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Terminator vs Robocop: Kill Human (2011)

Cover di Tom Feister
Cover di Tom Feister

Mancava un tassello nella storia di Robocop a fumetti, e cioè il secondo scontro con il robot per eccellenza (dopo quello firmato da Frank Miller): ecco dunque “Terminator vs Robocop: Kill Human“, scritto dal britannico Rob Williams e disegnato splendidamente da P.J. Holden.

Due mascelle d'acciaio!
Due mascelle d’acciaio!

Siamo di nuovo nel futuro buio dove Skynet sta sterminando gli umani, e stavolta ci è quasi riuscita: Lauren Amendola, la protagonista, potrebbe essere l’ultima donna in vita. Per sfuggire all’attacco di un T800 va a rintanarsi in un quello che scopre essere un museo della tecnologia, dove Skynet espone – non si sa a favore di chi! – la storia delle macchine che hanno portato alla sua nascita. Lauren riesce ad aprire una teca in cui è esposto Robocop un secondo prima di essere raggiunta dal T800: come per magia Murphy si risveglia nel futuro e inizia a prendere a calci Terminator!
RobocopTerminator_AAttivato uno stupido Ed209, che stavolta è utile perché mitraglia T800 a raffica, Murphy consulta un computer e scopre che Skynet considera davvero Lauren l’ultima umana esistente. Scopre però qualcos’altro: un impulso irresistibile… ad uccidere umani.
Un colpo in fronte e Lauren cade a terra: Robocop ha appena ucciso l’ultimo essere umano…

Ancora confuso per lo strano mondo in cui si è risvegliato e per l’insano gesto appena compiuto, Murphy non si dà pace al pensiero che non esista più l’umanità. Parlando con Skynet – rappresentato in forma femminile – scopre che viene considerato “non una minaccia”, perché in fondo anche lui è un robot.
Murphy vuole sistemare le cose e si fa spiegare come tornare indietro nel tempo: come cioè tornare al momento… in cui Schwarzenegger sta distruggendo la Cyberdine!

Un bel salto indietro al 1991!
Un bel salto indietro al 1991!

Fatto fuori il T800 del secondo film, la missione di Robocop è aiutare… indovinate un po’? Sarah e John Connor!
Tende loro una mano e sgancia la frase storica:

Come with me if you want to live.

Si ricrea l’inseguimento elicottero-furgone del secondo film – e noto con piacere che il terzo film viene bellamente (e giustamente) ignorato – ma stavolta è Murphy a guidare, non certo per la salvezza dei Connor. Loro sono solo una pedina in un gioco titanico: un gioco della guerra che Robocop ha iniziato, facendo scontrare Skynet… contro l’OCP.

Robocop Powerloader!
Robocop Powerloader!

Il nostro eroe infatti non è tornato subito indietro a prendere i Connor, prima si è fermato indietro nel tempo (!) a fondare la OCP, che in futuro creerà Robocop, così da poter contare su mezzi sufficienti per sfidare Skynet.
Il terribile atto finale di questa guerra si svolge in mezzo all’oceano, dove la flotta dell’OCP offre protezione ai Connor… ma forse è solo una trappola per attirare il T1000. Robocop dovrà ora prendere una decisione che forse un umano non sarebbe in grado di affrontare: fin dove potrai spingerti… per impedire la nascita futura di Skynet?

Fin dove sei disposto ad arrivare, per salvare l'umanità?
Fin dove sei disposto ad arrivare, per salvare l’umanità?

Lo stupendo finale corona una miniserie spettacolare che dimostra quanto la Dynamite sia regina incontrastata del pulp moderno, in quanto è l’unica casa che abbia regalato al povero Robocop un minimo di spessore.
Anche Terminator è stato trattato bene dalla Dynamite, ma poi l’apice lo toccherà con la splendida saga in 12 episodi che la Dark Horse Presenta dal #.
Questo scontro epico lascia il segno e non rimane che augurarci di leggere in futuro altri “scontri” simili.

