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X-23 (2005) Innocenza perduta

Cover di Billy Tan
Cover di Billy Tan

In attesa della “nuova” X-23, in arrivo nei cinema italiani con il film Logan, è il momento di saperne di più su questo personaggio.

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Com’è ampiamente noto provo da tempo immemore a leggere i fumetti della Marvel rinunciandoci ogni volta: troppe chiacchiere, troppe vagonate di personaggi di cui bisogna ricordarsi la biografia degli ultimi trent’anni, troppi nomi e nomignoli… insomma, non è un segreto che la Marvel non mi piaccia. Ma ovviamente ci sono delle eccezioni.
C’è l’eccezione Punisher, personaggio che leggo sin da ragazzo, cioè parecchi anni prima del rilancio di Garth Ennis che sembra averlo fatto conoscere ai più. Ed ora scopro di adorare X-23

Se già è difficile districarsi nella ragnatela delle pubblicazioni Marvel, figuriamoci quando poi arrivano in Italia! Sto cercando di leggere e di presentare in ordine le avventure del personaggio, ma se mi perdo qualcosa per strada fatemi sapere.

x23_wolverine190Com’è noto X-23 nasce il 2 agosto 2003, nell’episodio 3×10 della serie animata “X-Men: Evolution“, scritto da Craig KyleChristopher Yost: in un altro blog magari parlerò di questo episodio. Ciò che qui conta è che dopo un’altra apparizione nel settembre successivo (episodio 4×03), i due “papà” vedono la propria creazione promossa e hanno l’opportunità di renderla protagonista di una miniserie a lei dedicata: un classico Mito delle Origini.
Nel marzo del 2005 appare il primo dei sei numeri di “Innocence Lost“, con gli spettacolari disegni di Billy Tan. Conclusasi nel luglio di quell’anno, la serie arriva in Italia – come sempre grazie a Panini Comics – all’interno della testata “Wolverine”.

Kyle e Yost ci riportano ai tempi della fuga del “neonato” Wolverine, quando Logan uccide tutti per sfuggire dal laboratorio dov’è stato creato. Uccide anche il dottor Dale Rice e subito il dottor Martin Sutter prende in mano i suoi appunti, diventando addirittura patrigno del figlio Zander Rice: sarà proprio quest’ultimo, negli anni a venire, a portare avanti gli esperimenti di Weapon X.
Decisivo è l’arrivo della dottoressa Sarah Kinney, che riesce a creare un embrione vivo che ospita nel proprio grembo: sarà lei a dare alla luce la bambina “creata” clonando il DNA di Wolverine.

Il primo vagito di X-23
Il primo vagito di X-23

La storia ci mostra la spietatezza e la crudeltà dell’addestramento a cui per anni la bambina viene sottoposta, finché non diventa X-23: la perfetta assassina senza sentimenti umani. Viene usata per un numero di spietati assassinii utilizzando il fatto che esiste una sostanza in grado di farle perdere totalmente il giudizio: quando odora quella sostanza, uccide tutto ciò che la circonda.

Una perfetta macchina di morte
Una perfetta macchina di morte

Il potere però dà alla testa a Zander Rice e prende il potere con un colpo di mano: è il momento per X-23, guidata dalla madre, di diventare umana e liberarsi dal gioco criminale di Zander. Non senza fare un massacro… e non senza annusare la sostanza che è stata messa addosso alla madre… la sostanza che la costringe ad uccidere l’unica donna che le voleva bene.

x23_wolverine191Con le lacrime tra la neve, nasce X-23… che ora si chiama Laura Kinney sebbene nessuna Anagrafe l’abbia registrata.

È un inizio col botto e Kyle e Yost fanno un lavoro da applauso, mentre i disegni di Billy Tan rendono tutto perfetto. Se continua così, X-23 rischia di essere il mio personaggio preferito…

Scheda Etrusca:

Innocenza perduta (Innocence lost, 1-6, Marvel Next)
scritta da Craig Kyle e Christopher Yost, disegnata da Billy Tan
In Italia: “Wolverine” dal n. 190 (novembre 2005) al n. 194 (marzo 2006)
Traduzione di Gino Scatasta
ristampata in “Marvel Best Seller” n. 28, agosto 2016

L.

