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Terminator vs Robocop: Kill Human (2011)

Cover di Tom Feister
Cover di Tom Feister

Mancava un tassello nella storia di Robocop a fumetti, e cioè il secondo scontro con il robot per eccellenza (dopo quello firmato da Frank Miller): ecco dunque “Terminator vs Robocop: Kill Human“, scritto dal britannico Rob Williams e disegnato splendidamente da P.J. Holden.

Due mascelle d'acciaio!
Due mascelle d’acciaio!

Siamo di nuovo nel futuro buio dove Skynet sta sterminando gli umani, e stavolta ci è quasi riuscita: Lauren Amendola, la protagonista, potrebbe essere l’ultima donna in vita. Per sfuggire all’attacco di un T800 va a rintanarsi in un quello che scopre essere un museo della tecnologia, dove Skynet espone – non si sa a favore di chi! – la storia delle macchine che hanno portato alla sua nascita. Lauren riesce ad aprire una teca in cui è esposto Robocop un secondo prima di essere raggiunta dal T800: come per magia Murphy si risveglia nel futuro e inizia a prendere a calci Terminator!
RobocopTerminator_AAttivato uno stupido Ed209, che stavolta è utile perché mitraglia T800 a raffica, Murphy consulta un computer e scopre che Skynet considera davvero Lauren l’ultima umana esistente. Scopre però qualcos’altro: un impulso irresistibile… ad uccidere umani.
Un colpo in fronte e Lauren cade a terra: Robocop ha appena ucciso l’ultimo essere umano…

Ancora confuso per lo strano mondo in cui si è risvegliato e per l’insano gesto appena compiuto, Murphy non si dà pace al pensiero che non esista più l’umanità. Parlando con Skynet – rappresentato in forma femminile – scopre che viene considerato “non una minaccia”, perché in fondo anche lui è un robot.
Murphy vuole sistemare le cose e si fa spiegare come tornare indietro nel tempo: come cioè tornare al momento… in cui Schwarzenegger sta distruggendo la Cyberdine!

Un bel salto indietro al 1991!
Un bel salto indietro al 1991!

Fatto fuori il T800 del secondo film, la missione di Robocop è aiutare… indovinate un po’? Sarah e John Connor!
Tende loro una mano e sgancia la frase storica:

Come with me if you want to live.

Si ricrea l’inseguimento elicottero-furgone del secondo film – e noto con piacere che il terzo film viene bellamente (e giustamente) ignorato – ma stavolta è Murphy a guidare, non certo per la salvezza dei Connor. Loro sono solo una pedina in un gioco titanico: un gioco della guerra che Robocop ha iniziato, facendo scontrare Skynet… contro l’OCP.

Robocop Powerloader!
Robocop Powerloader!

Il nostro eroe infatti non è tornato subito indietro a prendere i Connor, prima si è fermato indietro nel tempo (!) a fondare la OCP, che in futuro creerà Robocop, così da poter contare su mezzi sufficienti per sfidare Skynet.
Il terribile atto finale di questa guerra si svolge in mezzo all’oceano, dove la flotta dell’OCP offre protezione ai Connor… ma forse è solo una trappola per attirare il T1000. Robocop dovrà ora prendere una decisione che forse un umano non sarebbe in grado di affrontare: fin dove potrai spingerti… per impedire la nascita futura di Skynet?

Fin dove sei disposto ad arrivare, per salvare l'umanità?
Fin dove sei disposto ad arrivare, per salvare l’umanità?

Lo stupendo finale corona una miniserie spettacolare che dimostra quanto la Dynamite sia regina incontrastata del pulp moderno, in quanto è l’unica casa che abbia regalato al povero Robocop un minimo di spessore.
Anche Terminator è stato trattato bene dalla Dynamite, ma poi l’apice lo toccherà con la splendida saga in 12 episodi che la Dark Horse Presenta dal #.
Questo scontro epico lascia il segno e non rimane che augurarci di leggere in futuro altri “scontri” simili.

L.

Robocop: Dead or Alive (2014)

Cover di Goñi Montes
Cover di Goñi Montes

Il nuovo film di Robocop è uscito e subito dimenticato, così che la Boom! Studios – l’unica casa che ancora provi a presentare fumetti con il personaggio – decide che non è il caso di continuare a parlare del nuovo fallimentare ropo-poliziotto cinematografico: è il momento di tornare alle origini!
«Lo compro per un dollaro!» con questo celebre tormentone del televenditore visto nel primo film, nel luglio del 2014 inizia la lunga saga nota col semplice titolo “Robocop” – ribattezzata poi Robocop: Dead or Alive per l’edizione TPB – scritta da Joshua Williamson e disegnata da Carlos Magno.

