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Predator: Hunters 3 (2017-07)

Cover di Doug Wheatley

Terzo strepitoso numero di “Predator: Hunters“, scritto da un mostro sacro come Chris Warner e disegnato da Francisco Ruiz Velasco.

Kehua Island, il tempo è arrivato

Kehua Island, i predatori arrivano… e sono umani.
Il nostro team di sopravvissuti ingaggia un manipolo di mercenari – lo immagino, perché non viene ben specificato chi sia quella gente – per un unico motivo: serve carne da macello…

Sembrano soldati, ma sono solo comparse destinate al massacro

D’improvviso la qualità della storia, finora altissima, si abbassa parecchio. Dopo una lunga e inutile chiacchierata con gli indigeni dell’isola vicina – ma che c’entra? Spero che avrà un senso più avanti e che non sia un semplice allungamento di brodo – si va tutti sull’isola mentre uno dei mercenari prende in giro Nakai perché… boh, così, senza motivo.

Bei disegni, pessimi dialoghi

Ho capito che serviva rendere antipatici i mercenari, così il lettore non si dispiace quando il Predatore li fa fuori, ma mi sembra un mezzuccio dozzinale che si poteva benissimo evitare.

Comincia il macello…

Malgrado tutta la tecnologia e la preparazione, i nostri eroi al momento dell’azione si comportano stupidamente come qualsiasi film visto finora: era lecito aspettarsi un po’ di più dal fumetto.
L’unica differenza tra loro e gli uomini di Dutch del film del 1987 è che loro hanno tute termiche che li rendono invisibili… ma anche no, visto che il Predator se li pappa senza problemi.

Una vittoria solo momentanea

Riusciti ad avere la meglio su un guerriero per superiorità di fuoco – e perché è un Predator “primitivo”, cioè con solo armi bianche – la storia sembra finita, ma tranquilli: il colpo di scena è che in realtà sull’isola ci sono quattro guerrieri in totale… quindi ne mancano ancora tre!

La caccia è solo all’inizio

Belli dinamici i disegni e l’albo si gusta con piacere, ma spero che le situazioni banali da filmetto di genere spariscano nei prossimi numeri…

L.

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Predator: Hunters 2 (2017-06)

Cover di Doug Wheatley

Secondo strepitoso numero di “Predator: Hunters“, scritto da un mostro sacro come Chris Warner e disegnato da Francisco Ruiz Velasco.

Il gruppo dei sopravvissuti agli scontri con i Predator è al completo, con l’arrivo di Mandy Graves, grintosa guerriera che ancora ha incubi dopo il suo incontro un guerriero.

I cacciatori ci sono e le armi… be’, quelle davvero non mancano.

Abbiamo anche la preda: un cacciatore su un’isola sperduta nell’oceano, che rapisce pescatori, li nutre per poi cacciarli nell’isola. Insomma, un Predator che si comporta come il mitico conte Zaroff!
Non serve altro al gruppo capitanato dalla coriacea Jaya Soames.

Gli splendidi e ultra-dinamici disegni di Velasco ci guidano in quello che corre seriamente il rischio di essere un dannato capolavoro…

L.

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Aliens vs Predator – Panel to Panel (2006)

AvP_PanelL’arrivo nei cinema del film del 2004 di Paul W.S. Anderson permette alla Dark Horse Comics di sparare a mitraglia ristampe a iosa dei propri due alieni preferiti, sia in solitaria che nei loro epici scontri.
Prima delle raccoltone Omnibus del 2007 dedicate a questi personaggi, subito dopo il film la casa produce dei romanzi inediti firmati da specialisti del genere: romanzi purtroppo inediti in Italia e che presenterò a breve nel mio blog 30 anni di Aliens.

Illustrazione completa di Mark A. Nelson per "Aliens: Book One" (1988): la prima ad arrivare in Italia!
Illustrazione completa di Mark A. Nelson per “Aliens: Book One” (1988): la prima ad arrivare in Italia!

