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Wolverine (2010) Sex + Violence

Cover di Gabriele Dell'Otto
Cover di Gabriele Dell’Otto

Oggi è San Valentino e si avvicina l’uscita italiana del film Logan (2017): esiste un modo per parlare di entrambe le cose? Sì, e si chiama “Sex + Violence“.

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Perché a San Valentino bisogna per forza parlare di amore puro e zuccheroso? Anche quello rozzo e irruento è pur sempre amore…

wolverinesexviolence_aComprato nel 2011 su consiglio del romanziere Stefano Di Marino, questo volume cartonato è davvero un piccolo capolavoro: non trovo le parole per descrivere la bellezza dei disegni del nostro Gabriele Dell’Otto e la carta patinata ne esalta ogni geniale vignetta.

È un albo Marvel quindi non aspettatevi davvero il “sex” promesso dal titolo, ma di sicuro la tensione erotica tra Wolverine e Domino è ampiamente palpabile.

La donna ha aiutato la Loggia degli Assassini a mettere a segno un colpo ma poi si è resa conto che la cosa era troppo “cattiva” anche per lei e ha sabotato il colpo. Così ora si ritrova una secchiata di cattivi che le vogliono far male e mentre Logan cerca di capire cosa stia succedendo… si ritrovano entrambi in un fiume di pallottole.
Massacrare gente tanto stupida da sparare ad un immortale mette su di giri… e i due festeggiano la fine della sparatoria con uno scontro molto più fisico…

wolverinesexviolence_bFinita la spupazzata, arrivano altri assassini che dicono le solite cose stupide che dicono tutti i cattivi Marvel, ma per fortuna le battute che si scambiano Wolverine e Domino sono talmente divertenti ed ispirate che salvano capre e cavoli.

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Craig Kyle e Christopher Yost fanno un ottimo lavoro e rendono i dialoghi al minimo, perché la forza di questa storia è tutta nelle rutilanti scene d’azione violenta che Dell’Otto rende da Dio: ogni pagina è goduria pura e risfogliarle dopo tanti anni mi è davvero piaciuto tantissimo.
“Frasi maschie” irresistibili e sangue a ettolitri: si può chiedere di più a San Valentino?

Una comparsata di X-23
Una comparsata di X-23

Kyle e Yost non resistono a far fare una comparsata alla loro creatura, la giovane X-23, e questo significa che può partire ufficialmente il mio ciclo inter-blog sul rapporto fra questi due personaggi.
Restate sintonizzati…

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Scheda etrusca:

Sex + Violence (parte 1-3, settembre-novembre 2010)
di Craig Kyle e Christopher Yost, disegni e colori di Gabriele Dell’Otto
Marvel Graphic Novels n. 19 (marzo 2011)
Traduzione di Fabio Gamberini

L.

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Fatale (2012)

Cover di Sean Phillips
Cover di Sean Phillips

Nel 2013 la collana “Collezione 100%” della Panini Comics porta in Italia i primi cinque numeri di una serie della Image Comics davvero particolare: “Fatale”.
Il mitico sceneggiatore Ed Brubaker e il grande disegnatore Sean Phillips uniscono le loro forze per una grande contaminazione: arricchire il grande mondo del noir anni Cinquanta con temi ed atmosfere tratte dalle opere di H.P. Lovecraft.
Per quanto sia grande la mia venerazione nei confronti di Brubaker, non considero questa operazione del tutto riuscita.

Con la cura di Aurelio Pasini e la traduzione dell’ottimo Fabio Gamberini, la celebre casa modenese presenta ai lettori italiani “Libro uno. La morte alle costole”, raccolta dei primi cinque numeri della saga (apparsi in patria da gennaio a maggio del 2012).
Tutto inizia con i funerali del romanziere Dominic Raines, dove il suo figlioccio Nicolas Lash incontra Josephine detta Jo, donna misteriosa che giustifica la sua presenza raccontando che sua nonna era amante di Raines. Sembra un incontro fortuito, ma la donna piomberà nella vita di Raines come un uragano, cercando di salvarlo da misteriosi assassini senza però riuscire ad evitare che l’uomo subisca un incidente automobilistico in cui perderà una gamba.

Cover di Sean Phillips
Cover di Sean Phillips

Da qui si parte per un viaggio indietro nel tempo seguendo come scintilla il manoscritto inedito che Raines ha lasciato alla sua morte, datato giugno 1957 e intitolato Il lato perdente dell’eternità (The Losig Side of Eternity): classico espediente dello pseudobiblion (“libro falso”) di cui il buon vecchio Lovecraft ha spesso e volentieri fatto uso.