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Wolverine (2010) Sex + Violence

Cover di Gabriele Dell'Otto
Cover di Gabriele Dell’Otto

Oggi è San Valentino e si avvicina l’uscita italiana del film Logan (2017): esiste un modo per parlare di entrambe le cose? Sì, e si chiama “Sex + Violence“.

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Perché a San Valentino bisogna per forza parlare di amore puro e zuccheroso? Anche quello rozzo e irruento è pur sempre amore…

wolverinesexviolence_aComprato nel 2011 su consiglio del romanziere Stefano Di Marino, questo volume cartonato è davvero un piccolo capolavoro: non trovo le parole per descrivere la bellezza dei disegni del nostro Gabriele Dell’Otto e la carta patinata ne esalta ogni geniale vignetta.

È un albo Marvel quindi non aspettatevi davvero il “sex” promesso dal titolo, ma di sicuro la tensione erotica tra Wolverine e Domino è ampiamente palpabile.

La donna ha aiutato la Loggia degli Assassini a mettere a segno un colpo ma poi si è resa conto che la cosa era troppo “cattiva” anche per lei e ha sabotato il colpo. Così ora si ritrova una secchiata di cattivi che le vogliono far male e mentre Logan cerca di capire cosa stia succedendo… si ritrovano entrambi in un fiume di pallottole.
Massacrare gente tanto stupida da sparare ad un immortale mette su di giri… e i due festeggiano la fine della sparatoria con uno scontro molto più fisico…

wolverinesexviolence_bFinita la spupazzata, arrivano altri assassini che dicono le solite cose stupide che dicono tutti i cattivi Marvel, ma per fortuna le battute che si scambiano Wolverine e Domino sono talmente divertenti ed ispirate che salvano capre e cavoli.

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Craig Kyle e Christopher Yost fanno un ottimo lavoro e rendono i dialoghi al minimo, perché la forza di questa storia è tutta nelle rutilanti scene d’azione violenta che Dell’Otto rende da Dio: ogni pagina è goduria pura e risfogliarle dopo tanti anni mi è davvero piaciuto tantissimo.
“Frasi maschie” irresistibili e sangue a ettolitri: si può chiedere di più a San Valentino?

Una comparsata di X-23
Una comparsata di X-23

Kyle e Yost non resistono a far fare una comparsata alla loro creatura, la giovane X-23, e questo significa che può partire ufficialmente il mio ciclo inter-blog sul rapporto fra questi due personaggi.
Restate sintonizzati…

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Scheda etrusca:

Sex + Violence (parte 1-3, settembre-novembre 2010)
di Craig Kyle e Christopher Yost, disegni e colori di Gabriele Dell’Otto
Marvel Graphic Novels n. 19 (marzo 2011)
Traduzione di Fabio Gamberini

L.

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Red Sonja Dynamite 7. The Hand of Fate

Cover di Adam Hughes
Cover di Adam Hughes

Dicembre 2005: continua il lungo nuovo viaggio di Red Sonja nell’universo Dynamite. Ecco il settimo numero: “The Hand of Fate“. Ai testi c’è J.T. Krul mentre i disegni sono di Noah Salonga.

redsonjadynamite7aLa nostra Sonja non può passare una tranquilla serata in taverna senza che dei facinorosi cerchino di attaccar briga: è decisamente fastidioso bere un boccale mentre si prenditi a calci vari pendagli da forca.
Alla fine però arriva un giovane che stava cercando proprio qualcuna “di tosto” per un lavoro. Morendo, il padre gli ha lasciato un tesoro su un’isola ma non può andarci perché il suo tutore lo marca stretto: ovviamente il tutore vuole in realtà mettere le mani sul tesoro. Non è che Sonja può aiutarlo?