Il 14 giugno 2006 la DHC presenta un art book delizioso: “Aliens vs Predator: Panel to Panel” con introduzione del grande Chris Warner, che presenta pagine scelte dai quasi vent’anni di saghe aliene.

La mitologica illustrazione di Dave Dorman per il sesto numero della saga "Aliens vs Predator" (1990)
La mitologica illustrazione di Dave Dorman per il sesto numero della saga “Aliens vs Predator” (1990)

192 pagine di splendide illustrazioni utilizzate in tanti anni di copertine e in tavole prese dalle migliori saghe.

Illustrazione di Mike Mignola per il numero zero di "Aliens vs Predator" (1990)
Illustrazione di Mike Mignola per il numero zero di “Aliens vs Predator” (1990)

Per un fortunato caso del destino ho seguito sin dalla nascita il fenomeno degli Aliens Comics, come ho più volte raccontato in questo blog, quindi sfogliare questo volume e riconoscere ogni singola illustrazione è stato un tuffo nei ricordi stupendo: ogni albo mi ha dato un qualche tipo di emozione, positiva o negativa che fosse, per cui è per me è come sfogliare un album di famiglia.

Illustrazione di John Bolton per "Deadliest of the Species" (1996)
Illustrazione di John Bolton per “Deadliest of the Species” (1996)

Un’opera spettacolare che regala il meglio di quai vent’anni di mondo alieno.

L.

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Aliens vs Predator: War (1995)

Spettacolare cover di Duncan Fegredo per l'edizione digitale 2013
Spettacolare cover di Duncan Fegredo per l’edizione digitale 2013

Tra il gennaio del 1992 e il febbraio del 1993 – proprio durante il periodo d’oro in cui bazzicavo un fumettaro specializzato in fumetti americani – la Dark Horse Comics pubblicava una rivistina gratuita e in bianco e nero dal titolo “Insider”, una specie di volantino pubblicitario delle uscite mensili molto ben curato. Nel periodo specificato, il “paginone centrale” era costituito dal più prezioso dei tesori: tavole di Chris Warner che, con i testi di Randy Stradley, continuavano la storia dove finiva Aliens vs Predator (1990). Se questo non vi dà un brividino, potete anche saltare questo post…
Conservavo gelosamente ogni numero e sbavavo nell’ammirare la mia amata Machiko vestita da Predatrix, poi purtroppo la vita mi ha portato altrove e l’ho persa di vista. Molti anni dopo, è stata una profonda emozione scoprire che quella storia è stata ampliata (e colorata) ed è diventata il numero zero di “Aliens vs Predator: War“, apparso dal maggio del 1995.

Chris Warner e la sua Machiko
Chris Warner e la sua Machiko

Dopo la citata introduzione disegnata da Warner – in cui Machiko vestita da Predator partecipa ad una caccia su un pianeta alieno, catturando una Regina e rischiando più volte la vita – Mike Manley prende in mano i disegni della restante saga in quattro parti.
Conosciamo così la vita di Machiko, unica umana accettata tra i cacciatori Predator ma in realtà la segregazione non conosce limiti: il fatto che la lascino vivere con loro non significa che l’abbiano completamente accettata. È sempre una aliena tra loro.
Mentre si prepara una nuova caccia, Machiko nell’astronave incontra un Predator dalla mano monca: è il protagonista di Aliens vs Predator: Duel (1995), che insieme ad un umano ha affrontato i terribili Aliens.

Mike Manley e gli xenomorfi a confronto
Mike Manley e gli xenomorfi a confronto

I collegamenti non finiscono qui, perché nel frattempo riesce a trovare un porto sicuro l’astronave Nemesis persa nello spazio, superstite della storia Aliens: Berserker (1995).
La Compagnia è disposta a pagare bene i tre superstiti della Nemesis a patto però che dimentichino l’accaduto e firmino un patto di segretezza su quanto hanno vissuto. La situazione si scalda perché i tre non hanno alcuna intenzione di dimenticarsi degli amici morti per mano aliena, ma il problema passa subito in secondo piano quando la base è presa d’assalto dai Predator.