Carlos Magno ci riporta al Robocop del 1987
Carlos Magno ci riporta al Robocop del 1987

Dimenticate il remake-reboot, dimenticate gli esperimenti del mondo a fumetti e degli immani danni provocati da Frank Miller: tornate al film del 1987, perché è da lì che comincia il fumetto.
Robocop e la sua inseparabile Anne Lewis – che muore e rinasce a raffica – si muovono per le strade di Detroit affrontando tutti i pazzi e i criminali armati fino ai denti. Fiumi di pallottole inondano la città, mentre ogni squilibrato ha in casa un enorme arsenale.
Lewis è giustamente un po’ stufa di questa vita, e prova a fare l’esame da detective sperando che finalmente inizi la sua carriera: non le sorride affatto l’idea di rimanere agente a vita… come il suo partner.
Murphy ormai è una proprietà della OCP, le viene fatto notare: non c’è pensione né altro per lui, è solo un’apparecchiatura da usare. Lo stesso ragionamento lo fa Murphy, che quando scopre le intenzioni dell’amica – che in fondo sta cercando di allontanarsi da lui – la incoraggia e la spinge, in realtà confondendola.

Non vedrete mai un Robocop più violento di questo!
Non vedrete mai un Robocop più violento di questo!

Un giorno il sindaco ha la malaugurata idea che risolverà i problemi di Detroit: dichiara illegali tutte le armi che non siano impugnate dalle forze dell’ordine! Capite che in un paese come l’America, questo vuol dire guerra.
Lewis e Robocop si ritrovano a gestire rivolte su rivolte di gente che diventa violenta perché vuole avere un’arma per difendersi dai violenti… Va be’, per un europeo è davvero roba da camicia di forza, ma capisco che è un attacco profondo al cuore americano.
Uno degli artefici della “Get the Guns Initiative” è un certo John Killian, politicante locale… che fa un gran bel doppio gioco: sposa l’iniziativa davanti al sindaco, ma poi per strada infuoca la folla contro l’OCP cattiva.
Come apparirà chiaro ben presto, Killian è un super-cattivo che vuole usare tutte le armi confiscate per usarle nei suoi traffici: e già che c’è, approfitta della confusione per derubare gli archivi della OCP.

Una saga piena di sequenze spettacolari
Una saga piena di sequenze spettacolari

Sedata una rivolta popolare, di gente furiosa che vuole possedere armi, Robocop e Lewis per il momento hanno frenato i piani di Killian, ma in realtà il sindaco – amico del criminale – li penalizza: ora Robocop deve girare disarmato e Lewis viene promossa a detective… e nei fatti sepolta in un ufficio polveroso.
Quando Killian attua la seconda parte del suo piano – rapinare banche con gli stupidi Ed209 potenziati – c’è solo Murphy disarmato a tenergli testa. Non lo rimarrà a lungo, perché la Lewis scoprirà le prove della colpevolezza di Killian e, con Robocop alla guida di tutte le forze della OCP, inizierà una vera e propria guerra per le strade di Detroit.

E Robocop... segna!
E Robocop… segna!

Lo scontro fra criminali e cittadini esaltati da una parte e le esigue forze dell’ordine dall’altra sembra deciso in partenza, finché sul campo di battaglia piomba dal cielo Robocop: catapultato dal… RoboCopter! (L’idea è geniale, peccato che nella vignetta successiva l’apparecchio venga subito distrutto…)
Uno scontro violento ed epico completa quella che ha tutta l’aria di essere un addio: è ora che Robocop saluti il mondo dei fumetti, sembra voler dire questa lunga saga di 12 numeri, conclusasi nel giugno 2015. E lo fa tornando alle origini.
Anne Lewis si infila la divisa da agente e chiama Murphy per tornare in azione, e il suo partner di sempre la segue, correggendola: «Chiamami Robocop».
Una storia ottima, come non si vedeva da tanti anni, credo sia il modo migliore di congedare il personaggio: se questa o un’altra casa si azzarderà a ripescare Robocop, dovranno avere per le mani una storia dannatamente buona!