Dalla Los Angeles degli anni Cinquanta di questo primo volume, con una misteriosa setta satanica che cerca di mettere le mani sul testo di Raines, con il secondo volume “Gli affari del diavolo” – che raccoglie i numeri da 6 a 10, giugno-novembre 2012 – si salta nella Los Angeles degli anni Settanta, dove Josephine è sempre giovane e si alternano le vittime che finiscono sotto le sue mani.
Le fusioni temporali e gli elementi lovecraftiani hanno intorbidito la lettura in entrambe le volte che ho provato ad affrontare questa saga. Il vagare (e divagare) tra vari personaggi buttati dentro velocemente e poco sviluppati è un elemento di fastidio che non mi aspettavo da un Brubaker invece di solito molto bravo ad affascinarti con un personaggio già alla prima vignetta: in effetti di Nicolas Nash ci si intriga subito… ma rimane purtroppo protagonista solamente delle poche pagine di prologo ed epilogo dei due volumi.
Ho provato e riprovato, con le migliori intenzioni, a leggere questi due volumi ma non c’è stato niente da fare: già dopo poche pagine il fastidio è tanto e la confusione della storia fa passare rapidamente la voglia di girare pagina. Spero di riuscire a trovare i numeri successivi per spiluccarli e cercar di capire se magari poi la saga migliora…

L.

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Fatale 1 (2012)

Fatale 1Ripropongo la mia recensione di “Fatale 1. La morte alle costole” (2012), fumetto edito nel 2013 da Panini Comics con le firme di due pezzi da novanta: Ed BrubakerSean Phillips.
Uscito originariamente in cinque parti tra il gennaio e il maggio del 2012, in Italia è raccolto in volume da “Collezione 100%” con la traduzione di Fabio Gamberini.
Questa recensione è apparsa su ThrillerMagazine il 5 febbraio 2013.

È un giorno triste per Nicolas Lash, quello in cui assiste al funerale del suo padrino Dominic “Hank” Raines, ma ben presto scopre che quello che considerava come un parente aveva molti segreti che ha scelto di portare con sé nella tomba.
Malgrado un editore di New York offra una cifra considerevole, nessuno sa dove Raines abbia nascosto “Il lato perdente dell’eternità”, il libro che ha scritto nel 1957 e che non ha potuto pubblicare, vista la scabrosità dell’argomento. Quando Lash viene avvicinato da una misteriosa ed affascinante donna che si presenta solo come Jo, immagina che si tratti ancora dei segreti della criminalità che il vecchio Raines aveva conosciuto negli anni Cinquanta. Non sa che ha torto e ragione allo stesso tempo.
Lash vuole capire chi è stato veramente Hank Raines, e sta leggendo di nascosto il suo libro proprio per questo. Ma ci sono cose che non sembrano trovare una spiegazione chiara, come la femme fatale che Raines conosce negli anni Cinquanta, una donna misteriosa di nome Jo; i seguaci di una sanguinaria setta segreta che promette morte e distruzione; i riti occulti e terribili che sembrano risvegliare un’entità da romanzo pulp… Ma soprattutto la traduzione pericolosa di una pergamena ancora più pericolosa. Come spiegare tutto questo? Lash oggi e Raines ieri, in entrambi i casi accompagnati da Jo, vivono parallelamente una storia assolutamente impossibile da catalogare.

Fatale1aQuando si parla di Ed Brubaker si pensa subito a storie nerissime di crimine e violenza, di vicoli bui ed eroi tormentati. Si pensa a serie di grande successo come Criminal e Incognito, ma anche a storie da galera come quella in cui Devil, Kingpin, Bullseye e il Punisher si ritrovano tutti nella stessa prigione. Insomma, in una parola Brubaker è l’essenza stessa del pulp noir, e in questo assolutamente La morte alle costole – prima puntata della serie Fatale – troviamo omaggi di qualità ad ogni aspetto della letteratura d’intrattenimento.
Dal war movie con i nazisti sfrenati all’horror lovecraftiano con le divinità mostruose e tentacolari; dal crime anni Cinquanta alla narrazione in cui passato e presente si fondono; dal noir al paranormale più spaventoso. Passando ovviamente per gli pseudobiblia tanto amati dagli autori dei racconti pulp degli anni Trenta.
Tutto questo è il Brubaker di Fatale: un abile cuoco che sa usare gli ingredienti più disparati e all’apparenza difficilmente abbinabili per creare un piatto di prima scelta, che stupisce ed appassiona. Non è una lettura d’intrattenimento, ma di grande impatto e forza emotiva.
Dall’altro lato, però, è anche un grande omaggio a tutte quelle narrative di genere a cui si sono dedicati i grandi scrittori del passato.
Non resta che la domanda tipica della narrativa pulp: cosa accadrà nel prossimo episodio?