L.

Terminator: Enemy of My Enemy (2014)

Cover di Jamal Igle
Cover di Jamal Igle

Ultimo post dedicato all’universo a fumetti di Terminator, a meno che non esca qualcosa in futuro da raccontare: visto che da otto mesi non c’è nulla all’orizzonte, temo ci sia poco da sperare.
Il ciclo lo chiude la Dark Horse Comics, che nel febbraio 2014 inizia una saga in sei puntate scritta da Dan Jolley (tra i vari autori di Aliens: Colonial Marines e autore per la DHC di Prototype e Bloodhound) e disegnata da Jamal Igle: “Terminator: Enemy of My Enemy“.

Siamo nel 1985 e non si capisce niente. La tosta ex agente CIA Farrow Greene picchia gente a caso mentre arriva un Terminator dal futuro che si scontra con lei: ci spiegheranno qualcosa?
Dopo un paio di numeri scopriamo che la missione del Terminator è di trovare la dottoressa Elise Fong, appena rapita da una misteriosa forza governativa: la Fong è esperta di pelle artificiale, quindi c’è da immaginare che sarà lei a creare la pelle che ricopre i robot di Skynet.
Farrow e il Terminator, dopo vari scontri, decidono di stringere una strana alleanza e di unire le proprie forze per recuperare la Fong: dopo… si vedrà.

Sganassoni robotici a volontà!
Sganassoni robotici a volontà!

Iniziano sganassoni e inseguimenti per sei numeri davvero dimenticabili, usciti in contemporanea con il capolavoro The Final Battle: è come se la Dark Horse mostrasse ogni mese quanto bene e male sappia lavorare, alternando una storia ottima ad una pessima come questa.
Mi spiace chiudere il ciclo di Terminator con questa inutile Enemy of My Enemy, ma non è colpa mia se con questo universo a fumetti hanno fatto più spazzatura che roba buona!

L.

Terminator Salvation: The Final Battle (2013)

Cover di Pete Woods
Cover di Pete Woods

Nel 2013 la Dark Horse Comics ha un sussulto: si accorge che è uscito al cinema Terminator Salvation (2009) – imprescindibile la recensione della Bara Volante! – e la concorrente IDW Publishing le ha fatto le scarpe con novelization e prequel.
Decisa a vendicarsi, la celebre casa chiama uno sceneggiatore televisivo di lunga data poi prestato al cinema, J. Michael Straczynski (che ha scritto per il cinema Ninja Assassin, Thor e World War Z ma la cosa spettacolare è che ha iniziato scrivendo per le serie animate di He-Man e She-ra!), e gli affida l’unica possibilità che la IDW ha lasciato disponibile: un sequel della storia del film.
Nel dicembre 2013 appare così “Terminator Salvation: The Final Battle“.
Attenzione: riassumerò di seguito la trama dei 12 numeri e rivelerò i principali colponi di scena, perché meritano davvero e perché tanto questi fumetti non arriveranno mai in Italia. Se invece non vi piacciono gli spoiler, vi perdete un gran bel divertimento…

Ne vedrete delle belle...
Ne vedrete delle belle…

Salvato dalla donazione di cuore di Marcus Wright, il rinvigorito John Connor – disegnato da Pete Woods – sta organizzando l’attacco finale a Skynet: sai che novità? Negli ultimi 25 anni di film, fumetti, libri e videogiochi non ha fatto altro!
Mentre si sbaciucchia l’odiosa mogliettina, scopriamo la novità introdotta da Straczynski: nel gioco di Terminator entra una grande Regina nera… la dottoressa Serena Kogan. (Dimenticate l’ormai inguardabile Helena Bonham Carter che la interpretava nel film: qui è decisamente una gran donna!)

La Kogan messa in frigo!
La Kogan messa in frigo!