Il pianeta comincia a farsi affollato
Il pianeta comincia a farsi affollato

Il pianeta in questione, infatti, è stato scelto per una caccia e “infettato” con gli Aliens. Ora i Predator sono calati e iniziano ad uccidere tutto ciò che si muove, umani compresi.
Scoperto questo, Machiko non può rimanere indifferente: va bene che ha detto addio all’umanità, ma non può permettere un tale massacro di propri simili. Dirotta dunque l’astronave dei Predator per atterrare e dare aiuto agli umani… senza sapere che la Regina Aliena a bordo si è liberata durante la manovra.

Largo al Berserker!
Largo al Berserker!

Lo scontro finale è una splendida caciarata di “tutti contro tutti”: Aliens, Regina Aliena, Predator, Predatrix, umani, androidi… e arriva pure l’armatura Berserker! Una battaglia campale inter-razziale come non se ne è mai vista, una parata di personaggi in lotta gli uni con gli altri.

Ammucchiata finale!
Ammucchiata finale!

Non rimane che salutare Machiko, che alla fine ha dovuto rinunciare ai Predator per tornare tra gli umani… ma sarà questa la sua casa? Non temete: la Predatrix tornerà… e la guerra sarà ancora più epocale!

L.

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Aliens vs Predator: Duel (1995)

Cover di Chris Warner
Cover di Chris Warner

Una delle più grandi saghe di successo del fumetto americano – Aliens vs Predator (1990) – si conclude con la samurai del futuro Machiko che rimane a vivere sola su Ryushi, un pianeta ormai dimenticato, con sulla fronte il tatuaggio del clan dei Predator: è una Predatrix a tutti gli effetti! Tempo dopo arriva uno strano segnale di soccorso dal pianeta e una missione di Colonial Marines parte per scoprire di cosa si tratti: la prima tappa, ovviamente, è a casa di Machiko Noguchi.
Così inizia “Aliens vs Predator: Duel“, marzo 1995, la splendida storia in due parti con cui il mitico Randy Stradley riprende in mano il discorso iniziato qualche anno prima.

Phil Norwood scatena la furia aliena in "Aliens vs Predator: Blood Time"
Phil Norwood scatena la furia aliena in “Aliens vs Predator: Blood Time”

In realtà Stradley già nel settembre 1994, all’interno del numero 25 della rivista “Dark Horse Comics”, aveva ripreso possesso dalla saga aliena con una storia brevissima: “Aliens vs Predator: Blood Time“. Poche pagine per mostrare una caccia in stile Predator, per ricordare che questi amano affrontare gli Aliens perché sono nemici formidabili, ed è un rito di passaggio fondamentale per la loro cultura.
Chi uccide un Alien si ricopre d’onore, ma chi ne è ferito… viene lasciato in mezzo agli xenomorfi a fare da “incubatrice” per nuova futura cacciagione. Non è una razza di personcine a modo, ma di fieri cacciatori.

Lo sguardo che uccide
Lo sguardo che uccide

Nel marzo del ’95 dunque Stradley torna ad inserire umani nel mondo alieno, pronto a nuove grandi avventure.
I Colonial Marines non trovano Machiko nella sua casa solitaria su Ryushi e decidono di raggiungere il punto da dove è partito il segnale di soccorso, e trovano una strana astronave atterrata malamente tra le montagne: un’astronave con a bordo un Predator svenuto ed una Regina Aliena incatenata, morta. O così credono…
In un attimo si scatena l’inferno, perché i marines hanno appena messo piede in un territorio di caccia dall’equilibrio molto delicato: sono cioè in una zona piena di Aliens che scorazzano e di Predator che danno loro la caccia. Gli uomini non erano previsti, ma un trofeo in più non si rifiuta mai…

Scontro di titani firmato Javier Saltares
Scontro di titani firmato Javier Saltares

Stradley è un maestro in queste storie e gli bastano due soli numeri per creare una storia splendida – disegnata da Javier Saltares e inchiostrata da un giovane Jimmy Palmiotti, tra i futuri padri del nuovo Jonah Hex – con il gruppo di umani costretti a difendere i loro corpi delicati dalle due razze aliene più violente e letali dell’universo.
Assediati nella casa abbandonata da Machiko – non temete, sapremo presto dov’è andata la samurai Predatrix – i protagonisti sapranno lottare con onore contro tutto e tutti, guadagnandosi il rispetto dei Predator… che all’onore tengono moltissimo.

