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[Fumetti Erotici] Sukia – In due a Sexyland (1979)

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Dopo aver sconfitto nell’avventura precedente un folle che terrorizzava le spiagge di Acapulco con uno squalo meccanico controllato da un computer a distanza (nel ’79, attenzione), Sukia ha proprio bisogno di una bella vacanza.

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“Ci sono cose del sesso e dell’erotismo”

 

La bella vampira e il suo fido maggiordomo gay si recano quindi in questo simpatico parco dei divertimenti nel deserto dell’Arizona per rilassarsi un pochino. Un paio di espansive guide turistiche fanno fare il loro giro. C’è il quartiere degli esibizionisti, la strada dei coprofili, la zona dei sadici e così via. Oltre a un’architettura immaginifica e dal gusto postmoderno: (Leggi tutto)

[Fumetti Erotici] Sukia – L’ultima erezione (1978)

“Solo in questi momenti, nel descrivermi quello che doveva essere stato il suo ultimo scontro, appariva calmo. Delle ferite e delle collisioni parlava con la tenerezza erotica di un amante a lungo separato dall’amata”.

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Nel 1973 esce uno dei romanzi più celebri di James Ballard: Crash, storia soffocante e morbosa di gente che si eccita sessualmente con gli incidenti stradali. Siccome Sukia è una testata calata nella modernità e nelle contraddizioni dell’uomo contemporaneo, a differenza delle sorelle maggiori Jacula e Zora, lo spunto viene ripreso cinque anni dopo nel numero 6 L’ultima erezione. Come ogni collana con protagonista femminile che si rispettasse, almeno all’inizio c’era una continuity strettissima e appassionante. Il cliffhanger al quale eravamo rimasti riguardava una vettura dell’ottovolante che esce dai binari e si fracassa con conseguenze ovviamente orribili per gli occupanti. Mica un camion contro un’utilitaria, mica un banale treno deragliato, bensì una diavolo di vettura dell’ottovolante che esce dai binari e si fracassa. È l’Edifumetto, bellezza. Questo genere di scene, poi, è il motivo principale per il quale mi sono appassionato ai tascabili sexy.

Ordunque, Sukia ha assistito alla scena e ha notato “l’espressione sorridente di un altro testimone del dramma” e decide di seguirlo. Poi lo perde perché il maniaco è entrato in un bordello. Provoca gli incidenti per attizzarsi e subito dopo va a puttane finché l’erezione gli regge. Questo in Ballard era un po’ diverso. Dalle scene di sesso, non ancora hard (grazie a Satana, non so se avete presente le scene hard di Sukia), apprendiamo che il signore ce l’ha piccolo e soffre di eiaculazione precoce. Niente complessi psicologismi o erotismo metafisico: sei un bastardo psicopatico perché hai il cazzetto e vieni subito. Il che, se permettete, è più realistico di Crash. La cifra stilistica di Sukia è il realismo urbano. Altroché.

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La vampira torna a casa e il giorno successivo bussa alla porta dietro alla quale aveva visto sparire l’uomo la notte prima. Scopre che si tratta di un casino e, elargendo qualche mancetta, che mr. Cazzetto era già passato di lì poco tempo prima in coincidenza con un altro orrendo sinistro con 30 vittime. Ok, era una semplice bomba su un bus ma non preoccupatevi, zio Barbieri ne ha in serbo un’altra fortissima: il mostro costringe l’operaio di un cantiere, coltello alla gola, a sfasciare una corriera di passaggio con una palla da demolizione. (Leggi tutto)

[Fumetti Erotici] Sukia – Gary il supermaschio (1981)