La Kogan nel 2003 sta morendo di cancro ma Skynet dal futuro le invia una richiesta di “partecipazione”: se l’aiuterà a vincere contro gli umani, le permetterà di vivere per sempre giovane. La Kogan accetta al volo e mentre il suo corpo malato viene criogenizzato, la sua mente viene trasferita su un robot con le sue sembianze – come accadrà qualche mese dopo all’agente SHIELD amica di Deadpool nella storia My Robot Buddy – pronta a diventare valida pedina nella guerra delle macchine.

La dottoressa Serena Kogan al lavoro per Skynet
La dottoressa Serena Kogan al lavoro per Skynet

Sotto le direttive di Skynet – che le arrivano per mail dal futuro!!! – la dottoressa Kogan inizia degli esperimenti per inserire un cervello umano in un corpo meccanico: cioè il Marcus Wright del film. E se questo fosse solo l’inizio del lavoro che Skynet e la Kogan portano avanti?
Infatti nel 2003 i Terminator “acquisiscono” il feroce serial killer Thomas Parnell e lo surgelano, perché venga svegliato nel 2029 come modello T5000: un robot dalle enormi potenzialità ma con la mente di un sadico omicida. La Kogan promette a Parnell che una volta sbaragliata la resistenza di Connor, potrà fare della rimanente popolazione umana tutto ciò che vuole. Tanto tempo a disposizione e tanti umani da torturare: cosa può chiedere di più un serial killer?

La perversa mente di un serial killer rende i Terminator sadici
La perversa mente di un serial killer rende i Terminator sadici

Intanto John Connor ha un bel da fare.
Conquistato a fatica e con molte perdite l’edificio della macchina del tempo, deve spedire Kyle Reese a salvare Sarah Connor senza potergli dire che deve anche andarci a letto, se no il leader non nascerà. Gli rivela però che morirà prima dell’inizio della guerra ed è un bel paradosso: come fa a parlare a Kyle se questi è morto decenni prima? Va be’, paradossi del time-travel
Subito dopo Kyle, Connor dovrà catturare sano un Terminator, cambiargli la programmazione e mandarlo nel ’91 a fare il secondo film: ovviamente non prima di avergli insegnato il gesto del pollice… e qui scatta la lacrimuccia!

Ora ditemi che avete gli occhi asciutti...
Ora ditemi che avete gli occhi asciutti…

Mentre Connor sta sudando a fare in modo di assicurarsi un passato, il serial killer Parnell viene investito dal potere di Skynet, e accade qualcosa che un super-computer poteva onestamente prevedere: il delirio di onnipotenza. Il T5000 comincia a “ingurgitare” il database di Skynet e sta per diventare egli stesso Skynet!
Parte così la procedura d’emergenza: Marcus Wright risorge dalla tomba – nel vero senso della parola – e raggiunge John Connor per rivelargli la sorpresa delle sorprese, il colpone di scena di questa saga: Skynet chiede aiuto a John Connor perché questi uccida Parnell, altrimenti l’assassino distruggerà tutto, sia la razza umana che Skynet…

Connor giustamente esita, ma la scena madre arriva quando Marcus si connette con Skynet e fa parlare il super computer con John: dopo 25 anni di fumetti, i due grandi nemici si parlano viso a viso. E quel tonno di Connor inizia citando il film del Mago di Oz… ma vaffa…!!!!
A parte la solita americanata, il momento è epocale: per salvare il pianeta bisogna unire le forze contro Parnell, e per far questo… John Connor deve diventare un Terminator!

Il mio nome... è John Connor!
Il mio nome… è John Connor!

In una delle scene più potenti degli ultimi decenni, quello che si alza dal lettino operatorio è un perfetto e letale T800… che però risponde al nome di John Connor!

Questa notte... tutto finirà!
Questa notte… tutto finirà!