Inizia dunque una nuova missione per la nostra hyrkaniana, in realtà molto breve, purché l’unico tesoro che il giovane trova è una pietra che gli genera la visione del vero assassino del padre. Vendicatosi grazie alla Diavolessa, la storia sembra finita qui in fretta… o forse è solo l’inizio?
Lo scopriremo la settimana prossima.

L.

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Red Sonja Dynamite 6. Falling Star

redsonjadynamite6Novembre 2005: continua il lungo nuovo viaggio di Red Sonja nell’universo Dynamite. Ecco il quinto numero: “Falling Star“. Ai testi ci sono Michael Avon Oeming e Mike Carey.
I disegni invece sono sempre del grande Mel Rubi.

redsonjadynamite6a«False Gods must fall. And fall hard!» I falsi dèi devono cadere. E cadere male. Con questa disposizione d’animo la nostra hyrkaniana si lancia nel combattimento finale della saga di Gathia. Storia in sei parti che è uscita anche in italiano nel volume “Il celestiale di Gathia” (Collezione 100% Cult Comics n. 26, 6 marzo 2008), primo di una serie di volumi che la Panini Comics ha dedicato alla Sonja della Dynamite.

redsonjadynamite6bMa Sonja ha un’altra “frase maschia” pronta in gola, e la tiene in caldo per il momento giusto: quando cioè il suo nemico crede di star vincendo e si appresta al colpo di grazia. È in quel momento che la Diavolessa mostra che il suo non è un nomignolo scelto a caso…
Agguantata una spada, grida un semplice «Shut up and die!» Sta’ zitto e muori.

Si conclude la saga di una città liberata dai suoi dèi, falsi e crudeli, per mezzo della “tempesta rossa” che l’ha colpita.
Ormai Red Sonja è tornata, più potente e smargiassa che mai, purificata dalla sporcizia che Marvel e De Laurentiis le hanno riversato addosso, e pronta a conquistare i nostri cuori con il suo ritrovato bikini di ferro.

L.

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Lady Killer TPB (2015)

Cover di Joëlle Jones
Cover di Joëlle Jones

Nel gennaio 2015 ho salutato con interesse la nascita della testata Lady Killer, se vogliamo la versione Dark Horse Comics della Jennifer Blood targata Dynamite, ma poi mi sono fermato ai primi numeri: ne ho approfittato per approfondire la conoscenza con il volume cartonato del settembre 2015, contenente i primi cinque numeri: scritti da Joëlle Jones e Jamie S. Rich per i disegni della sola Jones.
Scopro che nel luglio 2016 questo volume arriva anche nella distratta Italia grazie alla Panini Comics (Panini Comics 100% HD), al prezzo di 15 euro e con la traduzione di Matteo Mezzanotte.

Josie Schuller possiede due dei tratti che ammiro di più in una persona: sa come gestire un cocktail party e come uccidere qualcuno a mani nude.

LadyKillerTPB_AQuesta presentazione della romanziera Chelsea Cain introduce il personaggio di Josephine detta Josie, amorevole e paziente donna di casa degli anni Sessanta (a giudicare dalle atmosfere) con un marito, due figliolette e un cane, e in più una arcigna suocera tedesca che ha sempre da ridire su tutto. Se già questa non fosse una vita piena, Josie… è anche un’assassina su commissione…
Niente di eclatante o di sordido, semplicemente lavora per l’agenzia di Mr. Stenholm, il classico capoufficio burbero, che le passa piccoli “lavori” tramite il supervisore Mr. Peck. Incastrare un omicidio nella intensa vita di tutti i giorni – con una casa da curare, due ragazzine turbolente da crescere, un marito sornione da coccolare e una suocera impicciona da tenerd a bada – non è per nulla facile, e qui scatta la domanda classica per tutte le casalinghe: come fa a far tutto?
Josie ci riesce, e anche dannatamente bene.