Goodbye, Murphy...
Goodbye, Murphy…

Una curiosità. La dottoressa che cura Robocop non poteva chiamarsi Lazarus – nome creato dalla Dark Horse e poi usato da Frank Miller per il terzo film – ma il personaggio c’è ed è identico… però si chiama dottoressa Tyler.

Addio, Murphy, e spero ti lascino in pace…

L.

RoboCop: Hominem ex machina (2014)

Cover di Jason Copeland
Cover di Jason Copeland

Siamo sempre nel febbraio del 2014, il nuovo film di Robocop è al cinema e la Boom! Studios sta cercando di spremere ogni briciola di notorietà sia rimasta nel marchio che stringe tra le mani.
Ecco dunque la terza uscita del mese “Hominem ex machina“, scritto da Michael Moreci (Hoax Hunters, Chaos) e disegnato da Jason Copeland.
Ok, non chiedetemi perché abbiamo scritto “hominem” (accusativo) invece di un più plausibile “homo” (nominativo), è noto che gli americani usano un latino tutto loro che non ha molti legami con quello che conosciamo noi. (Il “qui pro quo” di Hannibal Lecter è un caso storico: la locuzione è sbagliata, ma gli inglesi la usano da secoli con il significato di “do ut des”… quindi alla fine Lecter sbaglia per noi ma dice giusto nella sua lingua!)

RoboCop in azione
RoboCop in azione

RoboCop (con la C maiuscola) si aggira nelle strade di Detroit, notte e giorno, per spargere giustizia a suon di pistola laser. Eh già, niente pistole vere che se no i giovani lettori si mettono paura…
Dopo aver arrestato un uomo che dice di aver violato la legge per necessità, RoboCop deve affrontare la figlioletta dell’uomo che grida e lo accusa di essere un mostro. Proprio come era già successo per Prime Suspect (1992), che iniziava con una trovata identica, iniziano i dilemmi morali di Murphy.

Aspetta, ma 'sta scena non l'ho già letta nel '92?
Aspetta, ma ‘sta scena non l’ho già letta nel ’92?

Malgrado gli esami di laboratorio non evidenzino falle o malfunzionamenti nel suo organismo robotico, è ovvio che la capoccia di Murphy sta vivendo un brutto periodo: si sente in colpa, sebbene abbia scrupolosamente seguito la legge.
A nulla vale l’aiuto di Lewis – che da bianca bionda dei film qui diventa black buddy! – e la situazione peggiora quando il quartiere si infiamma e scoppia la rivolta: vogliono il corpo di RoboCop altrimenti scorrerà la violenza. E per farsi capire, sequestrano un pullman di bambini e minacciano di ucciderli.
Spinto da questa bojata di sceneggiatura, RoboCop scende in campo e in due vignette fa fuori i cattivi.

RoboCop contro tutti!
RoboCop contro tutti!

Come per tutte le storie della Boom! Studios, anche questa è solo un gadget del film, un portachiavi a forma di fumetto: perché sprecare a imbrattare la carta con queste sceneggiature ridicole? Vedremo come svilupperà il personaggio appena gli echi del film saranno passati. (Superato il 2000, i film vengono dimenticati dopo un mese, quindi non dovremo aspettare molto!)

L.

RoboCop: To Live and Die in Detroit (2014)

Cover di Piotr Kowalski
Cover di Piotr Kowalski

Siamo sempre nel febbraio del 2014, il nuovo film di Robocop è al cinema e la Boom! Studios sta cercando di spremere ogni briciola di notorietà sia rimasta nel marchio che stringe tra le mani.
Dopo averci presentato un progetto abortito (Beta) e l’allucinazione dovuta alla trasformazione in cyborg ( Memento mori), è il momento di conoscere la vita su strada del nostro nuovo eroe: ecco dunque “RoboCop: To Live and Die in Detroit“, scritto da Joe Harris e disegnato da Piotr Kowalski.

Entra in scena il nuovo RoboCop
Entra in scena il nuovo RoboCop

Sebbene i colleghi poliziotti non stravedano per lui, la OmniCorp ha puntato molto sul cyborg ed è orgogliosa di vederlo in azione: si getta tra le fiamme e in acqua per salvare gli innocenti quindi pare andare tutto bene. Anzi: troppo bene!
Murphy infatti conduce una indagine personale per risalire ai colpevoli di un traffico di bambini, e scopre che sono poliziotti. La sottigliezza dello sbirro corrotto esula dalla sua programmazione e così inizia a fare pulizia fino ai vertici dell’organizzazione di schiavisti.

