Dampyr: andarsene a fare in Cthulhu (2020)

Oggi, 130 anni fa, nasceva Howard Phillips Lovecraft: ecco il blogtour per festeggiarlo:

Siamo nell’anno in cui si festeggiano i vent’anni di vita editoriale del “vampiro” della Sergio Bonelli Editore: nato nell’aprile 2000 dalla collaborazione di Mauro Boselli e Maurizio Colombo, da quasi 250 numeri “Dampyr” ci guida in mondi paranormali ma soprattutto citazionistici, seguendo la via tracciata dai suoi illustri eroi-colleghi della casa.

Copertina di Enea Riboldi

Nella pagina di presentazione – credo scritta da Mauro Boselli – del numero 176 (novembre 2014) quella dei Grandi Antichi è definita «una sottotrama strisciante» della serie.

«A differenza di altri fili che s’intrecciano a comporre l’arazzo dampyriano, questa minisaga è informe e insensata come le sue orride creature».

Sin dai primissimi numeri della testata infatti è iniziato un viaggio sottotraccia fra storie e ispirazioni provenienti da H.P. Lovecraft, in seguito fuse con quelle di Robert W. Chambers il suo Il Re in Giallo: celebre gioco narrativo che venne seguito da Lovecraft per i suoi “libri falsi”. (Che purtroppo ancora oggi molti credono veri, rovinando il gioco.)

Nella citata pagina vengono specificati gli albi in cui le ispirazioni lovecraftiane sono più chiare, e il tutto viene integrato nel numero 232 (luglio 2019), ma per questo viaggio mi sono avvalso anche di questa guida dell’agosto 2019 curata da Ilario Gobbi: ho integrato le rispettive liste per avere un quadro più ampio.

Quello che segue è una sorta di schema ragionato degli elementi lovecraftiani-chambersiani in vent’anni di fumetti di Dampyr. Le descrizioni saranno sempre meno corpose perché la lettura è stata così dolorosa che è un miracolo io sia arrivato alla fine…


Dampyr:
andarsene a fare in Cthulhu


Dampyr 8
(novembre 2000)

“Dalle tenebre”, di Mauro Boselli, su soggetto proprio e di Maurizio Colombo,
disegni di Nicola Genzianella

Friburgo. Il professore Harlan Draka, in trasferta dalla sua Università di San Francisco, sta spiegando la differenza tra aglio, biancospino, rosa selvatica ed altre sostanze apotropaiche, «cioè utili ad allontanare i malefici influssi dei vampiri», all’interno di un seminario sul vempirismo all’Istituto di Tradizioni Popolari. In realtà è solo una facciata, il vampirologo sta agendo sotto copertura per conto del professor Hans Milius, che usa un dampyr della stirpe dei Maestri della Notte per alcune “indagini”. Tre professori erano presenti in tutte le università in cui, in anni passati, sono avvenuti degli strani omicidi, ed ora tutti e tre – un matematico, un filosofo e un paleografo – sono a Friburgo: Draka deve capire chi dei tre è il vampiro assassino.

Ciò che si sa di questo misterioso assassino, che lascia le vittime prosciugate del sangue, è che sta cercando uno pseudobiblion degno di essere raccontato: «il grimorio “De Profundis“, un leggendario libro di magia, manoscritto ed esistente in copia unica».

«Giudicato troppo pericoloso, alla fine del Cinquecento il grimorio fu smembrato in quattro parti, che furono nascoste e custodite separatamente nelle quattro università tedesche di Colonia, Weimar, Tubinga… e Friburgo, nella Foresta Nera. Da allora se ne sono perse le tracce. Il grimorio aveva quattro custodi, che si tramandavano il segreto, ma sono passati secoli. […] Un testo che, se ricomposto nella sua forma integrale, dovrebbe permettere di evocare pericolose entità da un’altra dimensione.»

Le indagini di Dampyr e dei vari altri strani personaggi che formeranno un “giallo del mistero” porteranno a svelare un piano per riunire il grimorio così da evocare nella nostra dimensione i Grandi Antichi: com’è facile immaginare le cose non andranno così e la porta dimensionale sembra chiusa per sempre, visto che il grimorio ne viene inghiottito.