LadyKillerTPB_BUccidere su commissione non è un lavoro piacevole, così a Josie può capitare di dover sistemare un luridone in un ambiguo bar per soli uomini, ma questo è il meno: può capitare che le venga ordinato di uccidere un bambino…
Quando il ragazzino apre la porta Josie è già devastata dai sensi di colpa, ma sono tutti pensieri già affrontati durante gli anni di lavoro. Quando però il bambino la guarda e le chiede se anche lei vuole ucciderlo… be’, la situazione si fa dannatamente spinosa.
Ci sono limiti anche per un’assassina e Josie non se la sente di superarli, anche perché ora c’è un problema decisamente più pressante: Mr. Stenholm teme che non possa resistere a questa doppia vita e incarica Peck di far fuori la donna.
Inizia una guerra di assassini senza esclusione di colpi.

LadyKillerTPB_CUna storia singola divisa in cinque parti perfettamente calibrate, disegnate e scritte con gusto, con trovate deliziose e scene d’azione di alto livello: davvero una bella sorpresa e, a rischio di bestemmiare, preferisco Lady Killer a Jennifer Blood, almeno negli “inizi”: Garth Ennis cerca l’effettaccio e la situazione parossistica, invece qui è tutto di un gusto più delicato che però nasconde un sapore intenso.
Spero torni presto Josie Schuller…

L.

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Jennifer Blood: la signora omicidi

Cover di Tim Bradstreet
Cover di Tim Bradstreet

Dopo aver fatto rinascere Frank Castle, il Punisher, il mitico irlandese di Holywood (con una L sola) Garth Ennis evidentemente deve aver pensato: troppo banale un uomo che fa l’assassino a tempo pieno… perché non immaginare una donna dalla doppia vita a cui applicare tutti i temi “punitoriani”?
JenniferBlood1aNel febbraio del 2011 la Dynamite fa uscire “Garth Ennis’ Jennifer Blood 1“: una geniale rivisitazione in chiave femminile del mito di Frank Castle. Il primo ciclo di sei storie viene raccolto in volume TPB nel febbraio 2012 con il titolo A Woman’s Work is Never Done e la Panini Comics lo porta in Italia nell’aprile successivo come Il lavoro di una donna non finisce mai.

Sin dalla sua nascita negli anni Settanta il Punisher espone i suoi racconti come se fossero un diario, quel “diario di guerra” da allora rimasto quasi prerogativa del personaggio. Ora conosciamo un altro War Journal: quello scritto da Jennifer Blood.
Con questo palese rimando al Punitore marvelliano Ennis introduce la sua creatura: Jen Fellows, una moglie amorevole di provincia, una housewife per nulla desperate perché ha un marito che stravede per lei e fa le riparazioni in casa, è madre di due ragazzini che aiuta nello studio e vive in una casetta di provincia che è un gioiellino. Quella di Jennifer è una vita da cartolina in una famiglia da cartolina, e come si sa… ogni cartolina ha due facce! (Questa è bella: spero ve la siate segnata.)

Jennifer Blood secondo Adriano Batista
Jennifer Blood secondo Adriano Batista

Quando cala la sera e la casa dorme, Jen va nella sua stanza segreta, indossa la sua parrucca e la sua tutina attillata nera, imbraccia i suoi fucili e prepara i suoi coltelli.
Quando ha finito di massacrare gente, la polizia che arriva sul posto trova solo una scritta sul luogo del delitto: Jennifer Blood.

JenniferBlood1cEnnis va giù pesante e la sua Jennifer fa fuori i mafiosi e i criminali con molta più efferatezza di Frank Castle, trovando ogni numero un modo diverso di lasciare la propria firma: fino a creare un grande monogramma JB con le budella di una sua vittima!
La violenza della donna non si limita alla storia e aggredisce anche il suo disegnatore, come testimonia questo delizioso sketch di Adriano Batista.