Fuoco di piombo, ispettore RoboCop
Fuoco di piombo, ispettore RoboCop

Storia veloce e simpatica, un buon materiale pubblicitario per il film ma non molto di più…

L.

RoboCop: Memento mori (2014)

Cover di Chris Mooneyham
Cover di Chris Mooneyham

Siamo sempre nel febbraio del 2014, il nuovo film di Robocop è al cinema e la Boom! Studios sta cercando di spremere ogni briciola di notorietà sia rimasta nel marchio che stringe tra le mani… anche a costo di sfornare stupidate tipo “Robocop: Memento mori“.

Frank J. Barbiere ai testi e Azeitona (João Carlos Vieira) ai disegni ci mostrano le allucinazioni del povero Alex Murphy mentre i medici lavorano sul suo cervello, inserendogli un chip, e sul suo corpo… trasformandolo in Robocop.
Se dopo 25 anni la vita “umana” di Murphy non interessa più nessuno… figuriamoci quanto possa interessare la sua versione allucinata!

Murphy sogna Robocop...
Murphy sogna Robocop…

Questo one shot sarebbe stato meglio inserirlo in una storia più grande, così che sarebbe stata la parte noiosa da saltare a piè pari: renderla protagonista di un albo credo sia il modo migliore per disamorare i nuovi lettori che si vorrebbero conquistare.
Spero che gli altri numeri del febbraio 2014 non saranno un semplice volantino pubblicitario del film come questo…

L.

RoboCop: Beta (2014)

Cover di Greg Smallwood
Cover di Greg Smallwood

La Boom! Studios si ritrova tra le mani un personaggio che è stato cacciato a pedate da ben quattro altre case – Marvel, Dark Horse, Avatar e Dynamite – però è anche il momento in cui torna di moda grazie a un remake-reboot al cinema: bisogna sfruttare ora Robocop, perché è l’occasione giusta che mancava da vent’anni.
RobocopBeta_ANello stesso febbraio 2014 in cui il film di José Padilha esce in giro per il mondo (Italia compresa), la Boom! Studios inonda le fumetterie addirittura quattro fumetti diversi, quattro one shot con protagonista il Robocop ridisegnato. Partiamo con “RoboCop: Beta“.

Ed Brisson (Peter Panzerfaust, Sheltered) ai testi ed Emilio Laiso (Grimm Fairy Tales) ai disegni ci portano nell’Iran “aiutato” dagli americani, che sparano democrazia a raffiche serrate.
La OmniCorp (che nella vecchia saga era la OCP) è una delle aziende private che sperimenta su campo le nuove armi – che poi venderanno a Paesi nemici per continuare a giocare alla guerra – e un giorno si presenta con un’arma bella grossa: un robot infallibile che “democratizza” un plotone di nemici senza lasciarne uno vivo. Tutti sono ovviamente contenti di quella distruzione esagerata e si complimentano con il robot… che risulta essere il loro vecchio commilitone Joshua Duncan.

La OmniCorp ha infatti raccolto il soldato Joshua morente e l’ha usato per inserirne cervello e spina dorsale nel cyborg studiato per scopi militari. Ma ovviamente insieme alla mente si sono portati appresso anche gli incubi.
Joshua rivive brani dei suoi ultimi momenti di vita… quando cioè ha ucciso a sangue freddo una famigliola di innocenti, perché voleva da loro informazioni sui terroristi.
Si libera dal controllo dell’OmniCorp, raggiunge un Ed-209 e gli spara, sapendo benissimo che la macchina risponderà inondandolo di piombo.

RobocopBeta_BFinisce così il “beta”, un fumetto che racconta di un esperimento finito male, di un Robocop nato dal fronte arabo invece che nei sobborghi di Detroit, dall’esoscheletro marroncino e dalla mente confusa e terrorizzata di un soldato schizzato.
Ovviamente dopo il suicidio di Joshua la OmniCorp mette tutto a tacere e fa sparire i documenti: nessuno al mondo deve sapere del Robocop nato al fronte.

La storia è simpatica e testimonia la folle mentalità guerraiola americana, che non prova nemmeno più a nascondersi o mascherarsi.
Alla prossima settimana per gli altri Robocop del febbraio 2014.

L.

