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Tex contro Cornelio

In quante pose si possono rappresentare degli uomini che vanno alla caccia di una balena, vera o metaforica che sia? Non so se è un’incredibile coincidenza o un’ispirazione o un omaggio, comunque vi presento due personaggi lontani mille anni luce che però… sono stati protagonisti di una copertina identica!

Quella in alto è la copertina del grande Claudio Villa per la collana “Le Grandi Storie di Tex” n. 25 (16 giugno 2016), ristampa a colori targata L’Espresso dal titolo “Alcatraz“.
Quella in basso è la copertina di Andrea Fattori per il numero speciale fuori serie della testata “Cornelio. Delitti d’autore” (ottobre 2010) della Star Comics.
Notate qualche leggera somiglianza?

Il fumetto forgiato sul personaggio di Carlo Lucarelli è sceneggiato da Mauro Smocovich, direttore di ThrillerMagazine nonché padrino di Marlowe (non “quel” Marlowe), protagonista dei racconti giallo-umoristici che ho iniziato a scrivere esattamente un mese prima dell’uscita di questo fumetto.
Non stupisce quindi che a pagina 29 di questo numero venga citato un certo Lucius Etruscus…

Per finire, è sopravvissuto alla mattanza dei miei video il booktrailer che preparai per l’uscita dell’ottobre 2010…

L.

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Tex 452-454 (1998) Il risveglio della mummia

È arrivato in Italia il nuovo film di Tom Cruise, The Mummy, e quindi è il momento di scatenare un raffica di post a blog unificati: è il momento di parlare di mummie nell’immaginario collettivo!

Dopo vent’anni il ranger più famoso del fumetto italiano è tornato a sfiorare l’argomento egizio, e visto che la testata “Tex Willer” vive un successo ininterrotto da quasi 70 anni, non si possono contestare le politiche editoriali della Sergio Bonelli Editore, dato che a quanto pare funzionano.

Così ogni volta che anche solo si accenna a qualcosa di sovrannaturale bisogna per forza infilarci il personaggio di El Morisco, e ogni volta che c’è lui per forza bisogna chiamare a disegnarlo Guglielmo Letteri, il secondo papà grafico di Tex dopo Galep. Visto che il disegnatore romano è morto nel 2006, chi disegnerà ora El Morisco? Lo ignoro, visto che mi tengo sempre a debita distanza da un fumetto che ho molto amato ma che non sopporto più.

Per esempio trovo intollerabile il fatto che il 95% di ogni storia di Tex sia fatta di lunghe e noiosissime chiacchiere: pagine, pagine, pagine e pagine di chiacchiericcio… ma come facevo a sopportarle da ragazzo?
Non stupisce dunque che questa storia dura quasi tre albi interi: se si togliessero le inutili chiacchiere, non durerebbe neanche 10 pagine…

In mezzo a un mare di parole in libertà, scopriamo brani della vita del giovane Morisco, che s’è innamorato di una donna che… ammazza che noia!
Neanche una sola vignetta riesce a farmi mantenere l’attenzione: ma come ho fatto ad amare questa noia mortale per così tanti anni?

Sono figlio di un texiano ed ho molto amato il personaggio, quand’ero ragazzo (diciamo fra i 14 e i 19 anni), ma onestamente ora non trovo nulla da salvare di queste storie mortalmene noiose, fatte solo di bla bla bla.

L.

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Tex 228-229 (1979) La piramide misteriosa

Cover di Galep

Sta per arrivare in Italia il nuovo film di Tom Cruise, The Mummy, e quindi è il momento di scatenare un raffica di post a blog unificati: è il momento di parlare di mummie nell’immaginario collettivo!

Nella sua carriera quasi settantennale, anche il ranger più famoso d’Italia ha avuto occasione di vivere avventure ai confini della realtà. Mai così fantasiose come il suo fratello più giovane Zagor, ma comunque belle fantastiche.
Così il re del fumetto italiano, Tex Willer, nell’ottobre del 1979 si ritrova immerso nella magia egiziana, affiancato come sempre dal personaggio che sbuca fuori ogni volta la collana “Tex” si affaccia nel genere weird western: El Morisco, il curandero bianco. E purtroppo ai disegni c’è sempre lui, Guglielmo Letteri, che non ho mai amato sebbene sia stato per tutta la vita il secondo padre di Tex.
Nei numeri 227 e 228, dunque, appare la storia in due parti “La piramide misteriosa“.