Con il cervello inserito nel corpo di robot, John affronta Parnell nello scontro finale, che porterà ad un’altra grave decisione. Se Skynet verrà vinta e spenta definitivamente, anche John morirà perché ormai è un Terminator…
La soluzione migliore è forse nel mezzo: con un ulteriore incredibile colpo di scena, Straczynski propone l’improponibile… Skynet firma la pace con l’umanità e tutti insieme iniziano a ricostruire il mondo. La guerra è finita: uomini e macchine possono finalmente convivere… Ma per quanto?

John Connor robot, con il proprio cadavere tra le braccia, annuncia: la guerra è finita
John Connor robot, con il proprio cadavere tra le braccia, annuncia: la guerra è finita

Pencolante e carente sin dal 1990, la Dark Horse finalmente riesce a creare una storia di Terminator potente e significativa: 12 numeri pieni di azione e colpi di scena che volano via che è un piacere. Ci hanno messo 23 anni, ma alla fine ci sono riusciti… a sfornare un capolavoro!

L.

Terminator 1984 (2010)

Cover di Massimo Canivale
Cover di Massimo Canivale

«Nessuno torna. Nessuno torna a casa, e nessun altro verrà qui. Siamo solo lui e me
Con questa storica citazione del primo Terminator, il film del 1984 di James Cameron, si apre questa deliziosa minisaga con cui la Dark Horse Comics continua il discorso lasciato in sospeso con 2029.
Eravamo rimasti che Ben segue l’amico Kyle Reese nel passato, e proprio quando Sarah Connor batte il terribile robot si apre “Terminator 1984“, con ancora Zack Whedon ai testi e Andy MacDonald ai disegni.

Andy MacDonald ricrea una scena del mitico primo film
Andy MacDonald ricrea una scena del mitico primo film

Ben assiste impotente alla vittoria amara della donna: Sarah viene portata via in barella mentre Kyle viene considerato morto… ma solo all’apparenza.  La Cyberdine vuole capire come faccia l’uomo a sapere così tante cose sui progetti futuri della azienda, e se lo porta via per interrogarlo.
Ben scopre dove lo nascondono e può organizzare il recupero: gli serve però l’aiuto di Sarah.

Sarah e Kyle finalmente riuniti
Sarah e Kyle finalmente riuniti

La donna è ben felice di scoprire che Kyle, l’amore della sua vita e il padre del bambino che porta in grembo, è vivo e vegeto: con le tante armi che sta raccogliendo aiuta dunque di buon grado Ben.
Ora la famigliola è riunita, ma dal futuro arriva l’ennesimo T800 che dà la caccia a Sarah. Nel nuovo scontro finale Kyle si sacrifica per salvare suo figlio John appena nato, e di lui e Sarah si occuperà Ben preparandoli alla guerra futura.

T800 inarrestabile
T800 inarrestabile

Un momento: ma se Kyle vecchio nel 2029 convince Ben a tornare nel 1984, com’è possibile che muoia in quest’anno?
A parte questo inciampo, la serie non è male, inoltre è severamente attenta a combaciare perfettamente con i Terminator filmici: anche per questo è necessario che Kyle si tolga di mezzo!
Forse la DHC ha capito che serie brevi coi personaggi storici funzionano meglio di pensosi pipponi: farà tesoro di questo insegnamento? Lo scopriremo nelle prossime settimane…

L.