Robocop: Last Stand (2013)

Cover di Declan Shalvey
Cover di Declan Shalvey

Per favore, qualcuno può colpire Frank Miller con un giornale arrotolato? Qualcuno può spiegargli che Robocop lo deve da lasciare popo che in pace?
Il povero robopoliziotto è stato cacciato a pedate sul robosedere dalla Marvel, dalla Dark Horse, dalla Avatar e pure da quella Dynamite che gli ha donato la storia migliore. Appena mette piede alla Boom! Studios… ad aspettarlo c’è Frank Miller, il principale autore della rovina del personaggio. Puoi piangere quanto ti pare, Frankie, che ti hanno “toccato” la sceneggiatura del secondo film, ma grazie alla Avatar l’abbiamo letta e non cambia molto. E poi hai scritto pure la sceneggiatura del terzo film che ha definitivamente chiuso la carriera del personaggio. Frankie… ci fai il cazzo del piacere di stare lontano da Robocop?

Lo so, Murphy, c'è ancora Frank Miller a curarti...
Lo so, Murphy, c’è ancora Frank Miller a curarti…

Per assicurarsi di fare un tonfo completo, Frankie fa scrivere il suo soggetto a quello Steven Grant che ha il suo bel peso nella distruzione del personaggio – Mortal Coils (1993), Killing Machine (2004) e Wild Child (2005), una peggio dell’altra! – e nell’agosto 2013 esce “Robocop: Last Stand“.
Gli splendidi disegni di Korkut Öztekin (che ha firmato il recente Hellrasier: The Dark Watch) bastano già soli a giustificare una lettura di questa saga, con il suo splendido tratto che rende alla perfezione ogni movimento ed espressione facciale.

Il braccio robotico della legge
Il braccio robotico della legge

Siamo nella Detroit che ha licenziato tutti i poliziotti – come abbiamo visto nel Robocop: Revolution della Dynamite – per sostituirli con gli stupidi Ed-209, i soliti robottoni idioti che cascano al primo soffio di vento.

Oddio... ancora gli Ed-209? Sul serio?
Oddio… ancora gli Ed-209? Sul serio?

Robocop è ormai un rinnegato: si aggira nei meandri cittadini uccidendo tutti gli uomini della OCP, cioè mercenari violenti ed assassini.
La “capa” della precedente saga viene sostituita dalla determinata Faxx, solita donna arrivista disposta a tutto pur di fare carriera.
Intanto il capo della OCP ha una bella pensata: l’unico modo di liberarsi di Robocop… è volare in Giappone e comprare un robottone samurai!

Uataaaaaaa!!!
Uataaaaaaa!!!

Ok, a questo punto devo concludere che Miller non ha scritto questa storia: il suo complice Steven Grant si è limitato ad ampliare la sceneggiatura del terzo film – che già aveva presentato nel ’93 per la Dark Horse – e l’ha rimaneggiata. Perché, non ci crederete, nel finale torna pure Robocop… che vola!

Chiamatemi... Bat-Cop!
Chiamatemi… Bat-Cop!

Tra i nuovi personaggi c’è Marie Lacasse, giovane esperta cibernetica che ama visceralmente il robopoliziotto e vuole migliorarne il software.
Protagonista di un evento tragico, la donna sembra aver fallito e la OCP si porta in laboratorio il cadavere di Robocop… procedendo a smembrarlo. Sembra giunta la fine per il nostro eroe, ma Marie ha fatto in tempo a infettare con un virus informatico autoreplicante il database della OCP, e quello che sembra lo smembramento del robopoliziotto… è solo il primo passaggio per ricrearlo più nuovo e più forte che mai!
Che questa trovata serva ad introdurre il nuovo Robocop che la MGM-Sony hanno girato nell’autunno 2012, pronto ad apparire al cinema dal gennaio 2014?
Sarebbe un colpo di genio, e le saghe del personaggio hanno tutto… tranne il genio.

Troverò Frank Miller, vivo o morto!
Troverò Frank Miller, vivo o morto!