Visto che Ennis è un folle, butta giù nel mucchio tre assassine asiatiche ingaggiate per uccidere Jennifer: Kiki, Suki e Taki. Le Ninjettes! Ovviamente è una sonora spernacchiata in faccia al lettore, con tanto di parlata da giapponesine stereotipate, e prima di diventare spin off della serie le tre guerriere verranno ripassate a dovere da Jennifer, con grande soddisfazione anche dei lettori.

Jennifer secondo Kewer Baal
Jennifer secondo Kewer Baal

Non può mancare l’inserimento di altre “maschere”: cosa come Ennis nel 2000 si divertì a lanciare contro Castle dei buffoni mascherati, anche qui Jennifer trova una curiosa controparte. Cioè il suo vicino di casa Jack che, scoperta la doppia identità della donna, decide di vestirsi ugualmente di pelle – più una maschera sul viso – e inseguirla per poter avere quella soddisfazione sessuale che gli è stata negata “dal vivo”.

Queste sei storie chiudono idealmente il primo ciclo del personaggio, mostrando la sua nascita, il perché uccida, i suoi nemici e i suoi familiari. È anche l’unico ciclo che finora ho letto di Jennifer Blood, alla sua prima uscita e ora ripassandolo per il blog: saprà la giustiziere spietata rendere bene anche nei cicli successivi? Lo scoprirò andando avanti nella lettura. Per ora mi limito a trovare già esaurito il soggetto con questi primi sei numeri: spero il genio di Ennis saprà rinfrescare la storia…

L.

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Aliens – The Destroying Angels (1998)

Cover di Mark Schultz
Cover di Mark Schultz

Finalmente la Dark Horse Comics torna a presentare storie complete, invece dei soliti poco soddisfacenti one shot, e il 1999 si apre con una delle rare saghe aliene giunte in Italia, finita l’epoca PlayPress: “Aliens: The Destroying Angels“.
Per la storia chiamano un grande Mark Schultz (autore che per la DHC ha firmato Star Wars, Predator e Tarzan, e che ritroveremo nel mitico Aliens vs. Predator vs. Terminator), mentre i disegni – che onestamente non mi fanno impazzire ma non sono male – sono affidati a Doug Wheatley, che esordisce alla DHC con questa storia per poi passare a Star Wars e Conan.

L'atmosfera del primo film splendidamente ricostruita
L’atmosfera del primo film splendidamente ricostruita

La storia si svolge vent’anni dopo la “contaminazione” della Nostromo. (Per chi avesse passato gli ultimi trent’anni in coma, mi riferisco agli eventi del film Alien di Ridley Scott.)
Mentre la Weyland-Yutani ha passato questo tempo a studiare gli xenomorfi per farne armi – finendo sempre con i propri scienziati smangiucchiati – il consulente Lucien Keitel vede più lontano: vede al di là delle stelle. Fonda la Geholgod e studia i dati astronomici trovati nel relitto, riuscendo ad identificare, nel Sistema Shambleau, un’altra astronave aliena a quindici anni da quella trovata nel Sistema Reticuli Zeta 2.

Il secondo relitto, stavolta in orbita
Il secondo relitto, stavolta in orbita

Un anno dopo parte con la sua navicella sperimentale Savannah, in grado di piegare lo spazio-tempo così da coprire lunghe distanze, raggiunge il relitto e scopre anche qui lo stesso identico pilota “fossilizzato”. Manda sulla Terra rapporti regolari, che però con il tempo si fanno sempre più discontinui: al momento attuale, quando inizia questa storia, da un anno e mezzo la squadra del dottor Keitel non dà più notizie di sé.
AliensDestroyers_CLa Geholgod vuole indietro il dottore ma soprattutto le informazioni che ha acquisito, così ingaggia la Throop Rescue and Recovery: team privato di recupero guidato dalla grintosa Alecto, una squadra indipendente che non fa domande e quindi è perfetta per operazioni da non pubblicizzare in giro.

