Alien – The Original Screenplay (2020) 1

Cover di Guilherme Balbi

Dopo mesi di silenzio, nel vuoto dell’universo alieno la Dark Horse Comics torna a battere un colpo: per fortuna siamo agli sgoccioli della sua Era di Distruzione e la casa sta per perdere un maschio storico a cui deve tutto.
Mentre tira i remi in barca, il 5 agosto fa in tempo ad uscire il primo numero di una saga promessa da lungo tempo e che sembrava destinata ad uscire direttamente in volume: Alien – The Original Screenplay.

Cristiano Seixas ha il compito di prendere la sceneggiatura “originale” di Dan O’Bannon del 1976 e trasformarla in un fumetto con i disegni del brasiliano Guilherme Balbi, che aveva già curato Predators (2010).
Ricordo che quella sceneggiatura la trovate tradotta in italiano da me, ma è tutto da vedere quanto davvero questo fumetto si rifaccia a Star Beast.

Almeno la prima vignetta è davvero ispirata a O’Bannon

Cominciare con la mappa stellare disegnata da O’Bannon sul copione e con il nome originale, Snark – immagino in onore del poema The Hunting of the Snark (1876) di Lewis Carroll – fa ben sperare, ma basta girare pagina perché si finisca in Aliens (1986) di James Cameron, il vero cantore dell’universo alieno.

Giusto per ricordare che è Cameron che comanda!

L’equipaggio esclusivamente maschile d’incanto si riempie di donne, tutte col “capello perfetto” (ma sono su un’astronave o ad una sfilata di moda?), e tutti escono dall’ipersonno scambiandosi battute in stile Colonial Marines.

Astronauti belli belli e in pose plastiche

La storia va come deve andare: gli astronauti di ritorno a casa si ritrovano lontani dalla Terra perché il computer dell’astronave ha seguito una richiesta di soccorso, sbarcano e trovano il Relitto con tanto di Pilota, ritratto nella locandina. Entrambi pieni di spunzoni.

Un Relitto sformato e pieno di spunzoni

È solo il primo numero, non si può giudicare, ma il fumetto a tutto assomiglia tranne che alla sceneggiatura di O’Bannon: semmai sembra la novelization di Prometheus (2012), visto che – lo ricordo – quel film utilizza molto materiale nato nel 1979. Anzi, visto che mostra per la prima volta su schermo il Castello degli Harkonen di Giger, risale addirittura al 1975. Questo fumetto sembra ripetere la stessa operazione fingendo di mostrare altro: vedremo come procederà.

L.

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