Finita la storia al settimo numero, nel marzo 2014 – con il nuovo film già in giro per il mondo – la Boom! Studios presenta un ottavo numero scritto stavolta da Ed Brisson.
È un one shot che sballa tutta la storia precedente, che si chiudeva con l’idea che Marie Lacasse si fosse trasferita la mente in una ginoide costruita subito dopo Robocop: non è spiegato, sono solo un paio di confuse vignette buttate là a casaccio, ma quando si apre l’ottavo numero Marie si comporta come fosse Anne Lewis: una semplice collega del protagonista.
Chiamato a sedare la rivolta dei pericolosissimi Scavengers di Detroit, Robocop sta avendo la meglio quando Marie gli manda in soccorso un vecchio robot trovato nei magazzini della OCP: esce fuori così il robottone cattivo del film Robocop 2, sempre di Miller…

Di Frank Miller non si butta via niente...
Di Frank Miller non si butta via niente…

Le trovate comunque intriganti della saga di Grant – il robo-samurai e Robocop volante – sono copiate dal terzo film e al massimo qui sono meglio rese dagli stupendi disegni di Öztekin. Le novità sono poche anche se non malacce: si fa leggere, ma è una saga che non sposta di una virgola il declino del personaggio. Comunque la sequenza di “smembramento” del sesto numero ha davvero un forte impatto…

Robocop_UltimaDifesaIl 23 dicembre 2015 la MagicPress aggiunge al proprio catalogo la versione italiana di questo fumetto, nell’ottica della presentazione nella nostra lingua delle storie firmate da Frank Miller. (Cioè il peggio di Robocop!)
Con la traduzione di Andrea Antonazzo, ecco dunque Frank Miller RoboCop volume 2: L’ultima difesa, al costo di 16 euro.

Il 2014 è un anno delicato: il Robocop “classico” continua a sbagliare le sue storie a fumetti mentre al cinema è arrivato un Robocop “nuovo”: che succederà ora?
Lo scoprirete ogni mercoledì su Fumetti Etruschi!

L.

Robocop: Road Trip (2012)

Cover di Fabiano Neves
Cover di Fabiano Neves

Il povero Robocop sta vivendo il momento peggiore della sua vita. Come abbiamo visto nel precedente Revolution (2010), la Dynamite Entertainment ha ingaggiato Rob Williams per scrivere una vera e propria discesa agli inferi del personaggio.
Con Unai de Zarate ai disegni, nel dicembre 2011 inizia “Robocop: Road Trip“.

Una scritta ci ricorda che le vicende narrate si svolgono dopo il primo film di Robocop, e questo spiega la presenza in scena di Anne Lewis, la storica collega del personaggio morta nel terzo film e resuscitata dalla Avatar. La Dynamite però è sadica e la fa morire di nuovo, facendole prendere un proiettile per salvare l’amico di sempre. (E non amante, malgrado i pettegolezzi: l’unica donna forse amata da Robocop è la dottoressa Lazarus, personaggio che però scompare quando la Dark Horse Comics caccia via a pedate la testata.)

Silver Robocop vs Golden Robocop
Silver Robocop vs Golden Robocop

Senza storica compagna e con il proprio software pesantemente danneggiato, Murphy è comprensibilmente confuso. C’è un super riccone che ha comprato l’OCP esclusivamente per impadronirsi del corpo di Robocop: sta morendo e vuole trasferire la propria coscienza scalciando quella di Murphy, ma ovviamente non sembra essere così facile: se no la serie durava una pagina!
Così il riccone sfianca il robottone con allucinazioni e viaggi psichedelici, rendendo questa serie un gran bel mucchio di carta straccia…

Il nuovo nemico di Robocop
Il nuovo nemico di Robocop

Possiamo pure sforzarci e trovare una parvenza di simbologia nel nuovo nemico di Robocop, un gigantesco cagnolone robotico – chi ha detto Cerbero? Ok, diciamo che questo nuovo nemico è il Cerbero dell’inferno di Robocop, ma il tutto è davvero confusionario e quel che è peggio è che non porta da nessuna parte.
La storia di Road Trip non bastava neanche per un numero e ne hanno fatti quattro, con Murphy che vede i colleghi morti e parla con se stesso in versione dorata – in realtà il riccone travestito da allucinazione. Lo capite che si sente forte l’odore di un’altra pedata nel sedere per la testata di “Robocop”?

L.

Robocop: Revolution (2010)

Cover di Johnny Desjardins
Cover di Johnny Desjardins

Il 2010 inizia con un nuovo Robocop in città: dopo essere stato cacciato da Marvel, Dark Horse ed Avatar, ora il povero Murphy finisce nelle capaci mani della Dynamite Entertainment. La regina del pulp.
A gennaio inizia la saga “Robocop: Revolution“, scritta da Rob Williams e disegnata da Fabiano Neves.