Terminator 2029 (2010)

Cover di Massimo Carnevale
Cover di Massimo Carnevale

Finalmente, dopo anni di silenzio, la Dark Horse Comics di Mike Richardson si sveglia dal letargo e si accorge che c’è un nuovo Terminator al cinema: perché non far uscire un nuovo fumetto? Eh, ma ormai è tardi: il marchio “Terminator Salvation” se l’è aggiudicato la IDW Publishing, anche se lo sprecherà in un prequel e in una semi-novelization dimenticabili.
Servirebbe qualcosa di diverso da Salvation…

Parata di Terminator secondo Andy MacDonald
Parata di Terminator secondo Andy MacDonald

Arriva Zack Whedon – rampollo della prolifica casata di sceneggiatori Whedon – e presenta una storia che aggira il filone di Salvation: nel marzo 2010 esce così “The Terminator 2029“, disegnato da Andy MacDonald.
Siamo nel post-apocalittico 2029 a Pasadina, dove più di 4 mila persone hanno costruito una base in cui vivere, finché un esercito di Terminator e di Hunters/Killers arriva e li costringe ad emigrare.
Terminator2029_BNato forse da questioni di copyright, avviene un curioso fenomeno: invece dei T800 abbiamo… gli Eight Hundreds! Perché mai questo giro di parole? Forse la DHC vuole lanciare un suo stile?

Iniziata come una “normale” storia di Terminator, la vicenda prende una piega intrigante quando dopo uno scontro i ribelli umani trovano un vecchio tra le rovine di una strana struttura. Un vecchio che rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda e vuole parlare solo con il soldato Ben Oliver.
Questi arriva e di sicuro non ha mai visto prima quel vecchio, che invece si comporta come se fossero vecchi amici. E in effetti… sono davvero grandi amici…

– Ben, sono io… Sono Kyle Reese!

Con un ghiotto twist di sceneggiatura Zack Whedon rivolta il tavolo del baraccone Salvation: ora la guerra si fa nel passato.
E se Kyle Reese non fosse morto nel 1984? Dove è stato fino al 2029? E perché ora sta chiedendo al suo amico Ben di tornare indietro nel tempo subito dopo il “giovane” Kyle Reese?
C’è la possibilità di cambiare il passato per sempre e Ben deve coglierla: ma questa battaglia va combattuta… nel 1984!

Il giovane Kyle Reese parte... per il 1984!
Il giovane Kyle Reese parte… per il 1984!

Con soli tre buoni numeri la Dark Horse si riprende il mondo di Terminator a fumetti, creando qualcosa di diverso sia dai film che dai fumetti delle altre case – senza però contrastare con le rispettive continuity – e lascia in sospeso Terminator 2029 perché tutto si sposta alla nuova serie: Terminator 1984.

L.

Terminator Salvation: Movie Preview (2009)

Cover di Don Figueroa
Cover di Don Figueroa

Dopo la premessa di Terminator Salvation: Sand in the Gears, la svogliata IDW Publishing affida a Jeff Mariotte il compito di trasformare in fumetto la sceneggiatura di John Brancato e Michael Ferris per questo “Terminator Salvation: Movie Preview” (aprile 2009), breve novelization che anticipa di un mese l’uscita in sala del film di Terminator Salvation.

Se ci hai salvato una volta John, in un altro futuro, puoi farlo ancora… in “questo” futuro.(Kate Connor)

I rozzi disegni di Don Figueroa, che comunque hanno il loro fascino, ci introducono nel mondo del 2018 approfondendo l’incipit che ne film è abbastanza veloce, concludendosi con Marcus Wright che incontra Kyle Reese.
È un fumetto promozionale con belle illustrazioni e nient’altro: la IDW si dimostra davvero poco interessata a questo universo narrativo… e si vede!

L.

Terminator Salvation: Sand in the Gears (2009)

Cover di Nick Runge
Cover di Nick Runge

Il mondo a fumetti di Terminator si fa sempre più confuso, ma mentre la Dark Horse sembra aver tirato i remi in barca, lasciando spazio al sicuramente più “pulposo” stile della Dynamite, l’arrivo in sala previsto per maggio 2009 di Terminator Salvation mette tutti in agitazione: mentre la Titan Books ha l’esclusiva per sfornare romanzi che ruotino intorno alla sceneggiatura del film, la IDW Publishing deve fare lo stesso con i fumetti. Nel gennaio 2009 affida a Dara Naraghi il compito di scrivere una sorta di prequel del quarto film, tanto per far ricordare ai lettori i personaggi della vicenda.