Dampyr 10
(gennaio 2001)

“Casa di sangue”, di Maurizio Colombo, disegni di Alessandro Baggi

In rue Delambre, a Parigi, si erge Maison enfer, la “casa dell’inferno”, costruita dal negromante settecentesco Pierre “Astaroth” Tenardier, che già che c’era ha scritto pure un libro di magia, dove «sostiene di aver aperto la porta che ci separa da una dimensione popolata da creature mostruose, gli ex padroni del nostro pianeta. Lui li chiama «Dei Primigeni

Verdier era ambizioso, «non si accontentava di dominare gli umani, voleva diventare anche il signore assoluto dei Maestri della Notte. Si era messo a praticare uno strano culto religioso, che gli era stato rivelato da Astaroth Tenardier: grazie a queste pratiche, molto più antiche della Terra stessa, Verdier sarebbe diventato il più potente maestro della famiglia.» Fermato dalla Maestra della Notte Araxe, ora – un botto di tempo dopo – Verdier si nasconde nella casa dell’inferno e cerca vendetta.


Dampyr 37
(aprile 2003)

“Il fiume dell’orrore”, di Mauro Boselli, disegni di Marco Torricelli

Salem (Massachusetts). Un gruppo di appassionati di kajak vuole scendere per l’Armanack River prima che tutta la Waste Valley, «la “valle desolata”», fra i Monti Appalachi, venga sommersa per una diga. E se qualche maligno stesse già pensando al film Un tranquillo weekend di paura (1972) credo proprio che ci abbia azzeccato.

L’avventura fonderà sia la sceneggiatura di James Dickey per il film (dal suo romanzo) sia Il colore venuto dallo spazio (1927) di Lovecraft, in quanto gli escursionisti – raggiunti nel frattempo da Harlan e Tesla – scopriranno che la valle della strega Asenath Prynn è stata “inseminata” da un qualche organismo dallo spazio, che ha dato vita alle solite entità tentacolari. Una delle quali emette un grido curioso, «Rrllyeaahh», che ricorda la città sommersa di R’lyeh dove Lovecraft immaginava Cthulhu “attendeva sognante”.


Dampyr 158
(maggio 2013)

“Serata al Grand Guignol”, di Mauro Boselli, disegni di Alessio Fortunato

L’idea di far tornare il teatro orrorifico del Grand Guignol non sembra funzionare, ma le cose cambiano quando arriva dal nulla un misterioso regista teatrale di nome John Ross che però risponde solo al nome di principe Sho Huan, e sembra la reincarnazione di Aleister Crowley. Non ci sono riferimenti lovecraftiani ma serve a presentare questo personaggio che tornerà più avanti.


Dampyr 159
(giugno 2013)

“La bestia del Gevaudan”, di Andrea Artusi e Ivo Lombardo,
disegni di Andrea Del Campo

La storia si rifà dichiaratamente – viene specificato nella pagina introduttiva – al film Il patto dei lupi (2001) di Christophe Gans – che comunque era una storia di fantasia ma basata su un vero evento storico – e la cala nella mini-saga dedicata ai Grandi Antichi.

Ristrutturando la Maison enfer parigina, l’architetto Le Blonde trova l’antico messale scritto da Tenardier e il suo allievo Verdier – protagonisti del numero 10 – così inizia le “pratiche” per evocare gli Dei Primigeni.

Visto che servono sacrifici umani a secchiate, pensano bene di rispolverare un canide della zona estinto duecento anni prima: la bestia del Gevaudan.


Dampyr 176
(novembre 2014)

“Oltre la soglia”, di Nicola Venanzetti, disegni di Andrea Del Campo

Ann Jurging racconta di quand’era giovane e con dei colleghi all’Università di Giessen ha partecipato a degli studi di psicocinesi ed ESP curati dalla docente Wanda Maier, psicologa e parapsicologa: i quattro giovani diedero esito positivo alla ricerca di facoltà extrasensoriali. Oggi, tutti e quattro i sensitivi hanno sentito una forza enorme sprigionarsi a Parigi e sembra derivi da una torre nel primo arrondissement: la cinqucentesca Colonne Medicis di Cosimo Ruggieri, l’alchimista ed astrologo di Caterina de’ Medici.