Il dottor Keitel è un grande uomo, ma i grandi uomini sono spesso imprevedibili. E alla grandezza si giunge sempre al prezzo di grandi sacrifici.

Cosa sta facendo Keitel a bordo del nuovo relitto alieno? Cosa ha scoperto che non vuole condividere con la sua stessa compagnia? Questo dovrà scoprire Alecto e la sua squadra, che parte a bordo della Rachel alla volta del Sistema Shambleau.
Come da copione, appena entrati nel relitto trovano solo cadaveri ed un alieno particolarmente agguerrito, che inizierà a seminare vittime tra i membri del team.

C'è sempre il confronto con una donna...
C’è sempre il confronto con una donna…

Ripartiti dal relitto, i superstiti atterrano sul pianeta alla ricerca del dottor Keitel per avere spiegazioni. Scopriamo così che l’uomo sta portando avanti ricerche sulla razza aliena partendo dal presupposto che è già stata sulla Terra, milioni di anni fa, facendo estinguere quasi del tutto la vita sul pianeta.
Un risultato delle sue ricerche è il vaccino Rhodes, una sostanza che permette di camminare in mezzo agli alieni senza problemi: un eau de xenomomorph dagli innegabili vantaggi!

Vantaggi del Vaccino Rhodes
Vantaggi del Vaccino Rhodes

La storia di Schultz è molto affascinante e decisamente più complessa della media delle storie aliene, con una visione molto ampia e per certi versi “cinematografica”: non è un caso che il film Prometheus abbia rubacchiato alcuni elementi di questa saga.
Senza svelare i vari colpi di scena, posso dire che il monito è: dopo milioni di anni gli alieni – che Keitel chiama “angeli della distruzione” – torneranno a riportare l’equilibrio nell’universo, colpendo la razza dominante… cioè quella umana! Siete pronti?

Un antico gigante ancora in vita... per poco!
Un antico gigante ancora in vita… per poco!

Grande merito va alla Gazzetta dello Sport e Panini Comics che portano in italiano la saga – Apocalisse. Gli angeli della distruzione, con la traduzione di Andrea Toscani – per il numero 8 della collana da edicola “Dark Side. Il lato oscuro dei fumetti”, volume che contiene anche Aliens: Alchemy.
Recuperate il volumone, perché vale davvero la pena.

L.

Deadpool muore… ed era ora! (2016)

Cover di Mike Hawthorne
Cover di Mike Hawthorne

Se la Marvel è riuscita a disamorarmi con uno dei personaggi più “in” del momento, vuol dire che sono davvero privo del gene che codifica per la Casa delle Idee.
Il 2015 si è chiuso con il numero 24 (ex 55) della testata italiana “Deadpool” (Panini Comics), uno specialone di 96 pagine che promette la morte del titolare e – in terza di copertina – NON presenta il numero di gennaio, facendo immaginare la chiusura della testata.
Ok, mi spiace dirlo… ma per me Deadpool muore davvero…

Dopo il Punisher è l’unico altro personaggio Marvel che ho amato, ma a tutto c’è un limite. Gerry Duggan e Brian Posehn sono lì da troppo tempo e hanno finito le battute, anche perché la ripetitività delle storie di Deadpool è terrificante: prese singolarmente, le vignette sono divertentissime e fanno morir dal ridere, ma poi pensi alla storia nel suo insieme… e ti accorgi che è il nulla più assoluto, che da cinquanta numeri stai assistendo alla stessa identica storia, e in quest’ultimo numero devo ancora leggere menate su Weapon X? Un progetto così segreto che lo conoscono tutti e da cui in svariati decenni sono usciti decine di superminchioni con poteri rigeneranti?
Consentitemi una citazione classica: sono troppo vecchio per queste stronzate

Questa vignetta da sola giustifica l'intero albo...
Questa vignetta da sola giustifica l’intero albo…

Qualche tentativo lo si è fatto, si è data una figlia a Deadpool, ma l’unico effetto è stato quello di renderlo “responsabile” e quindi l’umorismo è crollato di brutto.
I disegni sono sempre meravigliosi e, ripeto, le singole gag sono gustosissime: ma per me Deadpool finisce qui…

La vignetta con Nick Fury è tratta dalla seconda metà dell’albo, dove ci sono varie storie schizzate e deliranti con vari comprimari, e robe che non ho neanche provato a capire: se non leggete i fumetti Marvel già dalla vostra vita precedente, difficilmente potrete apprezzarle…

L.