Non c'è riposo per i guerrieri robotici
Non c’è riposo per i guerrieri robotici

Siamo come al solito nel futuro, ma non nel solito futuro: siamo nel 2018. Il mondo come al solito è stato distrutto da Skynet e calpestato dai pesanti piedi dei T600… un momento, ma non si chiamavano T800? Boh, in questo futuro non hanno ancora fatto l’upgrade…
La resistenza resiste resistendo e conosciamo la grintosa ex agente di polizia Elena Maric, forse segretamente innamorata di John Connor ma comunque fenomenale soldatessa. Questo non vuol dire che sia immune dalla gelosia femminile: gelosia per la moglie di Connor. Come dite? Tara, incontrata nelle due precedenti saghe? No, Kate Brewster, incontrata nel film Terminator 3 (2003) interpretata da Claire Danes. E qui necessita una piccola spiegazione.

TerminatorPrequelBLa Dynamite nel 2008 ha provato a risollevare le triste sorti dell’universo di Terminator dopo il pessimo lavoro della Dark Horse, e le sue saghe – Infinity e Revolution? – creano un nuovo modello di robot (il T-Infinity) e un nuovo personaggio: l’ex marine Tara Holden, moglie di John Connor e madrina di Kyle Reese.
Tutto cambia nel gennaio 2009, perché la IDW Publishing cancella tutto e ripesca Kate dal terzo film, anche se la cita di sfuggita. Ricordo che già nell’aprile 2006 John Brancato ha depositato la sceneggiatura di Terminator Salvation: The Future Begins: c’era già lì Kate? Non lo so, ma già dal 2005 l’attore Nick Stahl (il Connor del terzo film) andava in giro a dire che John e Kate sarebbero tornati in una storia avanti nel tempo.
Il 27 marzo 2009 Timothy Zhan fa uscire per la Titan Books il romanzo Terminator Salvation. Dalle ceneri (From the Ashes), prequel ufficiale del quarto film dove Kate Brewster è co-protagonista. Terminator Salvation esordisce nei cinema americani il 14 maggio e Kate è interpretata da Bryce Dallas Howard: che fine ha fatto la povera Tara della Dynamite? Una moglie abbandonata…

I Terminator non conoscono pareti!
I Terminator non conoscono pareti!

A Detroit la Maric organizza un colpo di mano ad una fabbrica di Terminator, e tutta questa saga consiste nell’organizzazione e nell’esecuzione del colpaccio.
Malgrado varie trovate “strappalacrime”, con personaggi che si sacrificano gioiosi all’idea che il Salvatore John Connor salverà l’umanità, è una lettura noiosetta e farraginosa: si vede che sotto non c’è “ispirazione” bensì semplice marketing promozionale: non stupisce che la IDW abbia immediatamente mollato il marchio Terminator, cancellandolo pure dal proprio sito!

L.

Terminator: Revolution (2008)

Cover di Cover di Stjepan Sejic
Cover di Cover di Stjepan Sejic

Sono passati sei anni dalle vicende di Terminator 2: Infinity e la Dynamite Entertainment di Nick Barrucci continua a raccontarci il destino di John Connor dopo le vicende viste al cinema con il terzo film.
Mentre la Dark Horse se ne sbatte del suo personaggio, Simon Furman costruisce un universo temporale molto complesso, aiutato in questo caso dagli splendidi disegni di Lui Antonio.
A dicembre del 2008 esce dunque “Terminator: Revolution” (che giustamente abbandona quell’inspiegabile “2” del numero precedente!)

In queste montagne russe temporali si parte da una data straordinariamente vicina a quella in cui sto scrivendo: il 14 luglio 2015.
Sono passati sei anni e John Connor ha sposato la grintosa marine Tara ed adottato un bambino: Kyle Reese! Che direbbe Freud di un uomo che adotta coscientemente il suo futuro padre?

