel secondo capitolo di Tex: The Lonesome Rider, la ragazza del saloon, Linda, sembra carina ma Joe aggiunge qualcosa. Capisci che è stata carina ma non è più una giovane donna: puoi vedere gli anni vissuti e la sua vita dura. Puoi capire gli errori che ha commesso e vederli tutti sul suo volto e nelle linee sotto gli occhi.

I suoi cattivi sono immediatamente riconoscibili come cattivi. Non c’è niente che possa redimerli e lo stesso Joe è capace di scatenare simpatia in noi per questi personaggi. Non devi necessariamente cambiare opinione su di loro, ma senti il loro dolore e tristezza.

Guardate la scena con quel ranchero e suo fratello. Oltre all’azione dei personaggi, guardate come Joe usa la pioggia in quel combattimento. I fondali, le ombre ed anche le figure sono delineati con linee d’inchiostro che suggeriscono una pioggia battente: riesci anche a capire quando piove forte o più piano, e non sta lasciando nulla ai coloristi.
In classe, Joe diceva ai suoi allievi: «deve funzionare in bianco e nero», e questa scena sicuramente lo fa.

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Joe una volta mi ha detto che mentre disegnata questo fumetto, qualcuno alla Bonelli (l’editore originale) cercò di imporre alcune restrizioni nella sua esposizione narrativa. Se leggi regolarmente i fumetti di Joe, devi aver notato che non ci sono pannelli descrittivi in Tex, sebbene Joe usasse spesso questa tecnica. La loro assenza era appunto una delle condizioni imposte dall’editore. In più, gli è stato detto che avrebbe dovuto sottostare al formato di tre strisce a pagina, perché altri tipi di formato non erano adatti per il pubblico europeo.

Ma Joe, essendo Joe, non ha rispettato esattamente tutto questo. Ha fatto quel che voleva fare, cioè raccontare la storia nel modo esatto in cui voleva raccontarla. Il mio esempio preferito i questo è a pagina 33, quando il cavallo di Tex crolla da un dirupo. Ditemi che sapreste rappresentare quel momento in modo migliore su un formato a tre strisce.
Pare che l’editore volesse far rilavorare a Joe tutte quelle tavole che non rispettavano la struttura a tre strisce, ma lui ha risposto «No», che non è proprio una sorpresa se avete letto questo fumetto o se conoscete Joe.

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Per tutto il tempo in cui ho lavorato con Joe ho sempre voluto collaborare anche alla storia, quindi ho discusso per anni con lui. Ho scritto una sola storia per un numero di “Joe Kubert Presents”, ma lui mi disse che quel copione era «troppo verboso», con «materiale per un intero numero racchiuso in cinque pagine».
Quindi sono deliziato di aver avuto la possibilità di lavorare al dialogo per le più di 200 delle migliori pagine di Joe. Posso sentire la sua voce nelle orecchie mentre lavoro alla sceneggiatura, cercando di scrivere la storia esattamente come lui avrebbe voluto.

Pete Carlsson,
ottobre 2014

L.

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[Fumetti Erotici] Maghella 10 – Vado, lo prendo e torno (1974)

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Continua il viaggio di “Maghella” – edito da Vanda ePublishing – ma davvero non ha più senso proseguire la lettura: non esiste trama, ma solo una sequenza ininterrotta di situazioni “favolistiche” a casaccio che permettono alla protagonista di svestirsi. Visto che è solo quest’ultima parte che conta, tanto vale limitarmi a riportare qualche sequenza frizzante da questo nono numero.

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L.

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[Fumetti Erotici] Maghella 9 – La principessa sul pisello (1974)

maghella09Continua il viaggio di “Maghella” – edito da Vanda ePublishing – ma davvero non ha più senso proseguire la lettura: non esiste trama, ma solo una sequenza ininterrotta di situazioni “favolistiche” a casaccio che permettono alla protagonista di svestirsi. Visto che è solo quest’ultima parte che conta, tanto vale limitarmi a riportare qualche sequenza frizzante da questo nono numero.

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L.

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[Fumetti Erotici] Maghella 8 – Fata Malizia non perdona (1974)

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Continua il viaggio di “Maghella” – edito da Vanda ePublishing – e in questo ottavo numero la vediamo risolvere velocemente il problema di essere stata trasformata in un’anatra: basta farsi montare dal Germano Reale custodito dalla Regina dei Ghiacci.

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Spupazzandosi Maghella, la regina dei ghiacci scatena le ire di Fata Malizia, che l’ha promessa al principe Gelan. Questi arriva al castello con cattive intenzioni e le due donne fuggono: cadono tutti in un gorgo che li fa riapparire in una terra calda, che uccide sia la regina dei ghiacci che il principe Gelan.
In questo delirio, Maghella è di nuovo sola… e nuda!