L.

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Barb Wire 1 (2015)

Cover di Adam Hughes
Cover di Adam Hughes

A vent’anni di distanza il mitico Chris Warner festeggia con la sua Dark Horse Comics un personaggio tanto d’impatto quanto sfortunato: Barb Wire, grintosa actiongirl il cui nome è un gioco di parole tra la Barbie e il barbed wire, “filo spinato”.
Dopo una serie regolare nel ’94-’95 e una miniserie nel ’96, lo stesso anno di un orripilante film con Pamela Anderson, la giustiziera bionda creata da John Arcudi scompare nel nulla. Questo luglio Warner ai testi e Patrick Olliffe ai disegni la riesumano… ma non sembra una seria che durerà a lungo.

Barb Wire è una agente speciale di Steel Harbor dalle maniere spicce e dal pugno tosto, e reagisce molto male quando qualcuno le rivolge la parola con la B: no, non bitch… ma babe.
In questo primo nuovo numero incontra gente strana che spara ridicole minacce come se fossimo ancora nei ridicoli anni Novanta: dubito che questa nuova serie lascerà il segno…

L.

Aliens: Colonial Marines (1993)

Cover di Robert Mentor
Cover di Robert Mentor

Dicembre 1992, gran brutto periodo per me. La scuola va malissimo e più mi impegno più fallisco. Per fortuna c’è il ricco fumettaro da cui andare per dimenticare gli orrori scolastici, e quel Natale c’era un regalo speciale sotto l’albero: Dark Horse Presents annunciava l’imminente uscita di una saga titanica.
Quel dicembre scoprii che la Dark Horse Comics aveva messo in cantiere ben 12 numeri di una testata che prometteva scintille: “Aliens: Colonial Marines” di Chris Warner. La data ufficiale è del 1° gennaio 1993, ma sono abbastanza convinto di aver avuto il primo numero tra le mani già a fine dicembre.

Di cosa parla questa lunga saga? Bella domanda…
Il fumettaro chiuse prima che potessi ultimare i dodici numeri e in epoca pre-internet non era facile rimediare fumetti in contemporanea con gli USA. Comunque non mi sforzai più di tanto: i primi numeri non mi erano proprio piaciuti.

La grintosa Carmen Vasquez secondo Tony Akins
La grintosa Carmen Vasquez secondo Tony Akins

Nell’ottobre 1994 la consueta PlayPress porta in Italia – con la traduzione del fedele Michele Camarda – e anni dopo ho provato a rileggere con calma ed attenzione la saga… ma niente, non mi piace: è solo un guazzabuglio di storie e tematiche con disegni che cambiano in corso d’opera.

Quello che posso dirvi è l’unico elemento che all’epoca mi intrigò assai: la presenza nella prima parte della saga di Carmen Vasquez… la sorella della Vasquez del film Aliens (1986), interpretata dalla mitica Jenette Goldstein.
Al di là di questo, è solo un confuso alternarsi di eventi incomprensibili: mi rifiuto di provare di nuovo a leggerla…

L.

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Terminator – Hunters and Killers (1992)

Cover di John Taylor Dismukes
Cover di John Taylor Dismukes

Subito dopo The Enemy Within e prima del capitolo conclusivo End Game, la Dark Horse Comics affida ad un tris di sceneggiatori – Toren Smith, Adam Warren e Chris Warner – il compito di presentare una storia di Terminator totalmente diversa, qualcosa che non vada a toccare la continuity cine-fumettistica: nasce così l’intrigante “Hunters and Killers”, che esordisce nel marzo del 1992 con i disegni di Bill Jaaska.
Con la traduzione di Federico Zanettin, il fumetto arriva in Italia nel novembre dello stesso 1992 come numero 9 della collana “Nova Comix” (Granata Press): il titolo è “Cacciatori e assassini”.