Il “titolare” Gianluigi Bonelli ci porta a Pilares, dove il perfido Rakos all’interno della sua piramide ordisce terribili sortilegi egizi portando in vita i suoi ushebti, figurine risalenti appunto alla cultura dell’antico Egitto.
Ci vorranno 30 infinite pagine di chiacchiere ininterrotte per spiegare la presenza di Rakos lì, e del perché stia usando riti egizi. Ho già letto questo albo da ragazzo quindi non mi va assolutamente di sorbirmelo un’altra volta! Mi basta gustarmi il fatto che il mago mandi in giro per la notte un jaani, cioè un servitore-scimmia a cavallo d’un cane…

Tex e Kit ammazzano la scimmia in una vignetta e poi partono altre 80 pagine fitte fitte di testo. Ammazza quanto chiacchiera ‘sto Tex, mica me lo ricordavo! Mi sa che la sceneggiatura di questa storia occupava due pagine e dovevano allungarla fino a due interi numeri…

Rakos ha il corpo raggrinzito come una mummia e di giorno dorme in un sarcofago, svegliato poi dai pipistrelli. Mi sa che qui si sta facendo un minestrone di mostri…
Resosi conto di essere circondato da nemici – mediante noiosissime chiacchiere Tex ha convinto gli indiani del posto ad assaltare la piramide, stufi di sentire il ranger parlare! – l’oscuro sacerdote “attiva” tutti gli animali dell’arca di Noè contro i “buoni”…

Tutti ‘sti animali che fanno? Vanno a casa del Morisco e gliela distruggono. Tutto qua? E per buttar giù una catapecchia nel deserto c’era bisogno di fare ‘sto casino? Rakos poteva attivare un paio di muratori egizi…
Tornato a dormire nella bara, il sacerdote non sa che Tex ha un piano diabolico: con la potenza della sua infinita chiacchiera, a forza di parlare per pagine e pagine fa crollare la piramide, seppellendo Rakos. O forse no? (Se Mefisto ci ha insegnato qualcosa è che i maghi cattivi non muoiono mai.)

Un momento… e la mummia che stava in copertina? Non ci posso credere, ancora un’altra truffa! Ormai appena c’è un essere bendato sulla copertina di un fumetto penso subito a un classico “pacco” all’italiana…
Va bene che sono passati decenni da quando ero appassionato di Tex, ma davvero non lo ricordavo così insopportabile: possibile che io sia cambiato così tanto? Visto che in tempi più recenti il nostro ranger è tornato ad affrontare una mummia, scopriremo presto se è migliorato col tempo.

L.

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Tex all’americana (2015)

Cover di Joe Kubert
Cover di Joe Kubert

Voi lo sapevate che la Dark Horse Comics traduceva il nostro Tex nazionale per il mercato americano?
Ho scoperto che nel marzo 2015 la casa ha portato negli USA una storia del nostro ranger scritta dallo storico Claudio Nizzi e disegnata dall’eterno mostro sacro Joe Kubert, storia che i lettori italiani già conoscono come quindicesimo “Texone” (giugno 2001). L’italiano “Il cavaliere solitario diventa Tex: The Lonesome Rider.

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Vi riporto (tradotta da me) l’introduzione di Pete Carlsson, art director alla Tell-A-Graphics ma soprattutto amico e collega di Joe Kubert: è lui che ha tradotto il texone per li americani.

Come molti di voi, ho conosciuto Joe Kubert nelle pagine di un fumetto. La sua rappresentazione del vecchio Mosè sulla copertina di un adattamento DC della Bibbia (pubblicata nel 1975) è stato il mio primo incontro con lui. Il suo stile di disegno era intenso e differente dai disegni di Archie, Disney e i fumetti della Gold Comics che leggevo all’epoca: lo stile di Joe aveva una vitalità e un impatto che nessun altro disegnatore ha mai avuto. Scoprire l’arte di Joe non solo ha cambiato il mio modo di guardare i fumetti: ha cambiato la mia vita.

Ho frequentato la scuola di Kubert dal 1993 al 1996 ed ho iniziato a lavorare con lui nel 1997. Aveva appena finito Fax from Sarajevo quando insegnò nella nostra classe di terzo anno di Arte narrativa, e stava lavorando a Tex: The Lonesome Rider quando iniziai a lavorare con lui.

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Il bello dello stile di Joe è che è così avvolgente: gli altri disegnatori ti coinvolgono per qualche pagina, mentre lui ti fa entrare subito senza permetterti più di uscire. Una volta che ha la tua attenzione, non ti molla più. Joe conosce il suo lavoro, la sua responsabilità nel raccontare una storia, ed usa il suo talento per qualsiasi soggetto. Se deve esagerare la lunghezza di un braccio o di una gamba per far sentire meglio il pugno, lo farà. E tu non lo noti finché non rileggi la storia.

Joe dona la vita ai suoi personaggi. Non sono tutti belli, anche se ha disegnato alcune delle donne più belle e voluttuose. Loro piangono e sorridono, e tu già li conosci una volta che li hai guardati. Possono sorprenderti con le loro azioni ma assomigliano sempre al ruolo che ricoprono.