Quello che Ann non ha detto, o non ricorda, è che durante gli esperimenti c’era un assistente che in seguito si sarebbe macchiato di vari delitti pur di mettere le mani sul grimorio De Profundis: cioè Klaus Rendberg, incontrato nel numero 8.

I fili delle due storie si intrecciano, mentre Ann rischia di «ospitare una delle quattro soglie oscure, le porte attraverso cui gli Dei Primigeni faranno ritorno nel nostro universo».


Dampyr 177
(dicembre 2014)

“Scomparsi!”, di Mauro Boselli, disegni di Alessandro Bocci

Torna Sho Huan, stavolta al comando di creature mutaforme come quelle già incontrate da Harlan nel numero 86.


Dampyr 178
(gennaio 2015)

“I vagabondi dell’infinito”, di Mauro Boselli, disegni di Alessandro Bocci

Incastrati nella “Casa sull’orlo del mondo” per colpa di Sho Huan, fra mille deliri Harlan e gli altri incontrano anche creature-pesce lovecraftiane, anche se per giusto un paio di vignette.


Dampyr 188
(novembre 2015)

“Il marchio giallo di Carcosa”, di Mauro Boselli, disegni di Marco Santucci

Arriva l’universo del Re in Giallo, e riguardo viene chiarito nelle note iniziali:

«che Carcosa e lo spaventoso re giallo dal sudario stracciato sono un mito letterario da più di cent’anni e che Boselli e Santucci, introducendoli nella serie di Dampyr con questo sensazionale e rabbrividente albo, non si sono affatto ispirati alle citazioni presenti in una nota serie televisiva che parla di tutt’altro…»

Infatti dopo quarant’anni di totale oblio, il Re in Giallo torna in Italia grazie alle citazioni a casaccio della miniserie “True Detective“, che ho personalmente preso in giro con il mio “True Marlowe e il Re in Giallo“, ma questa è un’altra storia.

Harlan e i suoi vedono un filmato d’annata, girato negli anni Ottanta dai primi soldati sovietici che bonificarono Chernobyl dopo l’incidente nucleare: dal nulla, in un luogo disabitato da un anno, fuoriesce un uomo. Un uomo che dice in inglese di provenire da Carcosa.

Il filmato fa parte del ricco dossier raccolto da Caleb Lost per la squadra di Harlan. Intanto Angélique a Parigi ha visioni molto simili, con strani personaggi orribili che la spingono a cercare il Segno Giallo. E al Greenwich Village il regista teatrale Grant ha ricevuto per posta un copione risalente al 1890, e ha dato il via ad una rappresentazione teatrale de Il Re in Giallo. Ma il regista ha ricevuto solo il primo atto: il second (quello che fa impazzire chi lo legga) lo riceverà solamente tre giorni prima dell’andata in scena.

 

Emil, fratello di Harlan, finisce nelle mani del lama Mgos Zhang Rabten, della confraternita silenziosa di Kuen-Yuin sul terzo pianeta di Sol, umile servo del Re in Giallo sulla Terra: porta Emil nella città perduta di Yian, sull’altopiano di Leng, per farne un nuovo adepto. Ma in realtà vuole solo carpirgli tutte le informazioni che condivide con Harlan.

Lo scopo degli adepti di Kuen Yuin è «portare o riportare sulla Terra il culto di quegli spaventosi e potentissimi esseri noti come “Dei Primigeni”».

In realtà Carcosa è solo una proiezione della “vera” città, e il Re in Giallo è solo ciò che si crede Mandhur nel Non-Dove (personaggio e luogo già apparsi nel numero 168): una volta che Harlan lo colpisce a morte, crolla lui e tutta la città.


Dampyr 192
(marzo 2016)

“La grande bestia”, di Mauro Boselli, disegni di Arturo Lozzi

Torna Sho Huan, e infatti Harlan già dal n. 188 sospettava che non fosse affatto morto. L’uomo stavolta si ritrova catapultato nel tempio del maestro Aleister Crowley.