Robocop2010_ADetroit è sempre più a pezzi e la polizia, Robocop compreso, è incapace di arginare la violenza criminale: serve un rinnovamento della OCP, tramite privatizzazione.
Ora la polizia è un’azienda privata nelle mani della perfida e spietata Edwina Odenkirk, giovane manager senza remore: licenzia tutti i poliziotti umani e li sostituisce con macchine. Cioè col solito modello Ed-209, il buffonesco robottone che prende la robo-sveglia in ogni storia di Robocop!
Ovviamente Murphy non può essere considerato un poliziotto umano e anzi fa comodo alla Odenkirk un volto amato dalla popolazione. Il nostro eroe vuole seguire i compagni ma non può: la OCP possiede il 95% del suo corpo ed è intenzionata a riprenderselo, se Murphy si licenzia.
Inizia così una nuova carriera per Robocop, al servizio di una capa spietata e come colleghi gli stupidi Ed-209.

Robocop2010_CPerché gli Ed-209 sono stupidi? Perché non sanno salire le scale, così quando il violento Mason “Manslought” Vogler, esaltato religioso contro l’OCP, prende possesso del palazzo dell’emittente locale, solo Robocop può raggiungerlo e risolvere la situazione.

– Qui ci sono più armi da fuoco che al funerale di Charlton Heston!

Contro i rivoltosi cittadini, la OCP mette in campo gli Ed-309: modelli più grandi… e ovviamente più stupidi!
Intanto però il vero capo dell’azienda si occupa del suo vero obiettivo: salvarsi dal suo corpo ormai morente e riuscire a trasferire la propria mente in quello di Robocop.
A mandare a monte questo piano diabolico, interverrà… Anne Lewis, storica collega di Murphy che è morta nel terzo film e resuscitata dalla Avatar. Qui fa giusto una comparsata.

Robocop2010_BDopo i quattro numeri di Revolution ne appare un quinto, “Ballistic Trauma“, disegnato stavolta da Unai Dezarate.
Racconta degli sforzi di Murphy per trovare un dottore e curare la sua collega Lewis che, nella storia precedente, per salvarlo s’è beccata un proiettile. Il nostro eroe confessa che la collega è l’unica che gli dia ancora la prova di essere un umano nel corpo di una macchina, invece che una macchina e basta… ma la speranza di salvare la donna si fa tenue visto che non sembra esistere più un dottore a Detroit.
Dopo aver raggiungo il massimo del climax, la serie si chiude con un inutile settimo numero che forse  – voglio sperare – anticipa le tematiche della successiva saga Dynamite, con Robocop contro la perfida Edwina Odenkirk.

La Dynamite si rivela ottima anche sul versante Robocop: tolto il settimo episodio, questa è la migliore saga del nostro eroe apparsa finora, anche se ci voleva davvero poco a superare lo sfacelo provocato dalle precedenti case.
Riuscirà la regina del pulp a mantenere alta la qualità? Lo scopriremo nei prossimi appuntamenti.

L.

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Robocop: Wild Child (2005)

Cover di Juan José Ryp e Carlos Ferreira
Cover di Juan José Ryp e Carlos Ferreira

La Avatar di William Christensen offre una nuova casa ai fumetti del povero Robocop, ma commette un grande errore: continua imperterrita a far scrivere le sue storie da Steven Grant!
A gennaio del 2005 esordisce “Robocop: Wild Child“, con i disegni di Carlos Ferreira.

RobocopWildChildACome abbiamo visto nel precedente one shot, la storica collega di Murphy Annie Lewis è tornata in vita come se nulla fosse, dopo essere morta in Robocop 3. Va be’, facciamo che ora è viva…
La città è scossa dalla violenza di una banda di giovinastri spregiudicati e criminali, che girano sparando all’impazzata: Robocop non riesce a fermarli e, cercando di identificarli, scatta il colpone di scena. La criminala capa è July, la sorella sbandata della poliziotta Annie! Ecco perché l’hanno fatta tornare, per giocare la carta dello scontro familiare.

Inutile fascicoletto che è prontamente scomparso dai cataloghi Avatar, e che semplicemente sancisce la cacciata del povero robottone dall’ennesima casa fumettistca: riuscirà un giorno il suo cuore di latta a trovare qualcuno che sappia scrivergli una sceneggiatura un minimo decente?

L.