Intervista a Claudia Salvatori

Illustrazione di Victor Togliani per la Walkiria Nera di Claudia Salvatori
Illustrazione di Victor Togliani per la Walkiria Nera di Claudia Salvatori

Questo venerdì, al posto del consueto appuntamento con le pubblicazioni italiane da edicola “frizzanti”, vi presento un’intervista a chi quel mondo l’ha vissuto e vi ha lavorato, negli anni Ottanta: Claudia Salvatori. (La trovate nel suo blog Sun/Saturn e su facebook.)
Premio Tedeschi nel 1985, dopo una lunga carriera in vari generi narrativi dal 2010 presenta dei grandi romanzi storici imperdibili: Il mago e l’imperatrice (2010) su Messalina, Il sole invincibile (2011) su Eliogabalo, Il cavaliere d’Islanda (2012) sul Medioevo nordico, e La splendente regina della notte (2013) su Akhenaton e Nefertiti.

Malgrado il suo successo come romanziera, la Salvatori è sempre stata ben disposta nei confronti di chi, come me, le chiedeva informazioni anche sul suo passato nel mondo dei fumetti, quando poteva capitare addirittura di trovarla trasformata in… Claudette Salvatopi!

Claudia Salvatori trasformata da Silvio Camboni in Claudette Salvatopi per un'avventura di Topolino del 1996
Claudia Salvatori trasformata da Silvio Camboni in Claudette Salvatopi per un’avventura di Topolino del 1996

L’ho conosciuta nel 2010 quando per ThrillerMagazine l’ho intervistata brevemente sul suo lavoro con le storie del settimanale “Topolino” (ecco il link) e nel 2012 in occasione dell’uscita del suo grande romanzo storico Il Cavaliere d’Islanda (ecco il link): ora è il momento di parlare dell’epoca di “Oltretomba”.

Segretissimo1537Prima però vi ricordo che trovate ancora in edicola (o in eBook) l’antologia Noi siamo Legione (Segretissimo Special 40, settembre 2015) che raccoglie un nuovo racconto della Salvatori dedicato ad un suo personaggio di forte impatto: Walikira Nera.
Presentato nel numero 1526 di Segretissimo (aprile 2007), il romanzo Walkiria Nera. La genesi del male tiene a battesimo un personaggio che sin da subito incontra il favore del pubblico, tanto che l’anno successivo lo si ritrova nel racconto Rifiutato dal mare (in “Legion”, SuperSegretissimo n. 36, luglio 2008), nel secondo romanzo Walkiria Nera. Golden Dawn (Segretissimo 1537, marzo 2008) e nel terzo Walkiria Nera. Progetto Lebensborn (1586, aprile 2012), quest’ultimo disponibile in eBook.
Per chi non lo sapesse, Walkiria Nera è un’irresistibile eroina ispirata dalle protagoniste dominatrici e militaresche di fumetti come Hessa (antenata italiana della americana Ilsa interpretata da Dyanne Thorne).

OltretombaÈ passato molto tempo da quando scrivevi per pubblicazioni come “Oltretomba”: che impressione ti è rimasta di quel periodo?
Di divertimento, di gratificazione, quasi di euforia. Perché è stata la mia prima esperienza nel mondo del lavoro (ho cominciato a 24 anni), e perché era un’occasione concreta per guadagnare scrivendo. Un po’ come andare a lavorare in un luna park: con fatica (e anche con rifiuti e difficoltà a volte), ma sulle giostre che ti hanno fatto sognare.