L.

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Cicatrici

CicatriciNello stesso periodo (giugno 2013) in cui Warren Ellis debuttava anche nelle librerie italiane con il suo primo romanzo, La macchina dei corpi (Longanesi), non si dimenticava certo che il suo terreno di caccia preferito è quello del fumetto: è in questo universo che è diventato una firma eccellente del noir e del poliziesco più duro. E lo dimostra con “Cicatrici”, una storia nera che colpisce il lettore con la forza di una frustata: quando il dolore passa, rimane un segno profondo.
L’intero ciclo di sei numeri di “Scars” è presentato da Panini (Collezione 100% Panini Comics) con un’introduzione di Gianluca Morozzi e la traduzione di Fabio Gamberini.

John Cain va ad arricchire il già nutrito esercito di poliziotti dal passato doloroso che la letteratura pulp (e non) ci ha regalato a piene mani: non è né originale né migliore di altri suoi “colleghi”. Per quanto profondo sia il suo dolore, sappiamo già tutto appena lo incontriamo, non ci stupisce né ci commuove la sua perdita inconsolabile. Per questo sin da subito ce lo facciamo amico e parteggiamo per lui, perché non c’è davvero niente di originale nel dolore: cosa c’è di più banale della morte di una persona cara? La morte è sempre ovvia, per questo noi lettori e John Cain diventiamo subito amici: ci intendiamo subito.
Cicatrici non è un poliziesco, malgrado racconti le indagini della polizia per trovare un mostruoso omicida e per evitare che faccia a qualche altra bambina il macello (nel vero senso della parola) che ha fatto alla piccola Tiffany Payne. (Anche il cognome è ovvio e banale: pain, dolore.) Cicatrici è un noir perché racconta la discesa all’inferno del detective John Cain (Caino, ovvio no?) che, capito ben presto chi sia l’assassino, non vuole assicurarlo alla giustizia: vuole massacrarlo. Vuole farla pagare a lui perché ad altri non gli è riuscito di farla pagare: cosa c’è di giusto in questo? Niente, come niente è ormai la vita di Cain.

I tratti in bianco e nero di Jacen Burrows accompagnano una storia che non indugia sul rosso del sangue versato (e se ne versa davvero tanto!) ma sul nero del tessuto cicatriziale che rimane dopo, quando il dolore vero inizia: il dolore psicologico.
Possiamo trovare mille elementi in comune con altre mille storie simili, incontrate in romanzi, film o fumetti, ma è proprio questo il gioco di Ellis: dirci che la violenza e la morte non ha nulla di originale, ma questo non vuol dire che non faccia male. Ogni volta come se fosse la prima volta. L’autore ci dice che il male vero è quello più banale, che la soluzione giusta è sempre quella più semplice, che il sangue ha sempre lo stesso colore: nero!
Una storia intensa da gustare in ogni suo singolo tratto: davvero un prodotto fenomenale.

L.

Deadpool uccide i classici

DeadpoolClassiciArriva anche in Italia la divertentissima saga “Deadpool uccide i classici” (Deadpool Killustrated, aprile-giugno 2013), che la Panini Comics presenta nella collana “Marvel Icon” n. 15 (novembre 2013).

Lo sceneggiatore Cullenn Bunn, con i disegni del nostrano Matteo Lolli – traduzione di Fabio Gamberini – ci guida in un viaggio roboante e rocambolico fra i grandi classici della letteratura in un intento demente e assurdo come solo Deadpool sa concepire: uccidere tutti i classici!
Un’idea del genere non andrebbe neanche spiegata, tanto è folle, invece purtroppo alla chiacchiera noiosa targata Marvel viene dedicato troppo spazio, così spesso la lettura diventa un po’ farraginosa. Per fortuna le battute metaletterarie e i non-sense del protagonista ci aiutano a mandare giù la pillola.

Lo spazio dedicato ai giochi con i classici è poco, ma non mancano ghiotti siparietti con Sherlock Holmes o il mostro di Frankenstein!
Di sicuro però il mercenario dalla bocca larga ci ha abituato a ben altre avventure: è una bella saga ma non si ride più di tanto, e il finale è troppo sbrigativo per lasciare una buona impressione…

L.