La grintosa Tara Connor secondo Lui Antonio
La grintosa Tara Connor secondo Lui Antonio

Intanto la Skynet del 2033 manda nel passato uno dei suoi robot temporali: il Terminator Infinity, o più semplicemente T-Infinity. Lo manda nel 2015 per colpire Tara Connor, ma sul più bello John interviene… e insieme al robot viene risucchiato in un gorgo temporale.

Il T-Infinity: Terminator temporale!
Il T-Infinity: Terminator temporale!

John si risveglia il 5 maggio 1996, data in cui lui bambino sta fuggendo con la madre Sarah dai soliti T800 schwarzeneggeriani… e comincia il mal di testa!

Sarah Connor tettona!
Sarah Connor tettona!

I cinque numeri della minisaga sono costituiti da continui salti in tre livelli temporali: 1996, 2015 e 2033, e ovviamente le cose successe nel passato modificano il futuro… e viceversa.
John adulto del 2015 aiuta John ragazzo del 1996 a salvare la Sarah Connor più sexy di sempre (tettona in tanga: non è davvero l’immagine che avevamo di lei! Ma Lui Antonio è disegnatore di Red Sonja e quindi è abituato a certe rotondità); intanto Tara Connor nel 2015 organizza un immane attacco al cuore di Skynet che, dal 2033, invia robot per difendersi

Insomma, una gran caciarata ma divertente e variopinta, con ottimi disegni e grandi sequenze: sembra che l’universo di Terminator abbia trovato nella Dynamite la sua casa-madre.

L.

Terminator 2: Infinity (2007)

Cover di Stjepan Sejic
Cover di Stjepan Sejic

Dopo sette anni in cui la Dark Horse Comics tace – evidentemente stufa di Skynet – l’universo a fumetti di Terminator trova nuova linfa creativa nella Dynamite Entertainment, casa specializzata nel pulp moderno. Visto che la “casa madre” se ne è bellamente fregata dell’uscita del 2003 di Terminator 3, nel giugno 2007 la Dynamite affida a Simon Furman (specializzato in Transformers) il sequel ideale del film, sebbene lo intitoli curiosamente: “Terminator 2: Infinity“.
I disegni sono di Nigel Raynor, più noto per New Battlestar Galactica.

Classica serata nel futuro
Classica serata nel futuro

Crystal Peak, Nevada, 2009. Sono lunghe le giornate di John Connor all’interno del bunker dove è rimasto rinchiuso alla fine del terzo film, in attesa che il mondo finisca e che possa finalmente guidare la rivoluzione umana.
Parla ai fantasmi e osserva la tomba della fidanzata Kate Brewster (interpretata nel terzo film dalla giovane Claire Danes, prima del successo del suo Homeland).
Un bel giorno del 2009 un malfunzionamento lo costringe ad abbandonare la struttura: esce… e si ritrova Leggenda in un mondo morto!
Per fortuna troverà insperato aiuto nel misterioso Uncle Bob… che ovviamente è un T800 Protector incaricato di guidarlo nel “nuovo mondo”.

Il futuro è il solito, con l’umanità che vive nascosta da Skynet, e mentre John si aggira per la città distrutta, gli capita di incontrare un ragazzino… un certo Kyle Reese! (L’idea l’abbiamo già incontrata negli anni Ottanta.)
Incontra anche un modello robotico fresco di fabbrica: il T-Infinity, Temporal Terminator.

Modello T-Infinity
Modello T-Infinity

John ovviamente inizia a “frequentare” ribelli in vista di metter su la propria “attività” di salvatore del mondo, ma non sembra facile far accettare ai propri commilitoni la presenza di Uncle Bob come angelo custode.
Inizia una serie di azioni militari a basi Skynet dal successo altalenante.