Rat-Man Gigante 23

Cover di Leo Ortolani
Cover di Leo Ortolani

Inizia alla grande il 2016 di Rat-Man con il numero 23 della testata “Rat-Man Gigante” (Panini Comics).

Il nostro consueto Leo Ortolani chiude ben due saghe.
Con Ex-Men! assistiamo alla fine del pasticcione Zappo, l’uomo imbarazzante, per veder rinascere il nostro amato Rat-Man, mentre con La mummia si chiude il dittico di storie con i mitici personaggi di “Venerdì 12”, rimaneggiati per rielaborare la trama del grande film del 1932 di Karl Freund.

Una rilettura piacevolissima arricchita come sempre da materiale inedito, come la prima pagina scartata de La mummia.
E pensare che quando uscì il numero uno di questa testata mi sono detto… «compro solo il primo numero poi basta!»

L.

Le donne di Greg Rucka: Forever (Lazarus)

Cover Asylum Variant di Michael Lark
Cover Asylum Variant di Michael Lark

Ho iniziato questo ciclo di post per ripercorrere in ordine cronologico la carriera di Greg Rucka, ma la difficoltà di trovare informazioni sui suoi fumetti – lo stesso suo sito ufficiale è straordinariamente vago – e la faticaccia di capire se i suddetti sono usciti in Italia (e se sì, dove) mi sta togliendo la pelle. Visto che poi alla fine della sudata mi ritrovo con fetecchie Marvel e DC, roba per me illeggibile, decido di dare un taglio e focalizzarmi sul Greg Rucka ruspante: cioè sui personaggi voluti e creati dall’autore di San Francisco e non quella robbetta asfittica che la Marvel e la DC gli fanno fare. (Con ovviamente le dovute eccezioni, che sarà mia cura sottolineare.)

Ciao, mi chiamo Eve...
Ciao, mi chiamo Eve…

Per sottolineare che non sono solamente mie fisime personali (non ho mai nascosto di essere “allergico” alle suddette case), vi riporto questo brano: una dichiarazione di Greg Rucka risalente al 15 settembre 2015 all’interno di un’intervista al blog Black Nerd Problems:

Sono venuti da me [quelli della DC] ed hanno detto: sei interessato a scrivere Wonder Woman: Earth One? Ovviamente ho risposto: Hell yeah!
[…] Dopo qualche tempo ricevo una chiamata che dice «Diamo Earth One a Grant Morrison». La mia risposta è stata: «Be’, se lo fate non credo che potrò più lavorare per voi». Non era la prima promessa infranta, né la seconda o la terza o la quarta. Ho reagito sull’onda dell’emozione, ma sentivo realmente quanto avevo detto. Dopo di ciò, le cose divennero più tese: ho completato i miei progetti per la DC e poi ho chiuso.

... e sono qui...
… e sono qui…

Ecco perché è stata una sorpresa per tutti, Rucka compreso, quando è stato richiamato dalla DC per l’evento Convergence. (Che non so neanche cosa sia né voglio saperlo: se c’è una cosa che odio di più delle suddette case sono gli “eventi” con cui ci sfrangiano gli zebedei!)

... per farvi il culo!
… per farvi il culo!