Entrato nella confraternita di Kuen-Yuin quando si ritrovò per caso nella loro sede, cadendo da una montagna himalayana, Crowley si fa raccontare dal giovane il percorso iniziatico che l’ha portato da piccolo mago ottocentesco John Ross a principe Sho Huan nel Novecento. Fra le memorie dell’uomo, c’è anche quella di aver trovato in Tibet visioni di Carcosa.

Sho Huan ha subito sposato l’obiettivo del Kuen-Yuin di far rinascere il culto dei Grandi Antichi, e insieme alla veggente Claudine Bobash si reca anche a Kingsport, l’antidiluviana città portuale sognata da Lovecraft, autore citato come uno di quelli che riceveva in sogno i richiami degli Antichi.

Caduto in una trappola di Harlan, Sho Huan deve preoccuparsi principalmente della popolazione di uomini-pesce di Kingsport, i “figli dell’abisso“.


Dampyr 194
(maggio 2016)

“La città abbandonata”, di Luigi Mignacco, disegni di Andrea Del Campo

Nel trentennale del disastro nucleare di Chernobyl, la testata presenta una storia ambientata nella città abbandonata di Pripyat, la più vicina al luogo della centrale nucleare, anche perché lì si svolgeva il breve filmato che fa da introduzione al n. 188.

Da una gita illegale alla città abbandonata torna vivo solo un uomo, anche se “vivo” non rappresenta il suo stato: soffre di continue mutazioni e l’unica parola comprensibile che dice… è «R’lyeh», nome lovecraftiano che curiosamente pronunciano molti mostri di questo fumetto, come urlo.

 

Fyodor, l’uomo mutato che ora i soldati russi cercano di fermare, ricorda di quando da ragazzino aveva visioni di Carcosa: che Pripyat sia un portale verso altre dimensioni? Ora che il suo corpo è tentacolato, sta per scoprirlo.

Grazie ad una chiave trovata da ragazzino, la parte mutata di Fyodor voleva aprire le porte ad un’invasione di creature, ma Harlan e i suoi lo fermano. Che siano stati gli Antichi a provocare l’incidente di Chernobyl?


Dampyr 222
(settembre 2018)

“Il suicidio di Aleister Crowley”, di Mauro Boselli, disegni di Michele Cropera

Ann Jurging indaga su finto suicidio inscenato da Aleister Crowley nel 1930 con l’aiuto di Fernando Pessoa, quando la Grande Bestia lasciò un biglietto dove annunciava che si sarebbe gettato tra le tumultuose acque della Boca do Inferno.

Non fu una “trovata pubblicitaria”, perché in certi momenti tuffandosi nella Boca do Inferno si finisce in quelle isole misteriose che i geografi disegnavano senza aver visto, come Antilia e Satanazanes: che sia «l’isola nera R’lyeh dove Cthulhu giace in catalessi?» Di sicuro sull’isola non mancheranno gli Shoggoth e altre creature tentacolate.

 

E magari… incontriamo pure il “padrone di casa”!

Poi Cthulhu se ne torna negli abissi con il crollo dell’isola.


Dampyr 224
(novembre 2018)

“Il santo venuto dall’Irlanda”, di Mauro Boselli, disegni di Artisti Dampyiriani

Una storia-minestrone per permettere a tanti bravi artisti di cimentarsi in splendide tavole, gioia per gli occhi.

Si riaffaccia ancora Sho-Huan, Kurjak si ritrova in faccia la Maschera di Carcosa, che dall’avventura tibetana non lo ha mai veramente abbandonato.


Dampyr 225
(dicembre 2018)

“Gli orrori di Red Hook”, di Mauro Boselli, disegni di Paolo Raffaelli

Viene raccontato l’infelice periodo in cui Lovecraft visse a Red Hook, quartiere multietnico che oltre alle sue paranoie diede materiale anche alle sue idee razziste.

Intanto Harlan e i suoi si convincono che lo scrittore abbia sogna i Grandi Antichi, e durante le ricerche in zona Anyel scopre antiche tracce visive niente meno che del Re in Giallo.

Kurjak ha di nuovo problemi con la sua Maschera in Giallo e cede al richiamo della confraternita del Kuen-Yuin: una volta evocato il Re in Giallo, però, arriva Anyel e lo affronta, sconfiggendolo.