Puoi darci un’idea di cosa volesse dire scrivere per pubblicazioni da edicola negli anni Ottanta? Esiste un paragone con il mondo del Duemila?
Non c’è paragone. La differenza fra gli anni ’80 e questo decennio in corso è immensa. Tutto è cambiato: immaginario, cultura, società.
Oltretomba235Sociologia del fumettista italiano: le persone che ho conosciuto in quegli anni, che scrivevano e disegnavano, venivano (come me del resto) dalle caste umili. Si accostavano al fumetto per sfuggire a lavori ripetitivi e frustranti. Qualcuno mi ha anche detto. “Sono qui per non andare in fabbrica”. Allora noi criticavamo l’alienazione del famoso Posto Fisso e cercavamo di “realizzarci”. Oggi crea panico e disperazione la mancanza di un percorso lavorativo sicuro e stabile. Negli anni ’80 si parlava già di crisi del settore, ma il  mercato assorbiva abbastanza bene i pochi che tentavano. C’era lavoro per (quasi) tutti. Cercavano sempre buoni soggetti. Si imparava sul posto, in uno studio o casa editrice, e si guadagnava da subito… o si andava via quasi subito.
Penso che per molti tutto sia cominciato in modo casuale. Io stessa, con vaghe aspirazioni di diventare giornalista e scrittrice, sono inciampata nel fumetto per caso, grazie a una conoscenza negli ambienti “artistici” e delle controculture degli anni ’70. Nei decenni successivi, con la fusione culturale delle arti “alte” e di quelle popolari, ho notato che il fumetto diventava sempre più appetibile per scrittori provenienti dalle caste privilegiate.
La situazione oggi è capovolta rispetto agli anni ’80: scuole di fumetto ovunque, e un mercato drammaticamente contratto che non può assorbire tutte le persone che ne escono, anche se fornite di una preparazione tecnica che noi non avevamo. Conosco laureate fra i 25 e i 30 anni, proprio nella fascia d’età in cui io ho potuto lavorare, scrittrici brillanti, costrette a fare le cameriere o emigrare, o entrambe le cose.
Oltretomba244Non so se tutto questo dà un’idea di cosa fosse scrivere fumetti negli anni ’80. A livello più strettamente personale, emotivo… c’era un che di avventuroso, di sperimentale, una sensazione di esplorare mondi sconosciuti, che ora si è persa. Tutto è risaputo e studiato, adesso, tutto è smaliziato. Allora nessuno sapeva che questo mestiere esistesse.
C’erano laureati e diplomati a cui dovevi spiegare cosa fosse una sceneggiatura. C’era gente che non capiva un accidente neppure se glielo spiegavi. Persone “colte” che non provavano nessuna curiosità per la scrittura dei fumetti. Ignoravano che ci fosse una scrittura: un’idea di partenza, un soggetto, uno sviluppo in quadri con descrizione e dialoghi. Oppure non la consideravano “vera” scrittura.
C’erano poi delle anime belle del tutto incredule che una “ragazza” (dimostravo 10 anni di meno) fosse in grado di ideare storie su storie. Pensavano che millantassi, o che fosse tutto uno scherzo. Allora le donne che sceneggiavano fumetti si contavano sulle dita di una mano. Avevi un po’ la sensazione di un accadimento unico, di far parte di qualcosa di unico… Senza internet, senza tecnologie, senza l’attuale esposizione mediatica, il continuo rimbalzo in rete… solo con una piccola macchina per scrivere.
L’impatto di quello che usciva dalle edicole sulla realtà era molto forte. Lavorarci dentro aveva un alone magico. Penso che sia stata la mia “migrazione in America” giovanile, avvenuta senza muovermi da casa però.

Proponevi tu i soggetti delle storie o venivano organizzati “dall’alto”?
Oltretomba234Proponevo soggetti in una/due cartelle. Su approvazione passavo alla sceneggiatura. Non ho riletto gli albi di recente (l’ultima volta circa sette anni fa). Perciò posso fornirti i miei ricordi di allora, o quasi. Attingevo ai miei interessi: storia, etnologia e culture antiche o di altri paesi.
Sati (Oltretomba n. 245) e Loto d’oro (244) trattano dei roghi di vedove in India e dell’usanza del bendaggio dei piedi in Cina. La silfide (293) è ispirato alla vera storia di Emma Livry, una ballerina bruciata viva dalle lampade a gas in uso nei teatri ottocenteschi.
Attingevo anche alle letture e al cinema. L’ombra di Jack (234) è una mia interpretazione dello Squartatore. Il piffero parlante (235) viene dalla raccolta di fiabe dei fratelli Grimm. La figlia della morte (288) è arrivato da un racconto di Lovecraft, In the vault (Nella cripta). La caserma dei fantasmi (292) è una variazione sul tema della casa infestata. Il diario della morte (294) incrocia il tema della maschera con il carnevale di Rio.
C’è anche un “Oltretomba Special” n. 114, L’occhio della regina, in cui racconto in chiave horror il mistero dell’occhio mancante nel celebre busto di Nefertiti.
Oltretomba291La stampa erotica (291), sul tema del quadro vivente di vita propria, è l’albo che mi piace di più: un incisore, costretto al suicidio, usa come inchiostro il suo sangue per vendicarsi dall’oltretomba: ritrae il censore che lo ha rovinato, mostrando la sua vera natura e costringendolo a impersonare un maniaco sessuale con istinti omicidi.