Di un’esperienza di Rucka con Wonder Woman ho già parlato, ma la lettura mi ha così devastato che non voglio assolutamente leggere altro del personaggio. Con gran fatica sono riuscito a trovare quelle storie che Rucka ha scritto per Supergirl e mi sono bastate un paio di pagine per capire che anche questo personaggio non voglio mai più neanche sentirlo nominare.
MLAZA001ISBN_cover.inddInsomma, non è che il buon vecchio Greg lavori felice in queste case e il risultato si vede: si vede eccome. Visto che domenica scorsa La Bara Volante ha parlato di “Lazarus“, che è esattamente il fumetto che mi ha fatto “scoprire” Rucka, è giunto il momento di dimenticare le donnine Marvel-DC e passare alle donnone molto più intriganti!

Era il 26 giugno del 2013 quando la Image Comics presenta il primo numero di questo incredibile fumetto – che proprio grazie alla Bara Volante scopro essere uscito in Italia per Panini Comics – che inizia in modo assurdo: un fiume di proiettili maciulla la protagonista. Fine della storia già a pagina uno. Poi giri pagina… e la donna si rialza. E stavolta è lei a maciullare i suoi assassini.
Perché la protagonista si chiama Eve, il nome preferito dagli americani per le donne artificiali. Ma non è il suo vero nome: è la semplice contrazione di… Forever.

Domande?
Domande?

Siamo nell’America di un dopo-olocausto non meglio identificato. Disastri ambientali, ecologici, economici, guerra, terrorismo… fate voi, va tutto bene. Ora siamo in pochi e – come testimonia lo stupendo film Extinction. Sopravvissuti (2015) – basta essere in due per odiarsi ed alzare palizzate.
Come nella più classica delle storie western, ci sono due grandi famiglie che controllano la California del futuro – i Morray e Carlyle – e vige l’Equilibrio del Terrore che ben conosciamo noi che siamo cresciuti durante la Guerra Fredda. Ogni famiglia ha ovviamente fratelli bravi e fratelli cattivi, bugiardi e sognatori, ma finché ci sono i rispettivi padri a tenere a bada la ciurma la barca (anche se traballante) va avanti.
E poi c’è Eve. La quinta sorella Carlyle… che però nessuno degli altri chiama “sorella”.

Splendide scene d'azione disegnate da Michael Lark
Splendide scene d’azione disegnate da Michael Lark

Eve è una guerriera fenomenale, metà bodyguard metà executioner, dagli evidenti poteri sovrumani dovuti ad innesti. Ma quanti innesti? Roger MacBride Allen ce l’ha spiegato con il suo romanzo capolavoro L’uomo modulare (1992): quanta parte artificiale si può avere in corpo per essere ancora chiamati umani? E quanta ce n’è in Eve? Ma siamo poi sicuri che all’origine ci sia stato qualcosa di umano in lei?
Greg Rucka gioca con noi e non prende ancora posizione, in questa prima saga, lasciando che ci stuzzichiamo la curiosità.

Lazarus1GLe due famiglie sono sull’orlo di uno scontro letale ma anche di una pace duratura, dipende da quanto saranno in grado i buoni di essere buoni e contrastare i cattivi. Di sicuro Eve ha capito che i suoi fratelli sono giunti a un livello di inettitudine da Borgia Family e sarebbe il caso di fare qualcosa. Ma può Eve intervenire? Se è umana sì… se è una ginoide, no…

Ogni vignetta – disegnata da Michael Lark – è regolare, ogni situazione è già vista e non aspettatevi il fumetto dell’anno. Però…
Però un grande autore sa essere geniale anche – anzi, soprattutto – con trame note: state sicuri che già alla seconda pagina vi sarà impossibile staccare gli occhi da Lazarus, e alla fine non solo sarete perdutamente innamorati di Eve, ma maledirete Rucka perché ora dovete aspettare il secondo volume…

Scheda etrusca:

Lazarus 1. Famiglia di Greg Rucka e Michael Lark
Lazarus TPB 1: Family, 10/2013
raccolta di “Lazarus” 1-4, giugno-settembre 2013
Family Prelude, anteprima apparsa su “Previews”
in Italia, Panini Comics 100% HD, 24 settembre 2015
Traduzione di Andrea Toscani

L.