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Impresentabile sin dal nome, dei tascabili sexy horror con protagonista femminile Sukia era di sicuro quello il cui acquisto risultava più difficile da giustificare di fronte alla mamma o alla fidanzata. Rispetto alle sorelle maggiori Jacula e Zora (prima che diventasse porno anche quest’ultima) era molto più spinto, anche se, almeno all’inizio, i particolari hardcore venivano dissimulati  un po’ alla carlona (genitali anneriti, bizzarre retinature). Nè, per citare due testate coeve e filosoficamente non troppo dissimili, era disegnato bene come Ulula o aveva la continuity serrata e appassionante di Cimiteria. Inoltre Cimiteria aveva una capacità tale di dare nuovi significati alla parola ‘disturbante’ che certe sequenze riescono a far deglutire a vuoto ancor oggi persino l’horrorofilo più scafato. In Sukia, invece, l’attacco sistematico al concetto di buon gusto veniva condotto con un approccio allegro e caciarone che, nondimeno, lo rende oggi più divertente e meno datato di altre collane sulla carta più difendibili.

L’ambientazione è moderna. Niente bare polverose e tetri manieri. Pur in presenza dell’immancabile campionario di mostri classici (mummie, zombi, alieni e così via), molte storie non sono nemmeno definibili come horror, tanto che, con il proseguire della serie, Renzo Barbieri e gli altri eventuali sceneggiatori finiranno quasi per dimenticarsi della condizione vampiresca della sosia (almeno nelle splendide copertine di Emanuele Taglietti ) di Ornella Muti. Il vero protagonista, infatti, era diventato nel frattempo Gary, icona gay indiscussa che vive l’erotismo in maniera libera e priva di paturnie , cosa niente affatto scontata per l’epoca (un suo epigono sarà, poco dopo, Jo, il manager omosessuale di Ulula):

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La linea comica di Sukia

Che il personaggio avesse avuto un successo tale da spingere gli autori a cercare di accattivarsi il più possibile il pubblico queer sembra abbastanza evidente. Almeno la metà delle scene esplicite presenti nelle storie vedono infatti Gary approfondire la conoscenza di qualche bel maschione, sovente un eterosessuale irretito dal fascino della spalla di Sukia, con la quale costituiva un’adorabile coppia disfunzionale. E sono certo che i lettori più sensibili, sotto sotto, sognavano di vederli un giorno uniti, nonostante questi fumetti tendano a essere abbastanza nichilisti in fatto di prospettiva sulle relazioni umane.

E invece, per una volta, ecco accontentati i più romantici. Nel numero 91, uscito il 24 dicembre dell’81 (non c’è niente di meglio da leggere sotto l’albero, vero?), Gary, reduce da una febbre tropicale, scopre di guardare la formosa coinquilina con occhi diversi… (Leggi tutto)

[Fumetti Erotici] Sukia (1978)

SukiaNel mio viaggio nel fumetto erotico italiano, quello più dimenticato, mi sono imbattuto in “Sukia”, sorprendente testata che presenta in copertina una evidentissima versione a fumetti di Ornella Muti: voglio sperare che l’attrice ne fosse informata!

La contessa Sukia Dragomic è una profuga della Transilvania, terra dove i suoi avi erano imparentati niente meno che con Dracula: davvero inutile sottolineare che è una vampira.
Fa la bella vita nella New York notturna godendosi il fatto di essere l’unica vampira al mondo: per questo deve uccidere le sue vittime, altrimenti creerebbe altri scomodi concorrenti.
Il gioco si complica quando incontra Alfred il giornalista, che si rende conto di chi sia veramente Sukia e decide di tenerla prigioniera sotto la minaccia di un crocifisso e realizzare lo scoop del secolo: la prima intervista ad un vero vampiro! (Intervista col vampiro di Ann Rice era ancora di là da venire!) La donna non ci sta e con uno stratagemma si libera uccidendo l’uomo. Inizia una caccia nella New York notturna che coinvolgerà altre vittime ed altri amplessi.

Apparso in edicola il 1° giugno 1978 per Edifumetto, “Vampira a New York” è prettamente una storia di vampiri light: malgrado quanto lascia intendere la copertina, a parte un paio di “inquadrature” indiscrete è davvero un’avventura morigerata. Chissà che i numeri successivi non si lascino andare un po’ di più…

L.