Dampyr 231
(giugno 2019)

“La città dell’uomo nero”, di Mauro Boselli, disegni di Nicola Genzianella

Dopo aver combattuto Baron Samedi, Kurjak racconta di una partita a scacchi con Samale il quale afferma che la Pallida Maschera non sia altro che «un’emanazione di Nyarlathotep, il Caos Strisciante, profeta e messaggero dei Grandi Antichi».

Harlan e i suoi decidono di usare C-Mell, una donna gatto, per arrivare alla sua città di origine «Ulthar, la città dei gatti, oltre il fiume Skai» (da “The Dream-Quest of Unknown Kadath”), perché è vicina a Dylath Leen, la Città delle Torri Nere, vera meta del gruppo.

L’albo amplifica l’effetto “Elenco del Telefono di Cthulhu” e fra le centinaia di nomi snocciolati esce pure fuori il Faraone Nero: e nun glie dovete ca@a’ er ca##o al Faraone Nero!

A un certo punto l’uomo nero se ne va dicendo che lui, che è Nyarlathotep, con Kurjack, che è il Portatore della Maschera, si vedranno a Carcosa. Lo diceva anche il mio Marlowe: «Se hai perso qualcosa… cercalo a Carcosa».


Dampyr 232
(luglio 2019)

“La compagnia guerriera”, di Mauro Boselli, disegni di Maurizio Rosenzweig

Perso ormai ogni contatto con la realtà narrativa, si va per multiversi a fare spiegoni più lunghi degli albi che dovrebbero riassumere: ho capito solo che in un universo di guerriere con le chiappe all’aria c’è il Re in Giallo che parla come Klunk di Dastardly e Muttley e le macchine volanti (1969).

Alla festicciola arriva pure Cthulhu, che fa il grosso ma poi scappa appena Kurjak gli mostra la sua faccia da Maschera Gialla.


Dampyr 233
(agosto 2019)

“I Grandi Antichi”, di Mauro Boselli, disegni di Maurizio Rosenzweig

Continua e finisce la storia “tana libera tutti”, dove centinaia di personaggi senza alcun legame con la logica aristotelica fanno avanti e indietro per il multiverso: in “Dampyr” passare da un universo all’altro è più facile che entrare in metropolitana nelle ora di punta.

Arriva pure Vapula e i suoi allievi della Scuola Nera, e d’estate ci vuole: che Vapula riesca a liberarmi delle fastidiose zanzare?

In ogni vignetta sono citati cento nomi e cento personaggi entrano in scena ad ogni pagina: neanche gli Dei Primigeni possono aiutarmi nella lettura.


Dampyr 234
(settembre 2019)

“Le torri di Carcosa”, di Mauro Boselli, disegni di Corrado Roi

Nella Città del Crepuscolo, nel solito multiverso (e come ti sbagli?) il figlio di Kurjak sogna Carcosa, e come Aniene chiede: «Padre, che cosa debbo fare?»

I disegni di Corrado Roi, che già trent’anni fa (ai tempi di Dylan Dog) mi mettevano a dura prova, non permettono di capire chi siano i personaggi, mentre secchiate di altre centinaia di tizi, tizie e mostri entrano in scena: ti credo che ci siano i multiversi, un solo universo non basta a contenere i personaggi inventati da “Dampyr”.


Dampyr 235
(ottobre 2019)

“Il Re in Giallo”, di Mauro Boselli, disegni di Luca Rossi

I miliardi di personaggi di questa saga si danno appuntamento a Carcosa, che si spera sia tanto grande per accoglierli tutti. Harlan e i suoi arrivano in aiuto di Kurjak, suo figlio, sua madre, sua nonna e lo zio del cognato del vicino. C’è il Re in Giallo ma pure Svanzica Volante, qualche guerriera dalle chiappe all’aria, dotti, medici e sapienti, mostri assortiti, compresi i due liocorni che finalmente si fanno vedere, carcosiane e carcosiani, e all’ultimo arriva pure Ambrose Pierce: finalmente possono andare tutti a fare in Cthulhu!

E andatevene tutti a fare in Cthulhu!