Tara Holden
Tara Holden

Tra un’azione e l’altra, conosciamo un John Connor molto melanconico. È cresciuto nel mito del padre Kyle morto subito dopo averlo concepito, ha visto morire sua madre Sarah e la sua ragazza Kate e questo lo ha portato ad affezionarsi addirittura ad Uncle Bob… che non è altro che un Terminator!

– Ci sono solo io. John Connor. Solo… contro il mondo.

La Dynamite sa come inondare le sue storie d’azione, e questi cinque numeri sono ben equilibrati e si concludono con una battaglia epica… e un cliffhanger niente male. John infatti in questo 2009 conosce una fenomenale compagna d’avventure, l’ex marine Tara Holden.
Questo fa sì che la storia si chiuda con Skynet che cambia i propri obiettivi e, non essendo riuscito ad uccidere John nel 2009, decida di dare la caccia nel 2015… a Tara Connor! Ne vedremo delle belle…

L.

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Aliens vs Predator vs Terminator (2000)

Cover di Dwayne Turner
Cover di Dwayne Turner

Agli inizi del 2000 la Dark Horse Comics ha avuto più soddisfazioni dalle saghe di AliensPredator e AVP (cioè Aliens vs Predator) che da Terminator: decide di abbandonare l’universo di Skynet con un ultimo grande scontro. (Lo riprenderà, ma dopo molti anni.)
Affida così al suo fedele Mark Schultz (autore che passa da AliensStar Wars, da PredatorConan) il compito di una sceneggiatura esplosiva che faccia scontrare i tre marchi della casa… e che sia anche il sequel del film Alien Resurrection!
Il risultato è il sorprendente “Aliens vs Predator vs Terminator“, saga in quattro parti iniziata nell’aprile 2000 e disegnata da Mel Rubi.

Terminator secondo Dwayne Turner
Terminator secondo Dwayne Turner

Sulla stazione spaziale militare Typhoon è in corso un progetto segreto di bioingegneria, guidato dal dottor Trollenberg, che cerca di costruire un super soldato ibrido che possegga il DNA del Linguafoeda acheronsis: il roboante nome latino dell’Alien che tutti conosciamo. Il risultato è un letale e gigantesco guerriero metà robot metà alieno.

Terminator vs Predator secondo Mel Rubi
Terminator vs Predator secondo Mel Rubi

Per combattere i piani di Skynet, John Connor affida alla sintetica Annalee Call il compito di attivare un virus che Connor stesso ha inserito nel software di Skynet, ma farlo non sarà facile. Visto che i Terminator hanno usato il DNA degli Aliens per i loro esperimenti, ci vorrebbe qualcuno con lo stesso DNA per combatterli… qualcuno come Ripley 8.

Ripley 8 secondo Mel Rubi
Ripley 8 secondo Mel Rubi

Il clone di Ellen Ripley è tornato sulla terra insieme a Call, ma è rimasto ai margini della società: è nata in laboratorio, non sa nulla della Terra né degli umani, quindi si sente estranea ovunque. Accetta la missione ma dopo un primo scontro con i Terminator viene rapita da un Predator.

Ripley vs Predator, secondo Mel Rubi
Ripley vs Predator, secondo Mel Rubi

I Predator e gli umani sono dalla stessa parte, così addestrano Ripley 8 perché possa affrontare le macchine di Skynet in uno scontro epocale… dove non è detto che Ripley ne esca viva… sempre che la sua sia vera vita!

Ripley 8 secondo Dwayne Turner
Ripley 8 secondo Dwayne Turner

È una forte emozione ritrovare Ripley, almeno nel mondo dei fumetti, il personaggio più ispirato e meno sviluppato di cinema e fumetti. La voglia di ucciderla pervade sceneggiatori e fumettisti e questo ci rende tutti orfani.
La storia è caciarona come sembra e se non lascerà tracci comunque è un gran divertimento vedere quest’ammucchiata di personaggi!

L.

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