Ti coordinavi con i disegnatori o era un lavoro a compartimenti separati?
A compartimenti separati. Non ho mai conosciuto disegnatori di “Oltretomba”.

C’era qualche testata per cui avresti voluto scrivere ma non ti è mai capitato?
Avrei voluto scrivere uno o più episodi di Satanik. È un fumetto che ho sempre amato, probabilmente perché mette in scena una vera vittima dei nostri sistemi sociali “progrediti”. E il personaggio è un evergreen. Ho comprato il DVD del film di Piero Vivarelli e il commesso che me l’ha venduto (avrà avuto 18 o 19 anni) ne era estasiato.

Passavi da storie per adulti a storie Disney per l’infanzia: era facile il passaggio o dovevi sforzarti per “calibrarti” a seconda delle storie?
Oltretomba 235Me lo chiedevano anche allora. Rispondevo “è professionalità” o qualche cosa del genere. Credevo di poter fare tutto. Col tempo ho capito che le mia tastiera è abbastanza ampia, ma ci sono dei limiti. Ma in effetti all’inizio dell’attività ho fatto di tutto, veramente di tutto, a volte sforzandomi di più, a volte di meno o per niente.
Ora mi spiego questo eclettismo così: ero molto giovane, era molto vicino il tempo in cui leggevo, con impressioni ed emozioni fresche. Avevo ricevuto un forte imprinting sia dai fumetti Disney che da quelli della Universo e, poco dopo, da Diabolik, Satanik e primo periodo Ediperiodici. Poi il caso ha voluto che potessi incanalare la mia immaginazione proprio in queste testate, lavorando per queste case editrici. L’imprinting mi aveva lasciato una traccia, o una serie di piste, e non dovevo fare altro che seguirle.