HuntersKillersSiamo sempre nel canonico 2029 ma stavolta non ci troviamo nell’America di John Connor, dove i viaggi nel tempo sono usanza addirittura quotidiana, bensì nella Russia che a quanto pare ancora non si è risollevata dalle ceneri dell’Unione Sovietica. (Va ricordato che la storia esce negli USA a pochi mesi dalla caduta ufficiale del Comunismo!)
I ribelli che lottano contro le macchine non sono solo dei normali cittadini: i più professionali sono ex spetsnaz, fenomenali soldati superaddestrati che tanto hanno infiammato l’immaginazione americana. (Solo cinque anni prima di questo fumetto è apparso al cinema il più famoso di questi soldati: Red Scoprion, interpretato dal giovane Dolph Lungren.)
Gli eroi della storia sono il rude Sergej e la saggia Larissa, che devono portare a termine una missione delicatissima per attivare un sommergibile nucleare sì da fermare la MIR: la nascente entità artificiale che nella Russia sta diventando quello che Skynet è per l’America.

Sergej e Larissa, disegnati da Bill Jaaska
Sergej e Larissa, disegnati da Bill Jaaska

Fra azioni mozzafiato e intriganti risvolti di sceneggiatura, la saga russa – vista sempre attraverso le potenti lenti americane – lascia un buon ricordo e si rilegge sempre con gran piacere. Ricordo che all’epoca della sua uscita americana, quando bazzicavo un fornito fumettaro di Roma, la pubblicità su DHP (Dark Horse Presents) rivelava quello che consideravo un grande colpo di scena: ma sono pazzi, mi chiedevo, a pubblicizzare una scena svelando qualcosa di così potente? Per fortuna era tutta una tattica: gli sceneggiatori avevano pronto un contro-colpo di scena!
Saga gustosa, da recuperare.

L.

Terminator – Tempesta (1990)

Cover di Chris Warner
Cover di Chris Warner

Il 19 dicembre 1991 la Penta Video di Berlusconi portava in Italia “Terminator 2. Il giorno del giudizio” con una copertura mediatica che oggi farebbe impallidire. Speciali a manetta in TV, servizi su riviste e quotidiani e via dicendo: e per chi (come me) stravedeva per il robottone, era una manna dal Cielo.
In quel periodo arrivò nelle edicole la novelization a fumetti del film, uscita negli USA a settembre: sono quasi sicuro di averla letta prima di vedere il film al cinema (era il periodo in cui volevo sapere tutto e subito dei film: non c’era internet, quindi non era affatto facile!) tanto che una volta al cinema mi accorsi che mancava una scena, quella in cui Sarah Connor stacca il chip del Terminator e John la convince a non distruggerlo. (La scena identica è stata ripresa nell’episodio 1×02 della serie TV Sarah Connor Chronicles, riferita però al Terminator Cameron.)
terminator2Insomma, non ricordo altro del fumetto, né la casa italiana né la data di uscita, invece sono riuscito a conservare negli anni la pubblicazione che quel dicembre 1991 la bolognese Granata Press portò in edicola, come numero 1 della collana “Nova Comix” (diretta da Luigi Bernardi): “Terminator”.
Titolo secco, senza alcuna scritta né spiegazione, senza sottotitoli né editoriali: solo in un angolino interno potevi leggere “Terminator. Tempesta (parte prima)”.
Chi all’epoca leggeva il confusionario mondo Marvel magari era abituato ai casini infiniti dei fumetti americani, ma per un bonellide come me quella vaga vaghezza inquietava assai. Però non potevo resistere e comprai quello che – ho scoperto dopo – era il primo numero di una trilogia… mai completata in Italia!