Ogni mio proposito di scrivere un pezzo serio su questo viaggio verso Carcosa è crollato sotto il peso dell’Elenco del Telefono di Cthulhu, e sì che ci ho provato di cuore: l’evoluzione che ha subìto la testa – da “Simil Dylan Dog” dei primi numeri a “Guerra e Pace mi fa una pippa” dei successivi – mi ha reso impossibile mantenere qualsiasi proposito. Odiando il genere fantasy, ma soprattutto la lievitazione dei personaggi all’infinito, questa saga non fa per me.

Addio, Cthulhu, Re in Giallo, Maestri della Notte, Crowley e migliaia di tizi impossibili da ricordare: questo universo è troppo stretto per starci tutti insieme.


L.

25 commenti

  1. Guarda, credo che l’ultimo numero che ho letto di Dampyr sia il 198, il primo o uno dei primi con Aleister Crowley. Già lì mi sono stufato, prima ancora che l’elenco telefonico di Cthulhu diventasse consistente…

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    • Giuro che ho iniziato molto seriamente, prendendo appunti, studiando, tenendo a mente i dieci, cento, mille personaggi man mano che si proseguiva… ma poi dal profondo dell’abisso è fuoriuscito il Richiamo del FanCthulhu! 😀

      "Mi piace"

      • Ed è esattamente ai primi numeri della testata che io mi sono fermato, quindi in fase pre-abbuffata di Lovecraft… Magari potrei anche (senza fretta) provare a recuperare almeno questi albi, giusto per vedere quanto riesco a “digerirli” 😉

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  2. Confermo totalmente l’effetto “Elenco del Telefono di Cthulhu” presente in Dampyr, come forse ti avevo scritto tempo fa in privato quando parlammo dell’universo chambersiano dellal collana Bonelli più scombinata di tutti i tempi. In realtà non ho letto moltissimi albi, se non quelli espressamente vagheggianti il tema di mio interesse, ma quei pochi che ho letto li ho trovati davvero difficile da seguire. Pensa che ancora non ha capito chi è Dampyr…

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  3. True Detective non l’ho ancora visto dopo anni, ma apprezzo che abbia spinto alcuni editori a ripubblicare la raccolta (sebbene non tutte le storie meritassero o fossero vagamente attinenti al tema).

    Riguardo a Dampyrcraft, sono perplesso: apprezzo quando tanta roba viene ricondotta a uno schema comune, ma qui il gioco di prestigio non riesce molto bene, immagino che sia perché le storie vengono scritte da tante persone. O Dampyr fa eccezione ed è tutta roba di un unico autore?

    Inoltre, tirare fuori una roba come Hastur solo per farlo prendere a sberle da chiunque… a una figura così carismatica, dovrebbe bastare stare fermo in un punto per scatenare sentimenti di timore!
    Sembra un po’ una storia da videogioco o da gioco di ruolo, di quelle fatte solo per tirare sberle…

    En passant, mi hanno detto che verrà pubblicato in Italia un gdr sul Re in giallo: sono curioso di sapere cosa ne avranno cavato fuori, so che dovrebbero essere quattro libri che raccontano l’evoluzione della storia nel mondo in diversi luoghi ed epoche.

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    • La saga degli antichi di Dampyr è quasi tutta gestita da Boselli, non so gli altri numeri. È lodevole l’organizzazione di creare vent’anni di eventi tutti perfettamente inquadrati e collegati, ma richiede una dose di pazienza ed attenzione che non corrisponde ad una storia poi gradevole. Gli ultimi numeri sono elenchi di nomi, perché gestire centinaia di personaggi in una collana di fumettoli da 100 pagine è pura folia.

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      • Allora divrebbe lasciare fuori dai giochi certi personaggi, oppure eliminarli per sempre (certo, in strani eoni pure la morte ti fa ciao, però…) mi sembra strano che un autore veterano non capisca che avere troppi personaggi li sacrifica.

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      • Magari sono l’unico ad essersi lamentato, magari la saga degli Antichi è considerata un capolavoro e tutti gli scrivono che l’hanno adorata: non escludo che sia un mio problema, ma è innegabilmente l’Elenco del Telefono di Cthulhu 😛

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