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Nel secondo capitolo di Tex: The Lonesome Rider, la ragazza del saloon, Linda, sembra carina ma Joe aggiunge qualcosa. Capisci che è stata carina ma non è più una giovane donna: puoi vedere gli anni vissuti e la sua vita dura. Puoi capire gli errori che ha commesso e vederli tutti sul suo volto e nelle linee sotto gli occhi.

I suoi cattivi sono immediatamente riconoscibili come cattivi. Non c’è niente che possa redimerli e lo stesso Joe è capace di scatenare simpatia in noi per questi personaggi. Non devi necessariamente cambiare opinione su di loro, ma senti il loro dolore e tristezza.

Guardate la scena con quel ranchero e suo fratello. Oltre all’azione dei personaggi, guardate come Joe usa la pioggia in quel combattimento. I fondali, le ombre ed anche le figure sono delineati con linee d’inchiostro che suggeriscono una pioggia battente: riesci anche a capire quando piove forte o più piano, e non sta lasciando nulla ai coloristi.
In classe, Joe diceva ai suoi allievi: «deve funzionare in bianco e nero», e questa scena sicuramente lo fa.

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Joe una volta mi ha detto che mentre disegnata questo fumetto, qualcuno alla Bonelli (l’editore originale) cercò di imporre alcune restrizioni nella sua esposizione narrativa. Se leggi regolarmente i fumetti di Joe, devi aver notato che non ci sono pannelli descrittivi in Tex, sebbene Joe usasse spesso questa tecnica. La loro assenza era appunto una delle condizioni imposte dall’editore. In più, gli è stato detto che avrebbe dovuto sottostare al formato di tre strisce a pagina, perché altri tipi di formato non erano adatti per il pubblico europeo.

Ma Joe, essendo Joe, non ha rispettato esattamente tutto questo. Ha fatto quel che voleva fare, cioè raccontare la storia nel modo esatto in cui voleva raccontarla. Il mio esempio preferito i questo è a pagina 33, quando il cavallo di Tex crolla da un dirupo. Ditemi che sapreste rappresentare quel momento in modo migliore su un formato a tre strisce.
Pare che l’editore volesse far rilavorare a Joe tutte quelle tavole che non rispettavano la struttura a tre strisce, ma lui ha risposto «No», che non è proprio una sorpresa se avete letto questo fumetto o se conoscete Joe.

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Per tutto il tempo in cui ho lavorato con Joe ho sempre voluto collaborare anche alla storia, quindi ho discusso per anni con lui. Ho scritto una sola storia per un numero di “Joe Kubert Presents”, ma lui mi disse che quel copione era «troppo verboso», con «materiale per un intero numero racchiuso in cinque pagine».
Quindi sono deliziato di aver avuto la possibilità di lavorare al dialogo per le più di 200 delle migliori pagine di Joe. Posso sentire la sua voce nelle orecchie mentre lavoro alla sceneggiatura, cercando di scrivere la storia esattamente come lui avrebbe voluto.

Pete Carlsson,
ottobre 2014

L.

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Tex e il pugile Pat

PatContinua nel mio blog Il Zinefilo la rubrica “Sabato Boxe“, così il sabato ne approfitto per vagare nella boxe a fumetti.

Pat_BUna delle colonne portanti del fumetto italiano è Tex Willer, personaggio ultrasessantenne che è sopravvissuto a tutti i suoi predecessori. Per quanto sia noto il suo pugno d’acciaio, quando si parla di boxe l’attenzione ricade subito su uno dei suoi storici personaggi di contorno: Pat Mac Ryan, l’irlandese buffonesco e macchiettistico che addirittura ha una sua pagina Wikipedia!

Il pugile appare per la prima volta nel mondo texiano il 5 agosto 1957, quando esce la serie di 15 strisce “Nevada” delle Edizioni Audace che presentano una storia intitolata: Pat l’irlandese. (Raccolta poi nel Tex gigante n. 33La valle tragica, nel luglio 1963.)
La storia è ovviamente di Gian Luigi Bonelli mentre ai disegni troviamo Galep (il papà di Tex) e Francesco Gamba.

Prima apparizione di Pat (5 agosto 1957)
Prima apparizione di Pat (5 agosto 1957)

«Per tutti i diavoli! Non intendo perdere!» Così esordisce Pat entrando in scena, mentre litiga con un bieco impresario corrotto che vuole che lui perda l’incontro: a vincere dovrà essere Billy Tiger, campione del Kansas e del Nebraska, così le scommesse saranno proficue.
Tex Willer e Kit Carson per puro caso ascoltano la conversazione animata dalla camera accanto, e andato via l’impresario si mettono d’accordo con Pat per coprirlo: lui sa di poter battere Billy Tiger, e i due pards gli garantiranno protezione da eventuali ritorsioni.