Il grande John Arcudi (che l’anno successivo potei apprezzare nel mitico Predator: Big Game) ci porta nella Los Angeles del 2029 ed affida all’altrettanto grande Chris Warner il compito di ricreare il mondo apocalittico con l’umanità in guerra contro Skynet.
Sono passati tre mesi dal tentativo di John Connor di cambiare il passato (cioè, plausibilmente, le vicende del primo Terminator) ed ora un manipolo di soldati con a capo il colonnello Mary usano la macchina del tempo per un estremo tentativo: tornare nel passato e fermare il progetto Bellerophon, che porterà alla nascita di Skynet.
La Los Angeles del 1991 non è certo meno pericolosa, ma se non altro è così piena di svitati che un gruppo di soldati del futuro non avrà problemi a mimetizzarsi.
Ovviamente i T800 sono subito sulle loro tracce e “tornano” anche loro in città: inizia una caccia selvaggia e uno scontro senza esclusione di colpi.

Tre Terminator, disegnati da Chris Warner
Tre Terminator (HC875.S, C890.L, C850.D e I825.M), disegnati da Chris Warner

Tanta azione scoppiettante in vignette dinamiche con tanti testi incastrati qua e là. Tanti spunti, come per esempio I825.M: metà uomo, metà Terminator, usato come medico di campo dagli eserciti di Skynet ma che poi sceglie di passare con gli umani.
Bella l’idea che gli scienziati moderni del progetto Bellerophon abbiano messo le mani sui resti del primo Terminator, quello distrutto da Sarah Connor. Questo è un elemento che contrasta leggermente con la sceneggiatura di James Cameron per il secondo film, e fa pensare ad un prequel. Ma attenzione…

Io ho sangue archivista nelle vene quindi vado a spulciare gli archivi.
Terminator 2 [1991-12-19]Il 13 giugno 1990 la Carolco Pictures Inc. e la Tri-Star depositano il copyright, con validità retroattiva dal 22 maggio 1990, del materiale fotografico per il film Terminator II (con il “2” a numeri romani) basato su una sceneggiatura di James Cameron.
In realtà è già dall’agosto del 1987 che è depositata una sceneggiatura di John Wall per Terminator II e visto che questo autore rinnova il copyright nel 1989, dal 16 gennaio 1990 la Carolco specifica che ogni titolo con “Terminator” è suo!
Non sappiamo cosa abbia inventato questo John Wall, ma di sicuro la sceneggiatura di Cameron che abbiamo visto al cinema esisteva almeno dal maggio 1990: quando il successivo 1° agosto esce negli USA il fumetto The Terminator: Tempest, John Arcudi ha avuto modo di leggere il testo di Cameron? Ricordo che il film uscirà al cinema solo il 3 luglio 1991: quasi un anno dopo il fumetto.
Malgrado i personaggi e le situazioni del fumetto siano diverse dai film, gli uffici della Cyberdyne sono straordinariamente simili a quelli visti su schermo, inoltre scopriamo che i T800 venuti dal futuro aiutano gli scienziati di oggi a mettere le mani su qualcosa che farà procedere velocemente le conoscenze tecnologiche che porteranno a Skynet: cioè i resti del primo Terminator, quello ucciso da Sarah Connor nel film del 1984. Visto che nel film Terminator 2 gli scienziati hanno già quei resti, e non può essere un omaggio di Cameron al fumetto (visto che la sceneggiatura l’ha scritta diversi mesi prima) c’è da chiedersi se non si tratti di una convergenza creativa molto ghiotta. (O se, semplicemente, Arcudi tramite la Dark Horse non abbia avuto modo di leggiucchiare la sceneggiatura di Cameron.)

terminator_vol1Sfruttando l’eco del film, il 1° settembre la Dark Horse raccoglie in volume The Terminator: Tempest, con copertina di John Bolton; il 20 febbraio del 2008 entra a far parte nel grande volume The Terminator Omnibus, volume 1, che la nostrana MagicPress porta subito in Italia con il titolo The Terminator 1, in vendita dal 26 settembre 2008.
Questa che ho presentato è la prima edizione italiana, arrivata in edicola nel dicembre 1991 (insieme al film). Non è purtroppo specificato il nome del traduttore, quindi cito i redattori: Andrea Accardi e Giancarlo Carlotti. Invece l’edizione MagicPress è stata ritradotta da Michele Amadesi.

L.