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Dopo aver insegnato il sesso orale in volo ad un uomo-farfalla, che nell’enfasi del cimento crolla a terra morendo, Maghella trova rifugio in una casa, dove trova anche un abito da indossare.

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Il figlio della proprietaria si chiama Icaro e ha il pallino di volare con un apparecchio che ricorda le invenzioni di Leonardo Da Vinci: con l’occasione invita la nostra eroina al volo di prova.

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Morto pure Icaro, Maghella finisce in una faida militare da cui, per sfuggirvi, cade nel vuoto: chi la salverà? Lo scopriremo alla prossima puntata.

L.

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[Fumetti Erotici] Maghella 7 – Raganotto fa casotto (1974)

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Continua il viaggio di “Maghella” di Furio Arrasich, con i disegni di Dino Leonetti (se così non è fatemi sapere).
In questo settimo numero Maghella convince Occhiolino che è normodotato, visto che lui ha questa fisima, e cosi lo convince a non ucciderla: anzi accetta di andare dalla strega Eriberta per farselo allungare ulteriormente!

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Mentre Occhiolino è dalla strega, Maghella si rifugia in una grotta per paura che se Eriberta fallisce nell’opera di allungamento ci scappi la violenza: qui incontra il signore dei ragni che subito la costringe a prepararsi alla copula.

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Intanto il brutto Raganotto si è assiso sul trono ed immediatamente il potere gli ha dato alla testa, sfogandosi di tutti i torti subiti. Spietato e vendicativo, come il dittatore di Bananas (1971) di Woody Allen lancia subito il suo primo ordine assurdo: tutte le donne del castello dovranno girare senza mutande!

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Intanto Maghella salva un orientale dalle arpie e da queste riceve una maledizione: l’amore! Cosa c’è di peggio?
Così la nostra eroina si innamora dell’uomo che ha salvato: Taras Bulbo. Però subito lo perde, perché una donna-scorpione si approfitta della bernarda di Maghella e fa diventare l’asiatico uno scorpione: così facendo torna lei umana.

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Dimenticato l’asiatico (alla faccia dell’amore!) la nostra eroina si spupazza Skorpia, la formosa donna scorpione, ma le due finiscono in una trappola, messa non si sa da chi. Per sopravvivere uccidono un’anatra e ne bevono il sangue, senza sapere che l’animale è fatato: entrambe le donne si trasformano in anatre e volano a sud!

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È incredibile vedere quanta libertà godeva un fumetto italiano dell’epoca: addirittura mostra l’uccisione di un’anatra per berne il sangue! Oggi darebbero fuoco al fumetto e all’edicola!

L.

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[Fumetti Erotici] Ultimissime Proibite 17 (1992)

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Ancora negli anni Novanta giravano questi fumetti erotici, ma questo numero 17 (giugno-luglio 1992) della testata “Ultimissime Proibite” presenta due semplici storie autoconclusive, quindi non mi stupirebbe scoprire che sono ristampe.
È incredibile quanto la cronaca nera piaccia al grande pubblico, e sono davvero tante le testate che promettono di raccontare vere storie di cronaca virate al porno: questa è una di quelle.

Con la prima storia, “Tumefazioni proibite“, conosciamo Fausto, un giovane che ha una perversione particolare: raggiunge l’orgasmo solo quando fa sesso con donne “peste”. Quando trova una donna con un occhio nero va in visibilio: ama vederle picchiare o spupazzarsele una volta piene di lividi.

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Lo vediamo stuprare una donna già vittima di abusi del marito, e poi trovare in strada una mendicante senza famiglia e con un occhio pisto: un’occasione perfetta!
Peccato che, una volta portata a casa e ripassata a dovere, scopra che è una drogata… e Fausto ha dei princìpi ferrei: non vuole avere nulla a che fare con la droga!

Poi rimorchia una ragazzetta slava – è il periodo in cui l’invasione dall’Est era soprattutto nell’immaginario collettivo – e la giovane sembra la preda perfetta. Peccato che invece porti Fausto dai propri fratelli, che sapranno come sistemare l’ardimentoso pervertivo.

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Nella seconda storia, “Morte di un ubriacone“, ci troviamo davanti ad un vero e proprio giallo, con un commissario che indaga noiosamente come se ci trovassimo nel più banale dei romanzetti gialli.

L’unico elemento sessuale è il fatto che l’assassina del morto, sua moglie, aveva fatto impazzire di piacere due sbandati perché le uccidessero il marito ubriacone. Una storia davvero da dimenticare.

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Storielle veloci però stirate parecchio, dove – nella mia piccola esperienza in questo campo – la prima è sempre più curata della seconda.

L.

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