Pat Mac Ryan vs Billy Tiger
Pat Mac Ryan vs Billy Tiger

L’incontro si svolge, l’indomani e Pat colpisce duro, vincendo sull’avversario e trasformando il match in una rissa generale, dove il pubblico sale sul ring e tutti si prendono a sganassoni: nella confusione, sarà facile per Tex e Carson salvare il loro nuovo amico dalla vendetta dell’impresario corrotto.

Passano 42 anni... ma Pat è sempre Pat!
Passano 42 anni… ma Pat è sempre Pat!

Passano 42 anni ma il mondo di Tex non dimentica nulla. Pat è stato un personaggio ricorrente per anni ma con la maturità della testata è stato un po’ messo in disparte. Con il numero 466 (agosto 1999), dal titolo Golden Pass, a sorpresa lo ritroviamo “cambiato”. Ricordo che NULLA cambia nel mondo di Tex dal 1948 ad oggi, quindi trovare Pat con la camicia e la barba è qualcosa di epocale…
Dietro il suo celebre pseudonimo Guido Nolitta c’è Sergio Bonelli, compianto figlio di Gian Luigi e “fratello” di Tex. (Gian Luigi Bonelli infatti era papà di entrambi!) mentre ai disegni c’è il mitico Giovanni Ticci, artista che amo alla follia.

Le "tecniche segrete" di Pat
Le “tecniche segrete” di Pat

Tex e Carson incontrano dopo tanto tempo il loro amico, ovviamente nei guai fino al collo come il suo solito, e Pat ne approfitta per… ricordare il passato! Cioè rievocare – con tanto di flashback – le vignette di Pat l’irlandese.
Ora c’è un altro pugile tronfio da battere, Tony Killer Moreno, e l’incontro apre il numero 467 (settembre 1999), dal titolo La città senza nome.

Chi troppo esulta...
Chi troppo esulta…

Pat è molto sicuro di vincere i duemila dollari in palio, ma fa troppo il galletto… e Tony Killer non è come Billy Tiger: i suoi pugni fanno male…

... si becca gli sganassoni!
… si becca gli sganassoni!

Con gli splendidi e dinamici disegni di Ticci, assistiamo alla sconfitta smaccata di un personaggio che, nei quarant’anni precedenti, passava per essere una montagna umana imbattibile. Ripeto, per una casa ultra-conservatrice come la Bonelli è qualcosa di inimmaginabile!

Knock out, fine dei giochi
Knock out, fine dei giochi

Pat così, dopo una lunga ed onorata carriera, non è più un pugile fenomenale ed imbattibile, ma il suo personaggio ci guadagna in simpatia: è sempre stata una macchietta di grana grossa, onestamente insopportabile, invece in questa sua ultima apparizione diventa un gran simpaticone.
Tornerà mai sul ring il pugile irlandese? Chissà…

L.

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Album di figurine di Tex, l’eroe del West (2015)

Album_TEX_ALa Panini Comics, storica autrice di album di figurine, presenta “L’eroe del West“: sticker album di Tex Willer, il re italiano dei fumetti western.
Dal 31 ottobre scorso in edicola un ricco album di 48 pagine, stampato su carta patinata, anche in versione starter pack: contenente l’album, tre bustine e una maxi card esclusiva a € 6,90.
Secondo voi potevo resistere?

Album_TEX_BOk, l’eroe della Sergio Bonelli Editore a volte lo tratto un po’ male, ma fa parte della mia vita da quando avevo 14 anni e anche se da molto tempo non lo leggo più i suoi disegni continuo ad adorarli.

La copertina dell’album e della maxi card è firmata dal mitico Galep (Aurelio Galleppini), storico papà del personaggio, mentre la storia inedita in allegato (La valle sconosciuta) è disegnata da Alessandro Piccinelli, con i testi di Mauro Boselli.
La cosa divertente è che anche la storia va completata con le figurine!

Un’uscita divertente e in fondo dopo 67 anni di successi anche Tex meritava l’album di figurine.

L.

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Tex Citazioni 14

Cita14Altra chicca come fonte originale di una illustrazione di copertina del mitico Tex Willer della Sergio Bonelli Editore: dove non meglio specificato, si tratta sempre del mitico Galep (Aurelio Galleppini).

Ringrazio Francesco (non so il cognome) per avermi segnalato la data errata che avevo scritto sotto la foto di Tex (ora l’ho corretta) e per la segnalazione che l’illustrazione di Galep era già apparsa nell’Albo d’Oro della settima serie (1959). Ignoro cosa sia questo Albo quindi mi limito a fornire l’informazione: chiunque sappia darmi maggiori informazioni è benvenuto e, nel caso, aggiornerò il post.

L.