Malgrado non se ne parli ufficialmente, in questi tempi c’è un rinnovato interesse per quei fumetti “pulp” d’annata: come ti spieghi questo fenomeno?
Non so se riesco a spiegarlo o se sono nel giusto. Una delle ragioni può essere la nostalgia di un’epoca che non si è vissuta ma è ancora abbastanza recente per appartenerci. Molte persone fra i 20 e i 30 anni avrebbero voluto vivere negli anni ’70 e ’80. Percepiscono la fiction di allora come se fosse stata prodotta oggi. Sono in sintonia.
Oltretomba292Il commesso di cui parlavo prima è un esempio. Mi hanno colpita alcuni commenti in rete sul film La febbre del sabato sera. Dicono più o meno: Quella serenità, quella sicurezza non ci sono più. Strano parlare di serenità e sicurezza a proposito di un film su un proletario di periferia che cerca la sua rivincita nelle discoteche. Allora era un’opera fra l’intrattenimento e la critica sociale, un mix molto ben calibrato. Non sapevamo di essere sereni e sicuri, ma in effetti lo eravamo. L’atmosfera era ancora quella del post-boom, e si contestava proprio perché si stava ancora bene. Benino, diciamo.
Un’altra ragione è secondo me la maggiore libertà che il pubblico può trovare nelle pubblicazioni di quel periodo. Il confluire di culture “alte” e “pulp” ha favorito in un primo momento la produzione di alcune opere di sorprendente valore estetico, ma in seguito non ha giovato alla salute della creatività italiana. Si è innestato un tritacarne che produce una specie di Fiction Unica, canalizzata per quelli che chiamano “target di riferimento”, con regole ferree, altamente tecnica ma spesso arida e inerte.
Oltretomba294Un fumetto come “Oltretomba”, che incrocia il genere horror con l’erotico, non potrebbe esistere oggi: sono “proibiti” gli incroci di generi che destabilizzano i target di riferimento.
Lavorando per “Oltretomba” potevo proporre idee che oggi non interesserebbero a nessuno, almeno in Italia. Per esempio, in Figlia della morte (288) ho trattato temi che ritrovo in un film britannico del ’97, Kissed.
Anche la società e l’immaginario collettivo tendono a diventare sempre più un’entità globale, il che esclude… tutto quello che ne è fuori. Da quando il genere erotico ha raggiunto il pubblico delle mamme, delle coppie, delle famiglie ha perduto parte della sua carica trasgressiva. Il fumetto degli anni ’70 e ’80, in quella breve stagione prima del web, prima del VHS, nonostante certe rozzezze, certe ingenuità, certe cadute di stile, aveva momenti eccezionalmente vitali e inventivi. I giovani scoprivano l’erotismo soltanto in edicola, i tabù venivano violati dieci o vent’anni prima che lo facesse la cultura ufficiale globalizzata, e questo comportava l’impiego di una grande energia da parte di chi scriveva.

Oggi sei un’apprezzata romanziera: senti che ti è stata utile l’esperienza della narrativa da edicola?
Mi è stata indispensabile: non c’erano scuole di scrittura creativa. Aggiungerei un po’ provocatoriamente: per fortuna non c’erano.
I colleghi più anziani ti davano qualche consiglio sommario sul mantenimento del ritmo narrativo, tipo “non indulgere in lungaggini” o “riserva il colpo di scena in pagina pari preparandolo nella dispari”. Non esisteva la dettagliata (quasi barocca) mole di informazioni attuale su come si scrive una storia. Si imparava leggendo fumetti.
Alcune testate richiedevano le capacità di strutturazione e conduzione, di abilità con la visualizzazione e i dialoghi di una sceneggiatura da film. Si lavorava settimane, con enorme fatica. Per una come me, che non doveva esserci, che non era programmata e neppure prevista, il fumetto (e più tardi il giallo) è stato lo strumento per entrare nell’industria dell’intrattenimento attraverso uno dei varchi “non sorvegliati”. Non ce l’avrei fatta altrimenti.

Per sapere tutto della bibliografia di Claudia Salvatori, rimando a Wikipedia, mentre vi ricordo che trovate qui i suoi ultimi romanzi cartacei per Mondadori e trovate qui i suoi eBook.

L.

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10 pensieri su “Intervista a Claudia Salvatori

  1. Non ho idea di quale possa essere la causa del rinnovato interessa per quei mitici fumetti, ma posso dirti che il mio interesse deriva un po’ dalla nostalgia di quegli anni. Gli Oltretomba (ma anche altri titoli), rappresentavano il confine con il proibito, sua dal punto di vista (ovvio) dell’erotismo sia dal punto di vista dell’horror che, poco più che bambino, iniziava a materializzarsi in me come passione. Degli Oltretomba ricordo con piacere anche il formato, molto più grande rispetto ai “pocket”, che contribuivano ad impreziosire la mia libreria (nonostante, tecnicamente, non è che potessero venire esibiti allegramente in casa).
    Una bellissima intervista questa che hai realizzato con Claudia Salvatori che si è rivelata essere una persona straordinaria sotto tutti i punti di vista.

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      1. Io “controllato” lo ero già meno, il che non toglie che non possa anch’io oggi scoprire qualcosa di quel mondo, e cioè i suoi interessanti retroscena narrati dalla viva voce della Salvatori a colloquio con un blogger che, evidentemente, meritava l’apertura dimostratagli dall’autrice 😉

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